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Qualche Scricchiolio nel giorno delle streghe
24/03/2014 09:48

Venerdì si è chiuso il ciclo borsistico di marzo con la tradizionale giornata delle 3 streghe. Viene chiamata così quella giornata che cade il terzo venerdì di marzo, giugno, settembre e dicembre, in cui scadono contemporaneamente, su tutte le principali borse mondiali dei derivati, i contratti Futures   e quelli di Opzione su Indici e su azioni.
E’ un giorno molto temuto dai trader, poiché spesso vede l’esaurimento di cicli speculativi ad opera delle mani forti e a volte partono trend che si sviluppano nel medio periodo.
C’è anche chi attribuisce all’andamento di quella giornata una sorta di funzione segnalatrice delle intenzioni dei grandi operatori. Un andamento dell’indice di borsa che veda magari una partenza debole seguita da un progressivo e continuo aumento delle quotazioni per tutta la giornata viene letto come l’intenzione di impostare nuove strategie rialziste e ricostituire (rollare, nel linguaggio tecnico) fin da subito le posizioni che sono scadute.
All’opposto, un andamento forte all’inizio e poi cedente per il resto della seduta, mostra che gli investitori non hanno grande fretta di riaprire posizioni chiuse e preferiscono attendere gli sviluppi, mostrando così una prevalenza di vendite sugli acquisti.
Venerdì abbiamo avuto sia in Europa che in USA una giornata del secondo tipo, dove la cautela ed i realizzi hanno avuto il sopravvento.
E’ un piccolo segno di incertezza per i mesi primaverili, che si aggiunge a numerosi altri.
Un altro motivo di cautela è rappresentato dalla novità introdotta dalla Presidente della FED Janet Yellen in settimana, durante la clamorosa conferenza stampa in cui ha fatto le sue previsioni cronologiche e quantitative sull’aumento dei tassi in USA. Mentre il mercato, attraverso le quotazioni dei futures sui tassi USA a breve scontavano il primo rialzo che darà il via al ritorno alla normalità monetaria non prima del 2016, Yellen ha spiazzato tutti con previsioni che anticipano la fine del lassismo monetario di 6 mesi e che a fine 2015 vedono i tassi già all’1%.
I mercati hanno dapprima subito lo shock comunicativo, poi si sono ripresi, ma certamente dovranno scontare nelle prossime settimane la novità.
Soprattutto credo che nelle prossime settimane si predisporranno nuovamente ad interpretare i dati che affluiranno in modalità orientata ai tassi. Detto in altri termini, mentre in questi mesi erano orientati a misurare i dati alla luce dell’impatto che avranno sulla crescita economica, dando ad essa un contenuto rialzista, e valutando perciò positivamente i dati buoni, da adesso non mi stupirei di rivedere il classico “tanto peggio, tanto meglio” che vigeva in estate ed in autunno dello scorso anno, quando, nello stupore dei fondamentalisti, dati pro-crescita facevano paura ai mercati azionari, mente dati deboli venivano salutati con ovazioni rialziste. Questo perché da ora in avanti, finito il gelido inverno nord-americano, da un lato eventuali (e secondo la Yellen anche probabili) buoni dati macroeconomici, che dimostrino un ritorno alla primavera della crescita sostenuta, sono già nei prezzi espressi in questo primo trimestre di borsa. Ricordo che gli indici USA hanno più volte ritoccato i massimi storici sebbene l’economia abbia mostrato da dicembre a febbraio un marcato rallentamento della crescita, attribuito da tutti al gelo.
In aggiunta ogni dato positivo confermerà le previsioni di Yellen, accelerando la resa dei conti del rialzo dei tassi.
Non mi stupirei perciò di vedere fino a quest’estate inoltrata un andamento dell’economia USA migliore del recente passato, accompagnato da un andamento delle borse piuttosto correttivo, per colpa dei timori sui tassi di interesse, oltre che per la stagionalità, che a partire da maggio e sempre tradizionalmente sfavorevole ai rialzi di borsa. Se poi si aggiungesse anche la trasformazione del conflitto tra occidente e Russia da guerra fredda a guerra calda sul territorio orientale dell’Ucraina, come l’ammassarsi delle truppe sovietiche al confine non consente di escludere, avremmo una miscela potenzialmente esplosiva per una correzione ben peggiore di quelle semplici pause di riflessione che abbiamo visto nei due anni passati.
Se osserviamo gli indici principali, per cercare qualche segnale premonitore di un possibile terremoto, ne troviamo qualcuno abbastanza intrigante.
L’indice SP500 è salito del 182% dai minimi del 6 marzo 2009 ed è entrato ormai chiaramente nel 6° anno di rialzo, superando per estensione gli ultimi due cicli rialzisti di lungo periodo. Negli ultimi due anni e mezzo ha accelerato la pendenza positiva del suo rialzo, riuscendo addirittura a sfondare al rialzo da sei mesi il bordo superiore di un canale rialzista che sembrava in grado di contenere il ritmo rialzista del mercato. Un ulteriore segnale di forza del rally è dato dall’aver effettuato l’ultima correzione superiore al 10% nell’ottobre 2011. Da allora le pause che hanno separato ben 6 impulsi rialzisti successivi, sono state di portata poco più che irrisoria.
Il volume del “margin debt”, cioè dell’indebitamento effettuato dagli investitori per comprare titoli azionari ha ormai superato quello raggiunto nel 2007, ai massimi della bolla speculativa che poi abbiamo visto violentemente deflagrare nel 2008.
Sono tutti segnali di eccesso piuttosto evidenti, che rivelano una certa vulnerabilità del mercato azionario, a cui si aggiunge, verificata sul grafico settimanale, una divergenza ribassista presente sui principali oscillatori (Rsi, Macd, Price oscillator). La divergenza ribassista non è un segnale ribassista, ma un campanello d’allarme che deve far aumentare le attenzioni, poiché assai spesso le inversioni di tendenza vengono anticipate da un periodo di divergenza tra prezzi ed oscillatori più o meno lungo.
Che cosa significa tutto questo?
Non certo che dobbiamo attenderci fin da subito un crollo dei mercati.
Piuttosto ci segnala che al momento, quando tutti vedono solo prospettive rialziste ed i prezzi incorporano già il migliore dei futuri prevedibile, l’indice USA sta mostrando più rischi di ribasso che opportunità di futuro rialzo. La cautela perciò dovrebbe essere la miglior compagna di avventura sui mercati e prendere il posto dell’avidità, che si vede avvinghiare ora la maggior parte degli investitori, ormai ubriacati dalle massicce dosi di alcool monetario distribuito dalle banche centrali.
Ora la nuova gestione dell’osteria FED sembra intenzionata a ridurre la quantità di dollaruhm versato nei bicchieri della speculazione, per poi chiudere bottega prima del previsto. E’ quasi ora di pensare che qualcuno dovrà, tra non molto, passare alla cassa per pagare il conto.

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