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Dolci attese monetarie stimolano l'appetito per il rischio
31/03/2014 10:49

La settimana che ha di fatto concluso il mese di marzo ha portato qualche significativa indicazione dai mercati finanziari. Possiamo affermare di aver assistito ai primi impulsi di un ribaltamento dei rapporti di forza e delle correlazioni esistenti tra le varie aree finanziarie e tra le monete.
A scatenare questi nuovi scenari è stata la presa d’atto di significativi mutamenti nelle intenzioni delle banche centrali, che stanno per intensificare i loro interventi monetari.
Fino a qualche settimana fa il mondo finanziario dipendeva essenzialmente dalla liquidità immessa dalla Federal Reserve americana, alle prese con la più potente e prolungata fase di espansione monetaria della sua storia, attuata con oltre 5 anni di tassi a zero e con la stampa di oltre 3 trilioni di dollari aggiuntivi nel medesimo periodo. I primi mesi di quest’anno sono stati vissuti con una certa apprensione poichè si è fatta strada la convinzione che la FED voglia veramente accelerare la manovra di ritorno progressivo verso la normalità monetaria, diminuendo il flusso di nuova moneta (Tapering) fino ad esaurirlo entro l’autunno, per poi passare ad una politica di moderato, ma graduale rialzo dei tassi ufficiali il prossimo anno.
Ma la scorsa settimana, proprio mentre l’America si orienta verso il recupero di un po’ di rigore, ecco che la Bundesbank, da sempre ossessionata dal rigore, inaspettatamente dà segni di maggior benevolenza monetaria, preoccupata per la diminuita capacità di esportazione delle imprese tedesche e per un tasso di inflazione che in Eurolandia sta appiattendosi a quota zero e rischia di passare alla deflazione. La svolta della Bundesbank, se non sarà smentita a breve, spalanca la porta a Mario Draghi per effettuare quella manovra di Quantitative Easing promessa da mesi e mai ancora realizzata. Inoltre anche la Bank of Japan dovrebbe presto aumentare il pompaggio di Yen per fronteggiare l’aumento dell’IVA dal 5% all’8% che entrerà in vigore in aprile. Si sono poi diffuse voci, meno controllabili, di imminenti manovre espansive da parte della Banca Centrale Cinese, preoccupata degli scricchiolii che il rallentamento economico provoca nel sistema finanziario e industriale dell’impero.
Il risultato di queste congetture porta i mercati a pensare che i nuovi flussi monetari aggiuntivi di queste 2 o 3 autorità monetarie sarà in grado di compensare abbondantemente la riduzione dei regali americani. Inoltre il passaggio di testimone tra le banche centrali dovrebbe provocare significativi mutamenti negli equilibri monetari. Allora i mercati, che, come sempre, anticipano gli eventi, hanno cominciato a scontare gli effetti sui vari asset di questo sconvolgimento monetario.
Sulle singole valute assistiamo ai primi cenni di svalutazione dell’euro e dello yen contro il dollaro, più significativi per la moneta europea, che nel rapporto col dollaro si è riallontanata dai massimi vicini a 1,40di pochi giorni fa per scendere nei pressi di 1,37.
La nuova linfa monetaria in arrivo ha ridato parecchia vitalità agli indici europei, che non anno affatto risentito della fiacchezza di quelli americani. Hanno anzi esteso e ormai quasi completato il recupero dei massimi dell’anno segnati a gennaio. Tra i mercati azionari europei brillano soprattutto i più marginali (Italia, Spagna e Grecia). A guidare il gruppo dei fuggitivi è proprio il nostro mercat, trascinato dai bancari e negli ultimi giorni anche dagli industriali. L’indice Ftse-Mib è riuscito a consolidarsi oltre quota 21.000 punti e sembra avviato a testare i 22.000. E’ un fatto comunque che la nostra borsa da inizio anno è di gran lunga la migliore, con una performance del nostro Ftse-Mib di oltre il 13%, contro il mezzo punto percentuale dei più blasonati Dax e SP500.
E’ un segno ulteriore che i nuovi flussi di moneta gratis in arrivo tornano a solleticare la propensione al rischio degli investitori, che si buttano su tutto quel che è rimasto indietro pur di strappare performance appetibili nel breve termine. In questa ottica vanno interpretati anche i decisi segnali di risveglio di alcuni paesi BRICS. Non la Russia, che paga sui mercati l’aggressività di Putin, né la Cina, alle prese con gli enigmi della crescita, ma gli altri hanno mostrato segnali decisi di risveglio rompendo al rialzo le lunghe congestioni che li trattenevano da mesi. Fino a poche settimane fa si riteneva che il tapering avrebbe danneggiato i paesi emergenti, causando forti rientri di capitali da parte dei fondi hedge americani che avrebbero trovato meno conveniente il carry trade sui paesi emergenti. Ora si scopre che se gli americani se ne vanno, possono arrivare europei e giapponesi, ansiosi di trovare un porto redditizio dove impiegare la futura liquidità in arrivo.
Le medesime cause sono all’origine del continuo interesse per i titoli di stato italiani e spagnoli, che continuano a viaggiare con spread molto bassi rispetto al Bund e, approfittando del calo dei rendimenti sul bund stesso, che la paura per la deflazione sta generando, riescono a mantenere rendimenti in continua contrazione, raggiungendo anche il 3,20% con il BTP decennale.
L’arrivo di tanto dolcificante monetario stimola l’appetito per il rischio e proprio i mercati a più rischiosi vengono preferiti. La bolla continua a gonfiarsi e l’alta marea porta in alto tutte le barche, anche quelle più scassate, che risplendono di luce monetaria riflessa.
La correzione sembra nuovamente accantonata e probabilmente il secondo trimestre borsistico partirà bene. Poi arriveranno i dati societari con le trimestrali del primo trimestre 2014, che potrebbero provocare un brusco risveglio. Intanto questa settimana verificheremo se le promesse e le aspettative si trasformeranno in realtà. L’appuntamento è per giovedì prossimo. Draghi dovrà far vedere ai mercati le sue “misure impressionanti”. Se saranno significative i mercati potranno continuare la festa. Altrimenti Draghi perderà molta della sua credibilità.
E i mercati molta dell’euforia che si vede in questi giorni.

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