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Spaghetti Western
13/02/2014 08:50

Dopo quattro sedute consecutive di forte rialzo, che hanno trascinato l’indice SP500 fino a soli 25 punti dal massimo assoluto del 15 gennaio scorso e recuperato così quasi tutta la correzione che solo una settimana fa ancora preoccupava gli operatori, ieri è stata necessaria una pausa di riflessione per smaltire almeno in parte gli evidenti eccessi di brevissimo periodo accumulati con la folle corsa.
SP500 perciò ha passato tutta la giornata quasi immobile ed ha chiuso in modestissimo ribasso rispetto al giorno prima. Serviranno ora nuovi stimoli per riprendere la corsa, in mancanza dei quali qualche presa di beneficio potrebbe intensificarsi anche oggi. Ne vediamo già qualche sintomo stamane in Asia, dove si sono registrati arretramenti anche pesanti (-1,8% per l’indice giapponese Nikkei).
Quel che sorprende, nel panorama borsistico mondiale, è constatare che il miglior indice è, udite, udite, proprio il nostro Ftse-Mib, l’unico che è riuscito, proprio ieri, grazie soprattutto all’ennesimo guizzo dei bancari, a superare i precedenti massimi antecedenti la correzione.
Fa certamente effetto, magari inorgoglisce un po’, veder l’Italia salire sul gradino più alto del podio in questo 2014. Impresa per ora non riuscita ai nostri atleti olimpici a Sochi, ma avvenuta per merito della nostra Borsa.
E stupisce ancor più che ciò capiti nel pieno della bufera politica. Tutti quelli che lo scorso anno giustificavano la forza del nostro indice di borsa con la stabilità politica garantita dal governo Letta sotto la paterna protezione di Re Giorgio Napolitano, come possono darsi pace nel vedere i massimi di borsa coincidere col massimo livello di instabilità politica raggiunto ieri? Siamo infatti precipitati  in piena crisi di governo, con una sfida all’ultimo sangue e senza esclusione di colpi bassi tra Letta, che non vuole mollare la poltrona di Palazzo Chigi e Renzi che gliela vuole ora soffiare apertamente.
Ancora una volta i mercati mostrano che hanno logiche che sfuggono alle facili interpretazioni e spesso anche al buon senso, specialmente quando debbono valutare fatti assai opinabili,  come sono quelli politici.
Oggi alle 15 avremo la sfida all’O.K Corral, in perfetto stile spaghetti western, con Letta che, se non si dimetterà prima, verrà sfiduciato dalla direzione PD, partito che si dimostra ancora una volta molto più cattivo con i suoi esponenti che con gli avversari. Letta non sarà che l’ultimo di una lunga serie di leader (prima di lui ricordiamo, solo nell’ultimo anno, Prodi, Marini e Bersani) bruciati nel fuoco delle ambizioni personali e delle vendette politiche, che restano il segno distintivo del caos che da tempo attraversa questo partito in crisi di identità, di valori, di obiettivi politici.
Renzi è considerato da tutti l’ultima spiaggia per il PD e per molti anche per l’Italia, e non stupisce che ora tutti in quel partito saltino sul suo carro, ritenuto predestinato alla vittoria, anche a costo di scaricare chi fino a pochi giorni fa veniva lodato come interprete della modernità e della responsabilità necessarie per risollevare il paese dall’emergenza politica ed economica.
Stupisce un po’ di più il fatto che anche chi non appartiene a quel partito faccia così apertamente il tifo per Renzi. E’ il caso di Alfano, che nel giro di pochi giorni ha scaricato Letta, dapprima considerato quasi come un fratello, per invocare Renzi alla guida del governo.
Sarò una mosca bianca, ma personalmente sono convinto che la strategia adottata da Renzi sia ad altissimo rischio per il suo futuro e per il futuro del suo partito. Pur di portare a casa l’approvazione della Legge elettorale concordata con Berlusconi, Renzi accetta di salire a Palazzo Chigi senza passare per il voto popolare. Ha preso atto che Re Giorgio non vuole assolutamente votare e non se l’è sentita di sfidarlo. Accettando la scorciatoia ha però mostrato chiaramente che anche lui parla a vanvera, come gli altri, dato che ha sempre affermato di non voler diventare premier senza la legittimazione elettorale e che non avrebbe preso il posto di Letta prima del voto. Chi crede ancora che sia un valore mantenere fede agli impegni ed alle parole ripetutamente proclamate (lo so, in Italia ormai sono rimasti in pochi) non può certo aver accresciuto la sua fiducia nel giovane rampante.
Inoltre quella di spingere Renzi a Palazzo Chigi sembra una strategia più favorevole all’opposizione esterna al governo (M5S, Lega e Forza Italia) e a quella ”interna” (non dimentichiamo che Alfano partecipa a questo governo ma andrà alle elezioni future con Berlusconi) che non al PD e allo stesso Renzi. Se la maggioranza sarà la medesima di Letta e se l’Europa gli concederà solo quel che ha concesso a Letta, sembra assai difficile che Renzi possa fare molto di più di quel che ha fatto Letta, almeno in campo economico, che è quello che più preoccupa molti italiani che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese. Quel poco che farà saprà sicuramente comunicarlo meglio e darà l’impressione di farlo in fretta, ma purtroppo non riesco a vedere svolte a portata di mano. Il suo rischio è quello di farsi bollire in un’esperienza di governo piena di veti incrociati che, se deludente, non farà altro che preparare la strada al populismo dei milionari (Grillo e Berlusconi).
Prepariamoci comunque ad assistere al duello. Ma attenti alle pallottole vaganti.

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