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La Guerra Fredda gela i mercati
17/03/2014 08:30

Il timore per l’aggravarsi della crisi in Ukraina, la scorsa settimana, ha provocato sui mercati azionari mondiali un fuggi fuggi che non si vedeva da tempo. La gravità della situazione geo-politica è stata trascurata per parecchi giorni, e persino l’invasione della Crimea da parte dei soldati russi è stata per troppo tempo snobbata come una semplice ed innocua scaramuccia diplomatica tra superpotenze, che saggiano i muscoli della controparte mostrando i propri. Ha prevalso per parecchio tempo la convinzione che si sarebbe presto trovato un accordo ed i russi avrebbero mollato la presa sulla Crimea.
Nelle due settimane precedenti, a crisi già ben avviata, l’indice guida occidentale, l’americano SP500, aveva ritoccato di continuo i propri record assoluti, innalzandoli fino a 1.883 punti. Ma la situazione geopolitica non si è affatto ricomposta. Avvicinandosi la prova di forza del referendum per la secessione della Crimea dall’Ukraina, i mercati si sono resi conto di aver ecceduto in ottimismo e sono dovuti correre precipitosamente ai ripari, rimettendosi precipitosamente in modalità “risk off”, ovvero prudente, perché l’evoluzione della crisi andava nella direzione opposta a quella sperata, nonostante i molti vani incontri tra i ministri degli esteri americano (Kerry) e russo (Lavrov).
Ieri si è tenuto il fatidico referendum ed i secessionisti hanno vinto con esito quasi plebiscitario, anche perché le minoranze contrarie ala riunificazione con la Madre Russia non hanno partecipato al voto.
Oggi verrà proclamata l’indipendenza dall’UKraina, prima tappa verso l’annessione alla Russia.
Gli USA e gli europei oggi dovrebbero riunirsi per attuare le prime sanzioni economiche a carico della Russia e dovranno mostrare al mondo quanto sapranno far seguire le minacce dai fatti .
Si avvia una catena di azioni e reazioni ostili che non si sa dove potrà portare. Certamente non favorirà lo slancio della ripresa economica in Europa. Vedremo in che misura verranno attuati i tagli alle esportazioni verso la Russia, che è un partner molto importante per l’Europa. Nel peggiore dei casi potrebbero anche aversi difficoltà di approvvigionamento del gas, che arriva in Europa per circa un terzo dai gasdotti russi.
Il ritorno ad un rigido clima di guerra fredda, che da due decenni è stato sostituito dall’era della globalizzazione e della liberalizzazione degli scambi, porterà gravi conseguenze per la Russia, ma certamente anche per l’Europa, e potrebbe bastare a cancellare speranze di ripresa che da poco erano tornate ad affacciarsi nel vecchio continente.
Le due rive dell’Atlantico subiranno peraltro conseguenze assai differenziate dall’eventuale ritorno alla guerra fredda. Gli USA saranno assai meno penalizzati di quanto non possa esserlo l’Europa. Il commercio con la Russia in USA è di entità quasi trascurabile e l’approvvigionamento energetico avviene per altre vie. In Europa invece siamo pesantemente coinvolti nell’interscambio con la Russia, in particolare il nostro paese. Il 40% delle nostre necessità di gas sono soddisfatte dalla Russia, che anche dal lato delle esportazioni è un partner economico molto importante. La discesa del gelo economico avrebbe ripercussioni enormi sui germogli di crescita della nostra disastrata economia.
Rischiamo di incamminarci, in quanto alleati degli USA e membri della Nato, in un’avventura densa di rischi e scarsa di tornaconti, in balia delle decisioni prese da altri, dato che a dettar legge sulla posizione occidentale sono i soliti tre grandi (USA, Francia e Gran Bretagna) affiancati in questo caso dalla Germania.
I giornali italiani continuano ad essere del tutto Renzi-dipendenti nella scelta degli argomenti da presentare all’attenzione dei lettori. Non sarebbe una cattiva idea lasciare un pochino da parte la stucchevole analisi sul feeling che c’è tra Renzi e Camusso, oppure se i debiti della P.A. verranno pagati entro il 21 settembre, per vedere Bruno Vespa perdere la scommessa con Renzi e farsi un pellegrinaggio penitenziale a piedi dalle parti di Firenze.
Ho l’impressione che intorno a noi stiano succedendo cose un tantino più importanti per il nostro presente e futuro, che meriterebbero maggior attenzione da parte del Governo (qualcuno ha sentito parlare ultimamente il Ministro degli esteri Mogherini?) e dei media.
Anche la settimana che inizia oggi sui mercati, per le borse europee, dovrebbe essere assai condizionata dalle notizie geopolitiche. Pertanto si può pensare che i grandi avranno in mano anche i destini di breve delle borse. L’evoluzione più probabile è l’estensione della correzione azionaria e della corsa verso beni rifugio: obbligazionario core (treasury USA e Bund tedeschi), oro e preziosi, probabilmente anche il petrolio.
Molto però dipende dal ritmo dell’escalation. Se ci vorranno alcuni giorni a decidere le sanzioni e le contromisure russe i mercati potrebbero anche lateralizzare in attesa degli eventi. La cosa meno probabile è che la Russia ceda, proprio ora che può vantare un successo “democratico” rappresentato dalla volontà di secessione della popolazione di Crimea e può paragonarla a quella che portò all’indipendenza del Kosovo. Credo che prima di fare passi indietro vorrà saggiare quanto l’Europa riesca ad essere coesa e quanto effettivamente la comunità internazionale sarà in grado di isolarla diplomaticamente. Un ruolo decisivo, anche stavolta, rischia di occuparlo la Cina che dovrà scegliere in Consiglio di Sicurezza ONU quale superpotenza appoggiare. E’ evidente che se scegliesse la Russia sarebbe piuttosto difficile per gli occidentali andare a segno con le sanzioni.
La partita da giocare si preannuncia ancora lunga e complessa. La cosa più sensata è ridurre l’esposizione ed attendere le novità.

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