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Ottimismo eccessivo?
05/03/2014 08:28

I mercati scommettono che la crisi di Crimea terminerà presto. Il clamoroso voltafaccia di Putin, che in sostanza ha ritirato le sue truppe, promesso di usare la forza solo in caso di stretta necessità e dichiarato di non volere lo smembramento dell’Ucraina, ha messo le ali alle borse azionarie. Quelle europee hanno recuperato praticamente tutto quel che avevano perso il giorno prima, mentre quelle americane hanno fatto anche meglio, con l’indice SP500 che ha realizzato un nuovo record assoluto e chiuso la seduta a 1.875 (+1,53%).
Il comportamento di Putin è apparso effettivamente piuttosto strano. Non è da duro qual vuole apparire il mostrare i muscoli per smentirsi clamorosamente dopo un solo giorno. Non è neanche chiaro che cosa porterà a casa, mentre è piuttosto chiaro il costo economico del bullismo, dato che la maldestra dimostrazione di forza gli ha comportato lunedì un crollo della borsa di Mosca del 12%, ieri recuperato solo per metà, il rialzo dei tassi ufficiali dal 5,50 al 7%, con relativo effetto restrittivo per l’economia, e la distruzione di quasi il 10% delle riserve per sostenere il rublo, che è caduto comunque.
Non parliamo poi delle conseguenza meno immediate che potrebbe causare il blocco della cooperazione e la riduzione del commercio con l’occidente se la tensione si trasformasse in vera e propria guerra fredda.
Viene il dubbio che sia stata proprio la bomba Economy, a convincere il despota russo a inviare ieri parecchi segnali distensivi accanto alla ennesima protesta sulla illegittimità del governo ucraino.
La crudezza dei numeri che i mercati hanno presentato lunedì fornisce ottime ragioni di riflessione sui costi che, in questo mondo globalizzato e profondamente interconnesso, la guerra fredda e l’isolazionismo economico che l’accompagnerebbe potrebbero presentare ad un’economia, quella russa, che ha fatto del commercio estero uno dei grimaldelli per il decollo economico conseguito negli ultimi anni.
Rinunciare ad una consistente fetta di crescita ed alle belle abitudini degli oligarchi, ben abituati ormai a spendere e spandere in occidente i proventi dei loro commerci deve essere piuttosto difficile per chi di nazionalismo si è nutrito fin dalla culla, ma ora ha assaporato le comodità che il modello economico occidentale riserva ai nababbi.
Detto questo, mi pare però un po’ troppo ottimistico credere che le cose si sistemino così in fretta come ieri i mercati hanno mostrato di pensare, mettendo forse il carro un po’ troppo davanti ai buoi.
Il confronto nelle regioni sud-orientali dell’Ucraina continua, con i cosacchi che, forti dell’appoggio russo, procedono imperterriti ad armarsi per combattere una guerra civile che ha come obiettivo l’indipendenza dalle regioni occidentali filo-europee. Anche l’ostilità tra Obama e Putin non è affatto venuta meno come anche i problemi da affrontare per risolvere in qualche modo la contraddizione di uno stato spaccato in due e sull’orlo della bancarotta, in guerra con la Russia ma dipendente dalle forniture del gas russo, che intanto subirà immancabili aumenti di tariffe.
Non mi stupirei se i prossimi giorni ci portassero soprattutto una continuazione della volatilità con l’alternarsi di nervose folate di acquisti e di vendite, senza una direzione in grado di durare più di un paio di giornate e con la oggettiva inefficacia dei segnali tecnici, continuamente negati.
Quello di lunedì potrebbe essere solo il primo di una serie di segnali direzionali falsificati il giorno seguente.
La prudenza in questi giorni è d’obbligo. Credo che sia meglio rinunciare ad un po’ dell’eventuale movimento direzionale piuttosto che rischiare significative perdite dovute a falsi segnali direzionali.
In fondo è meglio perdere un’opportunità che perdere soldi. Le operazioni non fatte non hanno mai impoverito nessuno.

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