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Un Segnale da confermare
25/02/2014 08:39

Le riflessioni del week end debbono aver convinto molti investitori che l’indebolimento della crescita americana, che i dati riflettono ormai da un paio di mesi, sia dovuta esclusivamente al clima gelido.
Passato il gelo ci si attende la ripresa sostenuta degli acquisti e dell’attività manifatturiera, a riflettere l’arrivo della primavera economica insieme a quella climatica.
Perciò ieri gli indici azionari USA hanno iniziato a spron battuto la giornata andando immediatamente a superare, anche di molto, il precedente record storico. L’indice SP500, il più rappresentativo, in meno di due ore è salito fino a 1.858,7, nuovo record storico, incurante dell’ennesimo dato macro inferiore alle attese (l’indice PMI servizi). Stranamente le borse europee, che avevano passato la loro giornata assai svogliate intorno alla parità, non hanno risentito più di tanto dell’entusiasmo USA ed hanno chiuso con un modesto segno positivo, più per onor di firma che per convinzione.
Una manifestazione di scetticismo che ha anticipato quel che sarebbe poi successo nella seconda parte della seduta americana, a mercati europei chiusi.
SP500, compiuta l’impresa, ha tirato i remi in barca e passato il resto del tempo a tornare sui suoi passi, fino a chiudere la seduta a 1.847,6, al di sotto del precedente record. Quello tenuto da SP500 non appare certamente un comportamento limpido ed affidabile. Il saldo della seduta permane positivo, ma il “qui lo dico e qui lo nego” mostrato dall’indice non entusiasma e porterà oggi probabilmente parecchia cautela negli investitori, che dovranno prendere atto che la rottura dell’importante resistenza rappresentata dai massimi assoluti non è stata poi confermata dal finale di seduta.
Siccome i grafici mostrano assai spesso che un segnale negato si trasforma in un segnale contrario, è assai importante che l’indice si riporti subito oltre 1.851, pena l’intensificarsi delle prese di beneficio e la realizzazione di un modello di inversione ribassista.
La Borsa italiana ha mostrato di non essere particolarmente sconvolta dal ciclone Renzi, che nel pomeriggio ha fatto il suo discorso al Senato per la chiedere la Fiducia.
Una fiducia che ha poi ottenuto a tarda notte con 169 voti, una maggioranza non certo abbondante ed inferiore di 4 voti a quella che aveva Letta.
Si è trattato di un discorso a braccio, che ha messo ancora una volta in mostra le capacità comunicative del neo-premier e la sua carica decisionista, insieme a qualche manifestazione di arroganza verbale. Lo sfottò all’Assemblea a cui chiedeva il sostegno (“Vorrei essere l’ultimo che vi chiederà la fiducia”) non è certo il miglior modo per predisporre gli animi alla generosità nei suoi confronti.
Nel merito le grandi promesse non sono certo mancate, ovviamente senza alcun accenno a come e dove troverà i soldi necessari. Lo sblocco totale dei debiti della Pubblica amministrazione, la riduzione di almeno il 10% del cuneo fiscale, la costituzione dell’ennesimo fondo di garanzia per l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, la previsione di ingenti investimenti nell’edilizia scolastica sono i grandi temi su cui si è impegnato. Ad un primo sommario calcolo delle risorse necessarie si arriva molto vicino ai 100 miliardi. Siccome dovrebbero essere spesi a tassazione invariata, perché ha confermato che le tasse non si alzeranno e il fisco diventerà amico, tutto ciò significherebbe portare il rapporto deficit/PIL vicino al 10%. Se pensiamo ai salti mortali di Letta per mantenersi entro il tetto del 3% che l’Europa ci ha messo davanti come un totem, qualche scetticismo è d’obbligo. Tuttavia il messaggio lanciato al Parlamento ed agli italiani è stato chiaro: Lui è il garante di tutto; Lui ha l’energia, la maggioranza, le idee, la forza per cambiare il paese. Noi dobbiamo solo andargli dietro.
Sento un brivido corrermi lungo la schiena. Speriamo bene….

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