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Putin preoccupa, Yellen rasserena
28/02/2014 08:42

Come non succedeva da tempo, ieri i mercati finanziari hanno assaggiato una sorta di divaricazione dei destini tre le borse europee e quelle americane.
Mentre in Europa la seduta è passata tutta al ribasso, con momenti in cui il calo sembrava assumere dimensioni anche abbastanza significative, la giornata americana è stata invece quasi sempre positiva ed ha terminato le contrattazioni realizzando con l’indice SP500 la chiusura più alta di sempre a quota 1.854.
La divaricazione direzionale si è comunque ridimensionata in Europa nel finale di seduta, grazie ad un deciso recupero, sulla scia della positività americana, che non è bastato a riportare gli indici azionari di Eurolandia in positivo, ma ha sdrammatizzato decisamente la situazione.
Ad annullare, anche se solo momentaneamente, la consueta correlazione esistente tra i listini delle due sponde dell’Oceano Atlantico, è stata un’accoppiata di novità di tenore opposto: sulle borse europee ha pesato l’aggravarsi della situazione diplomatica in Ucraina, dove in Crimea, la regione da sempre a maggioranza russofona, che non gradisce il nuovo corso filo-europeo che ha trionfato nella rivoluzione di Maidan, sta montando la protesta anche violenta e la richiesta di secessione dall’Ucraina per unirsi alla Russia. Preoccupa la posizione di Putin, che in Crimea ha una gigantesca base navale e migliaia di militari, che sta soffiando sul fuoco e cerca pesantemente di condizionare il processo rivoluzionario ucraino, addirittura mobilitando l’esercito ai confini e annunciando manovre militari che hanno lo scopo di mostrare i muscoli russi sia all’Ucraina che agli occidentali, che invece appoggiano il nuovo corso filo-europeo. Le tensioni stanno in qualche modo rovinando anche i rapporti tra Europa e Russia, riportando d’attualità quel clima da guerra fredda che ci eravamo quasi dimenticati.
La preoccupazione per l’inasprirsi di questa tensione geopolitica messo un percio’ in apprensione le borse europee, causando un tonfo che in Germania in mattinata è arrivato quasi a lasciare sul terreno il 2% del valore.
Negli USA invece, lontani dall’Ucraina, si è vissuto tutt’altro clima ed è andato in scena un tenero momento di materna benevolenza nei confronti dei mercati da parte della neo presidente della Federal Reserve Janet Yellen.
Si è tenuta infatti finalmente quell’audizione al Senato, di fronte alla Commissione bancaria, che più volte è stata rinviata a causa del gelo.
Nonna Janet, che deve aver constatato che i mercati negli ultimi giorni avevano perso smalto e convinzione e necessitavano di rassicurazioni per non cadere in correzione, non ha voluto far mancare il suo benigno sostegno. Ha affermato anch’essa la tesi che i segnali di marcato rallentamento congiunturale mostrato dai dati macroeconomici relativi a dicembre e gennaio probabilmente sono dovuti all’inverno eccezionalmente rigido e dovrebbero essere momentanei. La crescita viene prevista in marcato rinforzo nei prossimi mesi, al punto che la Fed ritiene di poter tranquillamente continuare il tapering programmato, con la riduzione degli acquisti di bond che dovrebbe proseguire al ritmo di 10 miliardi per ogni meeting. Di questo passo si arriverà alla completa rimozione dello stimolo non convenzionale entro ottobre. La politica accomodante di tassi a zero comunque proseguirà ben oltre tale data e non sarà rimossa nemmeno se il tasso di disoccupazione dovesse scendere sotto il livello del 6,5%, indicato in passato come discriminante. Infatti la Yellen ha manifestato ancora una certa insoddisfazione sull’andamento del mercato del lavoro, notando che la creazione di posti di lavoro non è così buona come appare. Molta nuova occupazione è part-time, mentre continuano a crescere i disoccupati di lungo corso.
Ciliegina sulla torta, assai gradita dal mercato, è stata poi l’affermazione che, se le condizioni di crescita sostenuta non dovessero ripristinarsi al più presto, la Fed è pronta eventualmente a stoppare il tapering o rimodularlo diversamente.
Più di così non ci si poteva francamente attendere. I mercati hanno capito subito che c’erano i margini per riprendere fiducia e gli acquisti hanno ripreso il sopravvento sulle vendite.
Se non verranno oggi peggioramenti ulteriori sul fronte della crisi in Ucraina, anche le borse europee dovrebbero unirsi agli applausi americani alla Yellen e l’ultima seduta della settimana potrebbe regalarci nuovi record storici, a dimostrazione che se il presente è fosco, basta mettere in moto l’ottimismo della volontà per fare miracoli. O magari semplici giochi di prestigio. Quel che conta è convincere il pubblico.

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