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I mercati trovano il solito appeal speculativo
09/06/2014 08:03

Nel commento di venerdì mattina, che si basava sulla documentazione ufficiale e sommaria trasmessa all’opinione pubblica a corredo della conferenza stampa di Draghi, ho ipotizzato uno scarso impatto sull’economia ed una mancanza di appeal speculativo nelle misure varate dalla BCE. Del resto anche i mercati, dopo l’euforia immediata, avevano ridimensionato gli entusiasmi per il resto della seduta di giovedì.
Invece venerdì, quasi a testimoniare una diversa interpretazione data nella notte alle parole di Draghi, gli scambi sui mercati ci hanno fatto vedere uno scenario in parte diverso, dove lo slancio speculativo è stato improvvisamente trovato e la manovra di Draghi ha cominciato ad assumere una veste assai più favorevole alla speculazione rialzista.
Infatti venerdì abbiamo assistito ad un rialzo dei mercati azionari, e tra loro soprattutto quelli dei paesi marginali dell’area Euro (Spagna, Italia e Grecia sono state nuovamente le migliori piazze azionarie d’Europa). Tra i settori ha brillato quasi esclusivamente quello bancario, mentre assai meno tonico è apparso il settore industriale. Già questo è un segno che il movimento di breve della borsa sconta che ad avvantaggiarsi del menù spiattellato da Draghi saranno, guarda caso, soprattutto le banche e soprattutto quelle dei paesi “emergenti” europei.
La seconda importante sentenza inviata dai mercati obbligazionari è la drastica riduzione dello spread dei paesi europei meno disciplinati. Lo spread BTP-Bund è sceso per tutta la giornata ed è atterrato a 151 punti base, quasi al livello minimo dell’8 maggio scorso, quando le preoccupazioni elettorali non si erano ancora palesate e tutto sembrava andare a gonfie vele. Un movimento simile si è registrato anche per l’analogo indicatore spagnolo, sceso a 128 b.p.
Spettacolare anche il tonfo dei rendimenti per il nostro BTP decennale. Dal 3,05% del giorno prima è precipitato al 2,87%. Ben 18 punti base di calo, che hanno permesso di raggiungere il minimo storico.
All’appello speculativo non ha invece risposto il cambio euro-dollaro, come invece avrebbe voluto Draghi e tutti quelli che scommettono sulla validità delle misure BCE per l’economia reale europea. Se è vero che ha smesso di salire, dopo lo spike rialzista del giorno precedente, è altrettanto vero che non si è manifestata la discesa tanto agognata da Draghi e dagli imprenditori europei che combattono ad armi impari con la concorrenza internazionale.
Che cosa ci dice quest’insieme di reazioni da parte dei mercati?
Innanzitutto ci conferma che le misure prese, per l’economia reale probabilmente non sono gran cosa ed erano peraltro già scontate dal movimento fatto dai mercati nei giorni precedenti. L’euro aveva faticosamente già perso contro il dollaro 3 centesimi dai massimi dell’anno e dimostrato che l’abbassamento dei tassi in misura infima, partendo da livelli già enormemente schiacciati, non modifica sostanzialmente le attese di rendimento a breve. Anzi, venerdì si sono visti afflussi di denaro extra-UE sull’Euro in ottica speculativa, e questo sembra aver più che compensato i deflussi che si basano sui rendimenti a breve. L’effetto opposto a quello voluto da Draghi.
Se le misure prese non fanno granchè per l’economia, si è visto che fanno molto per le banche e la speculazione rialzista, anche se questo non era l’obiettivo dichiarato da Draghi.
Paradossalmente le misure che ufficialmente avrebbero dovuto invogliare le banche a prestare di più all’economia reale, sottraendo carburante alla speculazione, che è stata finora la maggior beneficiaria delle precedenti elargizioni, sembrano aver proprio sortito l’effetto opposto.
Se il mercato avesse mostrato di credere al raggiungimento degli obiettivi ufficiali di Draghi avremmo dovuto assistere ad un peggioramento delle quotazioni bancarie, che avrebbero dovuto incorporare un maggior rischio di credito dovuto alla futura maggior esposizione verso le “sofferenze” delle piccole e medie imprese. Anche perché, per ora, la misura che avrebbe eliminato il maggior rischio ed invogliato veramente a prestare, Draghi non l’ha ancora adottata, ma la sta solo studiando. Quella che a mio parere sarebbe il vero e proprio bazooka per l’economia è il Quantitative Easing realizzato con l’acquisto da parte della BCE di ABS costruiti sulla cartolarizzazione di prestiti alle piccole e medie imprese. Se ci fosse, le banche vincerebbero le remore a prestare perché potrebbero immediatamente scaricare sulla BCE il rischio assunto, cedendo gli ABS appositamente confezionati.
E’ vero che in tal caso la BCE diventerebbe un gigantesco fondo Hedge, pieno di rischio. Ma il parafulmine che rappresenterebbe per le banche riuscirebbe a vincere ogni timore e ritrosia. Del resto questo è l’unica vera arma rimasta alla BCE per aiutare l’economia reale. Ho la sensazione che non sia stata ancora adottata non, come dicono i giornali, per l’astuzia di SuperMario che si dice voglia piazzare in autunno il colpo del KO alla deflazione, ma per l’opposizione della Bundesbank, che comincia ad affermare, per bocca di Weidmann, che le misure già attuate sono molto espansive e non ne servono altre.
Pertanto sembra che il mercato prenda atto che le banche presteranno assai poco all’economia reale, almeno non prima degli esiti finali degli stress test autunnali della BCE sulle necessità di ricapitalizzazione delle principali banche europee che finiranno sotto il suo controllo.
Ed allora che ne faranno della liquidità che non ha più senso tenere depositata sul conto presso la BCE, che ora costa, e dei nuovi finanziamenti TLTRO in arrivo da settembre?
Semplice: le più prudenti compreranno soprattutto titoli di stato tedeschi a breve, le più ardite faranno man bassa dei titoli a medio-lungo termine di Italia, Spagna, Portogallo e magari anche Grecia.
Tutto ciò è contrario alle intenzioni della BCE, che ha presentato le misure come un potente driver per far arrivare i soldi all’economia? Vero. Però è anche vero che se Draghi avesse veramente voluto impedire l’aggiramento dei provvedimenti presi, avrebbe previsto un meccanismo sanzionatorio più efficace per le banche che non erogano i finanziamenti alle imprese. Invece l’unica misura sanzionatoria prevista per il TLTRO, una volta constatato che il prestito BCE non si è tramutato in finanziamenti ad imprese e famiglie è l’obbligo di rimborso dopo due anni anziché dopo 4 anni. Nient’altro. Con sanzioni così è prevedile la classica alzata di spalle da parte delle banche. Del resto anche un misero 0,7% di rendimento di un BTP italiano che scade a fine 2016, confrontato con il rendimento negativo del conto BCE o con il 0,25% pagato alla BCE per attingere a settembre al TLTRO, consente pur sempre di fare profitti a rischio quasi zero e senza indebolire i coefficienti patrimoniali della banca.
Morale della favola: Draghi aiuta le banche dicendo di voler aiutare l’economia. La speculazione fiuta l’affare e spinge al rialzo i titoli di stato dei paesi più traballanti. Le banche salgono perché sono piene di titoli di stato e ne potranno comprare ancora coi soldi BCE. L’economia proseguirà nella sua sindrome giapponese, fino a quando quest’autunno magari Draghi riuscirà a convincere Weidmann ad usare il bazooka del QE sugli ABS. Ma intanto il toro in borsa avrà fatto un’altra galoppata e l’avvitamento dell’economia europea avrà forse fatto un altro giro.
E tutti quelli che hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo saranno nuovamente presi in giro.

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