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Correzione Impossibile?
10/06/2014 08:32

L’euforia ha nuovamente colpito i mercati azionari a partire dal 21 maggio scorso. L’indice USA SP500 da allora ha realizzato ben 11 chiusure positive su 13 sedute. Anche ieri non è stato possibile assistere ad una correzione, ma abbiamo contemplato all’ennesimo record con il superamento anche di quota 1.950. La strada verso il mitico traguardo dei 2.000 punti continua ad accorciarsi e potrebbe essere un obiettivo da raggiungere in estate.
Le borse europee avevano tentato in mattinata di abbozzare una specie di piccola correzione, rifiatando un po’ a causa di prese di beneficio sui bancari, che sull’onda dei regali di Draghi avevano corso all’impazzata la settimana scorsa. Però la buona partenza americana ha riportato tutti gli indici in positivo ed ha consentito all’indice tedesco Dax di chiudere la sua prima seduta oltre la soglia dei 10.000 punti, mentre il nostro Ftse-Mib, che è stato ancora una volta tra i migliori in Europa, ha confermato il superamento dei precedenti massimi dell’anno e si è avvicinato al livello psicologico dei 22.500 punti. Quel che impressiona maggiormente in questi giorni è comunque  il clamoroso quanto rapido sgonfiamento degli spread dei paesi marginali dell’eurozona, quel Club Mediterranee che fino a pochi mesi fa veniva evitato come si fa con un appestato. A guardare spread e rendimenti dei decennali, Spagna, Italia e persino il Portogallo, sembrano oggi diventati esempi di virtù debitoria.
Ieri lo spread italiano è sceso a 143 e quello spagnolo a 127. Il rendimento è sceso al 2,82% per il BTP e addirittura al 2,65% per i Bonos spagnoli. A questi livelli il rendimento del decennale iberico è sceso sotto quello dell’equivalente T-Note americano e quello del BTP italiano l’ha quasi eguagliato. Possiamo perciò affermare che per gli investitori internazionali il rischio paese viene percepito come maggiore in USA che in Spagna.
Basta questa semplice considerazione (pare una barzelletta e forse scopriremo presto che lo è), a testimoniare quanto i mercati si siano portati avanti nel lavoro speculativo alla ricerca di rendimenti obbligazionari, che le banche centrali, in questa nuova era della Repressione Finanziaria, fatta di tassi ufficiali a zero e QE a tutto spiano, stanno sempre più mortificando. L’impressione è che si stia assai esagerando ad inoltrarsi in questo terreno storicamente inesplorato. La Bolla sta gonfiandosi forse troppo rapidamente. Se anche i peggiori diventano come i migliori significa che si è perso il contatto con la realtà e che c’è veramente troppa liquidità in giro che si butta sul primo venuto a caccia di rendimenti che non sa dove trovare. Viene così distorta la funzione fondamentale dei mercati finanziari, che è quella di selezionare rischi e rendimenti attraverso il movimento dei prezzi. Quanto possa durare questa distorsione nessuno lo sa. Ma certamente non è una situazione sana.  
Cosi come non è affatto sana la divergenza di comportamento sempre più accentuata tra azionario, che sale, e rendimenti obbligazionari, che scendono. Come ho già avuto più volte modo di richiamare, questi comportamenti dei mercati scontano due scenari opposti ed incompatibili. L’azionario, salendo, incorpora attese di accelerazione della crescita. I rendimenti, scendendo, si attendono il proseguimento della stagnazione produttiva e della deflazione dei prezzi. Non possono avere ragione entrambi. Qualcuno, che ora brinda, entro pochi mesi dovrebbe rattristarsi e restituire almeno i guadagni accumulati in questi mesi iniziali del 2014.
E se l’atterraggio dalle nuvole dell’euforia sarà duro, potrebbero piangere entrambi i comparti.

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