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Correzione finita, torna l'Euforia
12/02/2014 09:12

Yellen e la Camera USA hanno galvanizzato i mercati azionari e li hanno convinti ad archiviare la correzione come un momentaneo incidente di percorso risolto sbrigativamente e senza troppi danni.
Le parole rassicuranti di nonna Janet, alla sua prima uscita pubblica come neo-Governatrice della Federal Reserve, che ha testimoniato al Senato USA, hanno dato sicurezza alle borse quando ha affermato senza tentennamenti che la crescita è forte e non sarà disturbata troppo dai dati macro incerti relativi a dicembre e gennaio. Pertanto la FED mantiene la barra dritta a seguire la rotta tracciata sotto la guida di Bernanke, che prevede, da un lato il mantenimento dei tassi a zero ancora per parecchio tempo e anche dopo che la disoccupazione si sarà ridotta sotto il livello del 6,5%, dall’altro il proseguimento del graduale alleggerimento, fino all’azzeramento, dello stimolo non convenzionale fornito dall’acquisto dei titoli obbligazionari da parte della FED.
Perciò il messaggio forte è chiaro è: i tassi restano inchiodati ed il tapering continuerà perché l’economia USA non ha più bisogno di stimoli eccezionali e può reggersi sulle sue rinforzate gambe.
Ad infondere ulteriori certezze ai mercati ha poi provveduto anche il voto della Camera USA, che ha approvato senza battaglie l’innalzamento del tetto del debito, grazie ad una pattuglia di deputati repubblicani che hanno votato con i democratici. Resta ancora lo scoglio del Senato, dove i repubblicani sono maggioranza, ma è presumibile che anche lì, magari di stretta misura, la ragione prevarrà e si eliminerà, almeno per quest’anno, lo spauracchio del default.
Due ottime notizie per i mercati, in grado di ripristinare buoni livelli di ottimismo, che hanno spinto l’indice SP500 ben oltre il livello di 1.800 punti, che avevo indicato come barriera discriminante tra mero rimbalzo e inversione di tendenza.
La stesso tipo di segnale ha inviato il nostro indice Ftse-Mib, superando 19.740. L’indice tedesco Dax, che era rimasto un po’ indietro rispetto agli altri nei giorni scorsi, ieri ha tentato di recuperare forza e si è avvicinato alla sua barriera, posta a 9.538 ed oggi potrebbe anch’esso inviare il segnale di inversione.
Insomma: tutto bene, compresi i paesi emergenti, che una settimana fa sembravano sul punto di crollare mentre molti commentatori recitavano il loro epitaffio.
Per loro si annuncia la possibilità almeno di una correzione rialzista, mentre per i mercati occidentali più maturi l’obiettivo minimo diventa il ritorno ai massimi abbandonati con la mini correzione di gennaio.
Persino il quadro politico italiano sembra accelerare l’uscita dalla palude. Archiviata con un blitz del PD la richiesta di messa in stato d’accusa per Napolitano, dopo che il Movimento 5 Stelle è rimasto solo a pretenderla e Forza Italia, ancora una volta, ha mostrato di essere molto brava ad abbaiare, ma assai meno a mordere, sembra che Renzi oggi possa portare l’attacco finale a Letta e mandarlo a Bruxelles. Il piè veloce Renzi punta ad una crisi lampo per prendere il comando del vascello italico alla deriva e tentare di riportarlo in rotta. Forse anche Napolitano se n’è fatto una ragione ed il fatto che Renzi sia il terzo premier consecutivo mandato a governare senza essere eletto da nessuno, sembra un dettaglio insignificante, in quest’era di democrazia virtuale.
Siccome tutti confidano nei poteri salvifici del Sindaco di Firenze, è possibile che il mercato italiano festeggi l’evento con ulteriori impulsi rialzisti, dopo aver magari digerito qualche eccesso di breve che si comincia a vedere, dopo la corsa dei giorni scorsi.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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