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Yellen spaventa piu' di Putin
20/03/2014 08:34

Dopo che i mercati finanziari occidentali hanno mostrato molto chiaramente, nei giorni scorsi, di non temere minimamente alcun rischio di guerra nello scacchiere ucraino, tornando ad accarezzare i massimi dell’anno, ieri hanno scoperto che accantonare le ansie geo-politiche per concentrarsi sull’andamento dell’economia non è necessariamente una pratica rilassante e piena di soddisfazioni.
La situazione della guerra virtuale tra Russia ed Occidente ieri non ha presentato alcuna novità. La tensione in Crimea tra i militari russi ed i soldati ucraini, circondati nelle caserme e sulle navi, si fa sempre più esplosiva, mentre si continuano ad attendere i promessi inasprimenti delle sanzioni alla Russia da parte dell’Occidente, con la convinzione sempre più forte che non si vedrà granché. L’annessione della Crimea alla Russia è ormai fatto compiuto ed irreversibile, l’Ukraina dovrà farsene una ragione e l’Occidente dovrà prendere atto che, in un mondo molto interconnesso, le sanzioni contro un partner commerciale importante, come è la Russia nei confronti dei paesi europei, sono semplicemente inapplicabili. Più si minacciano, più si ottiene il risultato di suscitare ilarità e scherno da parte di pirati come Putin.
La giornata borsistica in Europa si è stancamente trascinata con movimenti quasi impercettibili intorno alla parità e si è chiusa senza emozioni. Ma a muovere le acque è arrivata la performance di Yellen, alla sua prima riunione da presidente del FOMC, seguita dalla tradizionale Conferenza Stampa.
I mercati, negli ultimi giorni hanno speculato sul suo presunto buonismo e sognato qualche annuncio che prorogasse la fine del tapering o almeno allontanasse in avanti l’appuntamento con il rialzo dei tassi ufficiali dal livello compreso tra zero e 0,25%, che dura dal dicembre 2008.
Invece la Yellen, se è una colomba, ieri si è travestita da falco, con un tono più ostile del previsto. Non ha certo comunicato nulla che cambi nell’immediato la politica della FED. Anzi, confermando il proseguimento del tapering con la riduzione a 55 miliardi di $ del flusso mensile di acquisti di bond sul mercato, sul fronte tassi di interesse la FED ha rimosso l’automatismo annunciato da Bernanke, che legava la fine dei tassi a zero al raggiungimento dell’obiettivo di disoccupazione al 6,5%, ormai vicino, per sostituirlo con una serie ampia di indicatori, che di fatto permettono alla FED una valutazione molto più politica.
Però la Yellen ha reso pubblica la sua ipotesi, inattesa dal mercato, che, se tutto andrà come desidera la FED, il rialzo dei tassi ufficiali potrebbe iniziare nell’estate del 2015 ed arrivare entro la fine del prossimo anno all’1%.
Le borse USA, che prendono l’orticaria tutte le volte che si accenna ad un futuro rialzo dei tassi, sono stati presi in contropiede da questo crono-programma e, già innervositi dalla revisione al ribasso annunciata dalla FED sulle previsioni di crescita dell’economia USA per questo ed il prossimo anno, hanno subito svoltato al ribasso dopo il comunicato ufficiale e le parole della Yellen e chiuso in chiaro ribasso la seduta.
L’appuntamento con i massimi assoluti, per l’indice SP500 è quantomeno rinviato. Anche il nostro Ftse-Mib, che ieri ha chiuso sotto la fatidica quota 21.000, oggi dovrebbe allontanarsi in modo significativo dal record annuale stabilito martedì scorso.
L’altalena dell’incertezza continua.

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