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Il Mini-Flop di Pazzaffari
08/05/2014 08:40

Si temeva una prosecuzione delle vendite nella giornata di ieri, ma dopo una mattinata di sofferenza da parte degli indici europei, due potenti afrodisiaci hanno riportato il buonumore su quasi tutti i mercati. Dapprima Putin ha dichiarato di aver ritirato le sue truppe dai confini con l’Ucraina e di auspicare una nuova conferenza di Ginevra per facilitare il dialogo tra le due fazioni in guerra civile. Pare evidente che dopo aver prevalentemente mostrato il bastone, ci sia un tentativo di spacciare carote per evitare nuove sanzioni economiche da parte dell’occidente, che al terzo round potrebbero essere più incisive di quelle simboliche decise finora.
Poi nel pomeriggio è arrivata la materna accondiscendenza di nonna Yellen, che ha pronunciato dolci parole per la speculazione rialzista. Nella sua testimonianza al Senato ha ribadito le sue certezze nella accelerazione in corso da parte della crescita USA nel trimestre in corso, che dovrebbe annullare la battuta d’arresto del primo, dovuta al gelo. Ha ribadito che il tapering proseguirà secondo i piani (10 miliardi di dollari di riduzione al mese negli acquisti di Bond). Fin qui nulla di nuovo. Ma poi ha insistito nel descrivere un mercato del lavoro assai più debole di quanto le statistiche, scese al 6,3% di disoccupazione ufficiale, farebbero pensare. Pertanto il sostegno di una politica monetaria accomodante dovrà durare ancora un bel po’. Per chiarire ulteriormente il concetto ha ribadito che, tra l’azzeramento del Quantitative Easing a fine anno e l’inizio della politica di normalizzazione dei tassi a livelli fisiologicamente maggiori dello zero per cento attuale, potranno passare parecchi mesi.
A chi tra i senatori ha chiesto se non esistono sopravvalutazioni sui mercati azionari, ha risposto che solo tra i titoli delle società minori ci sono sacche di eccessiva esuberanza, mentre in generale sull’azionario non vede pericoli di bolla.
Musica per le orecchie dei rialzisti, che hanno aumentato la cautela sui titoli più sottili (infatti l’indice Russel 2000 è rimasto sott’acqua quasi tutta la giornata), ma sono tornati a comprare i principali, riportando l’indice SP500 e il Dow Jones in buon rialzo, che ha recuperato metà del ribasso di ieri, ma soprattutto ha evitato un pericoloso avvitamento al ribasso.
Ma non tutti gli indici USA hanno chiuso in rialzo. Il Nasdaq, appesantito da parecchi titoli importanti in calo (Yahoo, Amazon, Facebook, per citarne solo qualcuno), è sceso ancora, evidenziando una debolezza non passeggera sul settore tecnologico.
Le borse europee hanno quasi tutte recuperato i cali iniziali, raddrizzando la situazione grazie alla spinta proveniente dagli USA e alle attese per la riunione della BCE odierna, che, dopo le continue promesse passate di Draghi, potrebbe concludersi finalmente con qualche fatto concreto in grado di fermare la corsa dell’Euro, che minaccia di attaccare quota 1,40 sul dollaro e rompere un livello tecnico di resistenza che potrebbe proiettarlo al rialzo di quasi 3 figure.
A fare eccezione in Europa è stata la pesantezza del listino italiano, che ha lasciato sul terreno il -1,3% mentre le altre borse europee hanno chiuso col segno positivo.
Il motivo di tanta debolezza va cercato nella strana pesantezza delle banche italiane, che non trova riscontro in Europa, ma soprattutto nel crollo di Fiat, che ha lasciato oltre l’11% sul terreno dopo l’eccessivamente ambizioso piano industriale per i prossimi 5 anni presentato nella nottata precedente da Marchionne a Detroit. 55 miliardi di investimenti in 5 anni hanno subito fatto pensare a difficoltà di finanziamento, dato l’indebitamento già eccessivo. L’evasività del piano sul come si reperiranno le risorse ha portato molti investitori a liquidare, temendo peggioramenti di rating, o, peggio ancora, aumenti di capitale.
Sta di fatto che la Consob è dovuta intervenire vietando l’operatività short sul titolo nella giornata odierna. L’aiutino dell’autorità di controllo, sempre ben disposta con i big, assai più che con le società minori, dovrebbe arrestare momentaneamente l’emorragia. L’evento contrario sarebbe una notizia inattesa.
Il nostro Fib comunque, ieri si è appoggiato sulla trendline che guida la tendenza rialzista di medio periodo. Oggi deve assolutamente rimbalzare, pena un primo segnale di inversione di trend, che verrebbe confermata dalla rottura dell’ultimo minimo ascendente di 20.505.

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