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Ignorare la realta' diventa difficile
11/03/2014 08:41

Dopo la scivolata di venerdì scorso, ieri i principali mercati azionari europei hanno fallito il tentativo di rimbalzo messo in atto in mattinata ed hanno terminato la seduta in modesto calo, confermando la fase correttiva in atto. Ad intimorire i compratori, oltre alla situazione ucraina che procede verso lo showdown del referendum sulla secessione, che si terrà domenica in una Crimea ormai completamente occupata dai soldati russi, è stato il pesantissimo dato cinese sulla bilancia commerciale, che ha visto un crollo delle esportazioni del 18% contro le previsioni di un aumento di quasi il 7%. E’ un altro segno di rallentamento nell’area asiatica che si unisce alla revisione al ribasso delle stime di crescita diramata sempre ieri dal Giappone.
In Europa è stato l’indice tedesco Dax a soffrire di più, mentre continua la passeggiata sulle nuvole dell’euforia da parte dei due principali ex-PIGS Spagna e Italia, entrambi in positivo ancora una volta. Ed ancora una volta il nostro Ftse-Mib è stato il migliore d’Europa, spinto sia dalla sorpresa positiva della produzione industriale di gennaio, finalmente in crescita dell’1%, il doppio delle previsioni, dopo molti mesi di calo, sia dalle attese per i miracoli di Renzi che verranno presentati nel Consiglio dei Ministri di domani. Intanto ieri sera a Bruxelles il Ministro dell’Economia Padoan ha ammesso che le stime di crescita fatte da Saccomanni per il precedente governo, che attribuiscono quest’anno al nostro paese una crescita del PIL pari all’1,1%, sono troppo ottimistiche e che il dato più probabile è quello indicato nelle stime della Commissione UE (+0,6%).
Piuttosto resistente si è rivelato anche il mercato americano, con SP500 che è riuscito anche ieri a rimanere incollato ai massimi dell’anno, recuperando quasi del tutto una piccola flessione iniziale.
L’azionario americano dà l’impressione di essere sospeso, sostenuto sui massimi dall’euforia che si respira da oltre 6 mesi, ma contemporaneamente in preda a qualche dubbio che viene dai dati reali delle varie economie, che sembrano andare controcorrente rispetto all’entusiasmo di massa.
I brutti dati americani vengono giustificati col maltempo, che la primavera si porterà via. A quelli giapponesi si controbatte  con la speranza di una nuova ondata primaverile di Quantitative Easing da parte della BOJ. E’ però più difficile snobbare le battute d’arresto provenienti dalla Cina, anche perché se due indizi fanno una prova, possiamo ben ipotizzare che tre debolezze sincronizzate qualche colpo agli utili societari del primo trimestre 2014 possano assestarlo.
Tutto ciò anche a prescindere dagli eventi geopolitici del Mar Nero, che potrebbero aggiungere un altro po’ di motivazioni ad eventuali realizzi.
Ma soprattutto… loro non hanno Renzi.

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