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Miracolo italiano
10/03/2014 09:20

La scorsa settimana ha visto un comportamento piuttosto strano dei mercati azionari e valutari.
L’inizio devastante, causato dai timori di escalation della guerra civile ucraina ha lasciato immediatamente il passo a nuovo entusiasmo proveniente dagli USA, dove ormai l’euforia sta raggiungendo livelli di chiaro scollamento con la realtà.
L’indice USA SP500 ha messo a segno nuovi massimi e ignorato completamente la situazione geopolitica ucraina, che presenta un confronto sempre più ostile tra Russia ed Occidente, con Putin che nel week end ha parlato di ritorno alla guerra fredda e minacciato di sospendere le ispezioni al proprio arsenale nucleare previste dal trattato START. Parallelamente Gazprom ha minacciato la chiusura dei rubinetti del gasdotto che attraversa l’Ucraina. Un piccolo dettaglio vuole che da esso transiti il 40% del gas importato dal nostro paese.
Le borse europee si sono ritrovate costrette nella morsa che da un lato le porta a seguire l’America al rialzo, ma dall’altro le spinge ad arretrare, a causa della vicinanza del campo di battaglia ucraino e della forza dell’euro, spinto al rialzo fino a 1,39 dollari. La moneta unica trova la sua forza nell’immobilismo della BCE, che si ostina a non seguire le altre banche centrali nelle politiche accomodanti ed in tal modo favorisce la forza della propria valuta e la disperazione delle imprese europee, sempre più ostacolate nella competizione mondiale.
Perciò i principali indici europei hanno chiuso piuttosto incerti una settimana assai ondulante, partita male, migliorata nei giorni centrali e terminata con nuove significative vendite, che hanno portato l’indice complessivo Eurostoxx50 a restituire metà del recupero e realizzare una candela settimanale sostanzialmente ribassista. Ancor peggiore è stato il comportamento dell’indice guida europeo, il tedesco Dax, che venerdì ha replicato la giornata nera di lunedì, annullando completamente il tentativo di recupero fatto nei tre giorni precedenti.
La situazione europea risulta perciò significativamente divergente da quella americana. Laggiù SP500 avanza fischiettando verso quota 1.900, che ormai dista solo una ventina di punti. Quaggiù ci si arrabatta vivendo alla giornata, significativamente lontani dai massimi segnati nell’ormai lontano 21 gennaio scorso. Una de-correlazione simile, tra indici americani ed europei non si ricorda tanto facilmente. Occorre andare col pensiero al lontano 2011, quando infuriò in Europa la tempesta sull’Euro e sui PIIGS per rivedere un andamento così divergente.
In Europa fanno un po’ eccezione il nostro paese e la Spagna, entrambi ex-PIGS, che continuano a vivere al centro di un’aureola di santificazione da parte dei mercati, alla ricerca di rendimenti obbligazionari che non si trovano né sul Bund, né sui Treasury Bond USA (penalizzati dalla debolezza del dollaro). Gli spread col Bund continuano a scendere ed i rendimenti si sono spinti persino al di sotto del 3,40% sul decennale, a testimonianza che il rischio viene cercato non solo sull’azionario.
Tra le borse azionarie la nostra è sicuramente la regina d’Europa. Il Ftse-Mib è stato l’unico tra i principali indici europei a seguire quelli americani oltre i precedenti massimi dell’anno e solo venerdì, in un contesto particolarmente difficile per le borse europee, ha stornato un punto percentuale dai massimi, risultando comunque ancora il migliore, anche nei momenti di calo.
La settimana entrante si presenta difficile per i mercati azionari, che dovranno tenere conto della situazione geopolitica, lontana da una soluzione, mentre si avvicina sempre più il referendum che sancirà la secessione della Crimea dall’Ukraina e l’annessione alla Russia. Questo fatto potrebbe essere il cerino che farà deflagrare quella tensione fredda che in Ukraina vede l’esercito russo, mascherato da anonimo esercito senza insegne, e le truppe regolari ucraine, fronteggiarsi senza sparare un colpo.
Una situazione che non può durare, mentre la diplomazia occidentale non sembra in grado di convincere Putin a mollare la presa.
In Italia la situazione internazionale è oscurata dalla messianica attesa per il miracolo che il Santone di Firenze ha annunciato di compiere mercoledì prossimo, quando verranno annunciati i provvedimenti che risusciteranno l’Italia. Si tratterà probabilmente del medesimo piano che Letta avrebbe diluito in due anni, che prevede 10 miliardi di taglio al cuneo fiscale e pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, con in più qualche soldo per l’edilizia scolastica. Le coperture saranno probabilmente in gran parte fantasiose ed incerte, ma ci penseranno manovre future a metterci la pezza.
Il tutto ben confezionato con tante battute spiritose e la solita retorica del “cambiare verso”, che ha già creato un’attesa mediatica degna dei grandi eventi. Chissà perché ormai, più lo sento, più mi ricorda un certo cavaliere…?

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