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Fermata per Eccesso di Velocita'
12/06/2014 08:38

La folle corsa al rialzo che ha interessato i mercati azionari a partire dal 21 maggio scorso ha subito ieri (verrebbe da aggiungere: finalmente) la prima significativa battuta d’arresto.
Le condizioni per l’avvio della fase correttiva, come ho affermato nei commenti dei giorni scorsi, erano presenti da qualche giorno. Ne ricapitolo le principali, limitandomi a considerazioni grafiche sull’indice USA SP500. La prima è la condizione di forte eccesso rialzista che il movimento aveva assunto da giorni. L’indice SP500 aveva superato il valore 70 dell’indice RSI(14), che misura l’eccesso di velocità del movimento direzionale, fin dal 5 giugno e lunedì scorso aveva quasi raggiunto quota 74. Se guardiamo i precedenti dell’ultimo anno (da maggio del 2013 a maggio 2014) il superamento di 70 è avvenuto 5 volte. In un solo caso l’indice ha continuato a salire, limitandosi a ridurre la velocità di ascesa. Le restanti 4 volte abbiamo assistito ad una correzione di almeno 6-7 punti percentuali nelle settimane seguenti.
Il secondo indicatore di eccesso euforico è il livello raggiunto dal VIX, che io chiamo “Indice della Paura”. Questo indice misura la volatilità implicita che viene pagata sulle opzioni call sull’indice SP500 ed è calcolato dal mercato dei derivati di Chicago. Quando c’è paura di ribassi l’indice sale, al contrario scende quando vi è compiacenza rialzista.
Il Vix venerdì scorso è sceso a 10,73, cioè il valore più basso mai raggiunto dopo il crollo azionario del 2008. Per rivedere un valore più basso occorre andare indietro fino all’inizio di febbraio del 2007, ovvero nel pieno della bolla speculativa che provocò poi il grande crollo. Faccio notare che nell’ultimo anno tutte le correzioni che ho indicato sopra sono partite appena il Vix era sceso sotto 12.
Terzo segnale di allerta era rappresentato dall’anomalo andamento dei volumi rispetto a quello dei prezzi durante tutto l’ultimo forte rally. A differenza di quel che dovrebbe succedere la forte salita dei prezzi non si è accompagnata ad un incremento dei volumi di contrattazione. Anzi, abbiamo assistito ad una considerevole contrazione degli scambi.
L’avverarsi dello storno necessitava però di un pretesto non troppo futile.
Siccome nei primi tre giorni della settimana non c’erano dati macroeconomici di rilievo ed anche la stagione delle trimestrali è conclusa, si è scelto come scusa per vendere la revisione al ribasso della crescita mondiale per il 2014, comunicata ieri dall’OCSE.
E’ la classica scoperta dell’acqua calda. Dopo che da mesi la Cina continua a ridimensionare le sue prospettive di crescita e la Federal Reserve ha ridotto un mese fa le stime per gli USA, solo gli allocchi potevano pensare che l’OCSE mantenesse ferme le sue stime al 3,2% ipotizzato nel gennaio scorso. La revisione al ribasso, con la stima ora portata al più tranquillo tasso di crescita del 2,8%, non avrebbe dovuto stupire nessuno.
Invece evidentemente il mercato sembra fatto da allocchi. Anzi, il mercato è guidato da spregiudicati con il piede costantemente sull’acceleratore che al primo semaforo debbono frenare bruscamente.
Il calo di ieri è sostanzialmente poca cosa rispetto alla salita impetuosa dei giorni scorsi e non inficia in alcun modo l’esistenza del solido trend rialzista. Basta però a farci riprendere coscienza che, oltre all’acceleratore esiste anche il freno.
Ed anche, forse, che a forza di sgommate e frenate aumenta il rischio di uscire di strada.

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