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Rompicapo Iraq
16/06/2014 08:26

La settimana scorsa è stata correttiva, leggermente per i mercati obbligazionari, un po’ di più per quelli azionari. Si comincia a scontare qualche turbolenza geopolitica dopo che improvvisamente il mondo ha scoperto che l’Iraq è tornato al centro del ciclone, con le milizie Jihadiste legate ad Al Qaeda che stanno rapidamente conquistando buona parte del territorio e sono ormai alle porte di Baghdad.
Lo scenario iracheno si sta rivelando troppo complesso da decifrare per i mercati, che preferiscono ragionare su cose semplici. Gli eventi vengono selezionati in base a ciò che è buono per il business e ciò che non lo è. Ma questa volta, come già in Siria, tutto è maledettamente complicato. Il governo legittimo è a maggioranza sciita ed è appoggiato da USA ed Iran, che però, tra loro non sono propriamente amici. Al Qaeda è il braccio armato dell’integralismo sunnita ed ha come nemici gli USA e gli sciiti. Al nord ci sono i curdi, che sono nemici sia dei sunniti che degli sciiti, ma anche dei turchi (che sono alleati degli USA) e cercano di approfittare della situazione per consolidare le loro posizioni e magari ottenere con uno stato autonomo se l’Iraq alla fine di tutto verrà spartito.
Obama si ritrova ancora una volta a dover far la voce grossa senza capire bene a chi debba urlare, perché, come in Siria, deve ancora una volta scegliere, tra due o tre mali, quello minore. Su tutto c’è la figuraccia di veder evaporare in pochi giorni quell’equilibrio “democratico” che gli occidentali hanno costruito in 10 anni di occupazioni. Inoltre in USA si fanno sempre più forti le voci critiche sull’impegno in Medio Oriente, ora che gli USA cominciano a poter fare a meno del petrolio asiatico, grazie ai miracoli del Fracking che sta dando l’autosufficienza energetica agli USA.
L’Europa in tutto questo “casino” fa quel che è abituata a fare da anni in politica estera. Guardare inebetita ed attendere le mosse americane, oppure muoversi in ordine sparso, ciascuno secondo i propri interessi di bottega. In questo caso, data la velocità degli eventi, prevale la prima “tattica”.
Lo scenario iracheno probabilmente è aperto a vari esiti, alcuni dei quali anche piuttosto devastanti, data l’importanza del petrolio iracheno per le necessità occidentali. Il prezzo del greggio si sta portando velocemente verso l’area compresa tra 110 e 115 dollari al barile, dove si è fermato nelle precedenti crisi geopolitiche nel 2011, 2012 e 2013.
L’azionario non ha ancora scontato gli scenari peggiori e sta cercando di decifrare l’intricata situazione. Venerdì è riuscito persino a recuperare qualcosa delle perdite subite nei quattro giorni precedenti.
La situazione appare di quelle non ancora pericolose, ma che potrebbero diventarlo rapidamente. Per questo forse chi sta prendendo almeno un po’ di beneficio fa la cosa giusta.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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