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In USA fallisce l'attacco ai massimi
20/02/2014 08:38

Ancora un dato negativo proveniente dal settore immobiliare USA. Ieri i nuovi cantieri e permessi di costruzione di gennaio sono crollati, il giorno dopo il tonfo della fiducia dei costruttori.
Se è vero che il maltempo ci ha messo lo zampino, il mercato sta cominciando a preoccuparsi delle dimensioni del rallentamento, assai superiori alle attese, di un settore che è un volano per l’intera economia e mette dei punti interrogativi sulla crescita del PIL nel primo trimestre 2014.
Una certa sensazione ha destato anche la lettura dei verbali dell’ultima seduta del FOMC, che è stato divulgato alle 20 ed ha influenzato negativamente l’ultima parte della seduta di Wall Street.
Ad impressionare non è stata la conferma unanime del Tapering, ben nota e scontata dal mercato, ma  il fatto che si sia già parlato, sebbene in modo più accademico che operativo, di quando procedere al rialzo dei tassi ufficiali, con qualche membro favorevole addirittura a rialzarli già a fine 2014.
Sono solo parole ed ipotesi di scuola, ma giungono su un mercato che non si aspettava che l’argomento venisse già toccato così presto e non l’ha ancora minimamente scontato.
Si spiega così perché la seduta americana, dopo che nelle fasi iniziali l’indice SP500 ha quasi raggiunto i massimi assoluti di 1.850 (realizzato un massimo di seduta a 1.847,5), nella seconda parte ha preso decisamente una brutta piega, perso oltre un punto dai massimi e chiuso a 1.829 (-0,65% rispetto al giorno precedente.
Non è tanto la chiusura negativa a destare perplessità, ma il fatto che sia avvenuto un rapido dietro-front proprio appena l’indice è arrivato a contatto con i massimi.
Il mercato ha perciò fallito l’attacco alla resistenza ed il pieno recupero del trend rialzista anche di breve periodo.
Un vulnus che potrebbe essere prontamente recuperato se oggi tornasse un po’ di ottimismo. Anzi, direi che un pronto recupero diventa a questo punto necessario se si vuole evitare che emerga in molti trader la convinzione che il mercato stia realizzando un “doppio massimo”, che è una figura di inversione ribassista di trend generalmente affidabile.
Non è un caso che subito, stamane, le borse asiatiche abbiano mutato umore, adeguandosi alle incertezze americane. L’indice Nikkei ha chiuso una seduta piuttosto pesante (-2,15%) e stende un’ombra grigia sulle aperture europee, che dovrebbero essere anch’esse negative. Poi si vedrà e si attenderanno lumi dall’America, come al solito.
Il nostro mercato, in attesa che Renzi presenti il governo ed il programma, ieri si è allineato all’andamento della media europea, con le banche un po’ pesanti a causa delle solite notizie negative relative al credito erogato, ancora in calo, e alle sofferenze, in perenne aumento.
Qualche segno di preoccupazione sta arrivando anche dagli ambienti europei, che temono da Renzi un allentamento del rigore ed uno sfondamento del deficit oltre il tetto del 3% stabilito dal Patto di Stabilità, che per Letta e Saccomanni è sempre stato un totem intoccabile.
I tiggì ieri hanno rintronato gli ascoltatori sul confronto Renzi-Grillo, che è stato un penoso spettacolo di incomunicabilità. Assai meno attenzione è stata dedicata agli imbarazzanti apprezzamenti favorevoli di Berlusconi verso il futuro premier, descritto quasi come un figlio. Il Cavaliere si è dimostrato persino dispiaciuto di stare all’opposizione. Ancor meno spazio è stato dato al fatto che ieri tra i due ci sia stato un incontro riservato testa a testa di 5 minuti. Forse non è casuale che pochi minuti dopo, alla fine delle consultazioni, Renzi abbia comunicato un nuovo obiettivo aggiuntivo per il mese di luglio: nientemeno che la riforma della giustizia, il cavallo di battaglia del Cavalier Pregiudicato.
A pensar male si fa peccato, ma, come diceva Andreotti, in Italia si azzecca sempre.

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