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Fraintendimenti
21/03/2014 10:02

Dopo la paura che mercoledì sera ha provocato un passo indietro per gli indici americani ed ha intimorito quelli europei per tutta la mattinata e parte del pomeriggio di ieri, sui mercati è tornato il venticello frizzante dell’euforia, che annebbia la vista e tende a giustificare come un semplice equivoco ogni intoppo che si frappone alla marcia dei mercati.
Hanno infatti preso il sopravvento le interpretazioni del discorso di Yellen che andavano a cogliere il lato compiacente delle parole di Yellen, accantonando come banale errore di comunicazione quella fissazione così precisa dei tempi di rientro dal lassismo monetario che ha spaventato un mercato colto di sorpresa. Una “voce dal sen fuggita”, spiegabile con l’inesperienza della Yellen in tema di Conferenze Stampa e di domande trabocchetto. Lo stesso Bernanke al suo esordio era caduto in più di una gaffe comunicativa che aveva creato nervosismo sul mercato. Come zio Ben ha poi imparato a muoversi, anche la Yellen imparerà il mestiere di parlare ai giornalisti.
Per cui si può tranquillamente fingere di non aver sentito la parte più ostile ai mercati delle dichiarazioni di Yellen.
Questo dev’essere stato il ragionamento di molti investitori americani, che si sono rimessi a comprare, recuperando tutta la perdita del giorno prima sull’indice SP500 e guidando anche il recupero europeo, che ha raddrizzato una giornata che sui minimi vedeva perdite superiori all’1% sui principali indici.
Si torna perciò a flirtare con i massimi di periodo, facendo intanto trascorrere tempo in attesa che si chiariscano le questioni geopolitiche ed arrivi la primavera, che, secondo la maggioranza degli osservatori, FED compresa, dovrebbe restituire tono alla crescita americana.
Ieri intanto, dopo gli incontri avuti con Hollande e Merkel il nostro giovane Presidente del Consiglio ha affrontato la sua prima prova di vertice UE.
L’impressione che avevo avuto sull’esito del colloquio con la Merkel mi viene purtroppo confermata da quel che si è potuto osservare ieri. Il rapporto di Renzi con l’Europa è abbastanza difficile. I burocrati della Commissione Europea non si sono ancora innamorati del suo modo “veloce e leggero” di affrontare i problemi, che tanto piace nel nostro paese. Gradiscono i progetti di riforma, le intenzioni e le promesse, ma non a scapito del rigido rispetto dei patti. Per bocca di Barroso e Van Rompuy sono arrivate parole di apprezzamento per il piano di riforme, ma anche la ferma precisazione che le riforme non si fanno in deficit. L’UE non transige sul rispetto di tutti gli impegni sottoscritti dall’Italia in tema di conti pubblici. Esattamente quel che Renzi ritiene “anacronistico”.
Pertanto la strada per il mago di Firenze si fa molto in salita. Da un lato le proposte di spending review del ex-troikista Cottarelli cominciano a cadere una dopo l’altra in seguito al sollevamento popolare contro i tagli più brutali. Renzi prima di partire per Bruxelles ha dovuto fare una precipitosa retro-marcia in Parlamento affermando che sulle proposte di Cottarelli il governo farà delle scelte. Ciò significa che la coperta della spending review si fa sempre più corta.
Per di più l’UE resta diffidente e soprattutto vuole il deficit sotto controllo e l’applicazione il prossimo anno del Fiscal Compact, la mazzata da 55 miliardi di riduzione del debito che non si capisce affatto come potrà essere fatta.
Se non interverranno ammorbidimenti futuri, magari provocati da una forte avanzata dei No-euro alle prossime elezioni europee, temo che Renzi dovrà usare tutte le sue arti magiche per fronteggiare la ripresa dello spread. Sarà un’estate molto calda per il nostro paese.

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