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Primi Cedimenti Europei
14/03/2014 10:19

Si dice che la corda non si può tirare all’infinito, perché prima o poi si strappa. Questo vale anche per i mercati finanziari. Si può tollerare che il loro andamento prescinda completamente dall’andamento della realtà sottostante, ma fino ad un certo punto. Prima o poi il riallineamento ci deve pur essere.
Se la speculazione e l’euforia di massa sono riusciti a pilotare al rialzo i mercati azionari fino al punto che si stenta a vedere una relazione con l’andamento piuttosto incerto dell’economia, certamente questo film non può durare all’infinito. Ieri si è visto un assaggio di quel che succederà quando gli autisti di questo treno impazzito (sono le grandi banche d’affari ed i fondi hedge anglosassoni) decideranno che forse hanno guadagnato abbastanza al rialzo ed è giunto il momento di fare i soldi al ribasso.
E’ solo una piccola prova di frenata, niente di significativo, almeno per ora, anche se, come tutti sanno, le valanghe cominciano tutte con lo scivolamento del primo insignificante grumo di neve, simile magari a quello che in precedenza si è subito fermato e non ha provocato conseguenze.
Di dietrofront momentanei in questa lunga cavalcata del toro, che ha soffiato da pochi giorni sulle candeline del quinto compleanno, ne abbiamo visti tanti. I tecnici chiamano “correzioni” questi momentanei passi indietro, che servono al toro a rifiatare, ripulendo il mercato con le vendite di chi, per eccesso di prudenza, decide di intascare i guadagni realizzati. Ma sempre questi passi indietro sono stati recuperati da nuovi impulsi rialzisti, che hanno consentito di spostare sempre più in alto la bandierina del massimo realizzato.
Sarà così anche stavolta? Può essere, anche se ad ogni ulteriore impulso che avviene dopo una   correzione non troppo significativa, rischia di avere le gambe sempre più fragili.
Comunque, più si sale, più crescono le vertigini, nel senso che i mercati risultano sempre più vulnerabili alle cattive notizie improvvise.
Si è avuto finora buon gioco ad ignorare il rallentamento di dicembre e gennaio che i dati macro USA hanno mostrato, giustificandoli col gelo che ha paralizzato l’attività economica, che la primavera in arrivo cancellerà definitivamente. Qualche difficoltà in più i mercati stanno incontrando ad ignorare il rallentamento cinese, accompagnato da segni di stress sistemico. La scorsa settimana è fallita una prima impresa di dimensioni rilevanti del settore pannelli solari. Il governo ha avvisato che potrebbe non essere l’ultima e sui mercati cominciano ad avanzare  i dubbi sul sistema finanziario ombra cinese, completamente oscuro e non si sa quanto controllato dallo Stato, che potrebbe subire un effetto domino dal diffondersi delle insolvenze.
La crisi ucraina sta arrivando alla resa dei conti del referendum che si terrà domenica e la Russia pare intenzionata ad annettersi la Crimea, con conseguente scoppio della guerra fredda diplomatica e forse di una guerra calda economica, se l’Europa e gli USA terranno fede alle promesse di sanzioni incisive alla Russia.
Il clima comincia perciò a farsi meno confortevole per gli ottimisti ad oltranza.
La novità grafica che ci hanno consegnato ieri i mercati è un segnale di inversione ribassista di medio periodo da parte dell’indice tedesco Dax. Superando al ribasso 9.135 punti l’indice tedesco ha completato un modello di testa e spalle che proietta al ribasso verso un obiettivo al di sotto di 8.400 punti. Insomma, circa un 8% di ulteriore calo, dopo aver già raggiunto una perdita analoga dai massimi di gennaio.
L’indice globale europeo Eurostoxx50 non è ancora messo così male, ma per completare l’analogo modello di inversione gli basterà sfondare la barriera di 2.970, che dista appena una trentina di punti al momento in cui scrivo.
Il nostro Ftse-Mib sta decisamente meglio. E’ ancora molto vicino ai massimi ma anch’esso è stato catturato nel marasma delle vendite e, dopo aver fallito in mattinata per la terza volta l’attacco a quota 21.000, è precipitato ieri fino al di sotto di 20.600, accarezzando il bordo inferiore della congestione compresa tra 21.000 e 20.560 in cui oscilla da 6 sedute. Segno che l’effetto Renzi sulle borse conta assai meno di quel che impongono le grandi banche d’affari. Stamane l’indice ha sfondato al ribasso il bordo inferiore della congestione, ma non ha accelerato più di tanto la discesa. La giornata è ancora lunga e, come al solito l’esito finale lo decreterà l’andamento di Wall Street nel pomeriggio.
Credo comunque che i giochi si chiariranno nei primi giorni della prossima settimana quando potremo vedere la reazione diplomatica al referendum secessionista di Crimea.

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