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Tra ottimismo economico e pessimismo geo-politico
05/05/2014 08:40

Ancora una volta la situazione drammatica che vive l’Ucraina è riuscita a guastare la festa ai mercati azionari.
L’ultimo giorno della scorsa settimana senza le drammatiche conferme di guerra civile e le decine di morti nella parte orientale del paese, in seguito all’attacco dell’esercito regolare agli insorti filorussi, avrebbe anche potuto concludersi con il test delle resistenze grafiche e magari la messa a segno di nuovi massimi storici almeno per gli indici americani.
Le premesse c’erano tutte, dato che nel pomeriggio è arrivato un dato “super-bullish” dal mercato del lavoro americano, con il tasso di disoccupazione precipitato in aprile al 6,3% dal precedente 6,7% e soprattutto con la creazione di nuovi posti di lavoro non agricoli stimata a 288.000 unità, ben al di sopra delle già ottimistiche attese di 216.000. A colpire in positivo non è tanto la forte riduzione del tasso di disoccupazione, sceso molto più del previsto. A ridurre drasticamente i disoccupati ha contribuito un dato che in sé non è affatto positivo: l’uscita dal mercato del lavoro di oltre 800.000 scoraggiati che hanno smesso di cercare il posto, che ha portato a 62,8%, minimi dal 2012, il tasso di attività, cioè il rapporto tra i disposti a lavorare (occupati + disoccupati) e popolazione.
Quel che impressiona in positivo è la creazione di lavoro a ritmi di nuovo assai consistenti e da due mesi stabilmente oltre le 200.000 unità, che testimonia una certa fiducia da parte degli imprenditori sull’accelerazione della crescita, dopo il deludente primo trimestre, che a questo punto proprio tutti attribuiscono unicamente alla battuta d’arresto climatica. Si conferma anche la credibilità della FED, che ha sempre confidato nell’accelerazione a partire dal secondo trimestre, al punto da mantenere fermo il ritmo del tapering anche il giorno dopo la delusione del dato sul PIL del primo trimestre.
A guastare la festa però ci ha pensato ancora una volta la situazione in Ucraina, che non riesce ad uscire dai radar dei mercati. Anzi, le decine di morti per le strade di Odessa e l’ammissione da parte della Russia di aver perso il controllo dei gruppi di insorti “filo-russi” nelle principali città orientali, rende particolarmente cupo il futuro immediato, dato che il governo ucraino sembra intenzionato a premere l’acceleratore sull’offensiva per riprendere il controllo di quelle aree.
La diplomazia avrà molto filo da torcere nei prossimi giorni ed a questo punto molti investitori preferiscono ridurre il rischio spostando i loro capitali sugli strumenti finanziari ritenuti più sicuri, come i bond americani e, incredibile ma vero, i titoli di stato degli ex grandi malati dell’area euro, Italia e Spagna, i cui rendimenti sul decennale sono scesi ai minimi assoluti (3,04% per il BTP italiano e addirittura 2,99% per il Bonos spagnolo).
Dal punto di vista grafico la settimana si chiude perciò senza novità. I mercati azionari sono rimasti ancora all’interno del trading range che li contiene ormai da parecchie settimane e non trovano la forza per superare gli ostacoli grafici. Tuttavia la drammaticità della crisi geopolitica est-europea non è ancora tale da annullare completamente i significativi segnali di ripresa che vengono soprattutto dagli USA. Pertanto si naviga a vista con una visione di cortissimo raggio, pronti a vendere sulle notizie di agenzia che raccontano di scontri in Ucraina, ed a comprare quando si percepisce un calo che vada al di là delle due giornate di borsa. Sempre con un occhio alle trimestrali, che comunque in generale tendono a sorprendere in positivo.
Si avvicina anche la più significativa distribuzione di dividendi dell’anno, che per gran parte delle società europee è fissata nel mese di maggio, e la tradizionale stagionalità negativa (sell in may and go away). Tutto ciò complica assai le cose.
Ce n’è quanto basta per tirare abbastanza i remi in barca ed attendere che il mercato faccia le sue scelte, senza anticiparle.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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