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Impiccati all'Impeachment
11/02/2014 10:06

Il primo giorno della settimana è stato abbastanza noioso, poiché i mercati azionari hanno trascorso tutto il tempo in una porzione piuttosto limitata di spazio, contraendo ulteriormente la volatilità, che già nei giorni scorsi era stata ridotta.
Mentre l’indice tedesco Dax ha mostrato ancora una volta la sua scarsa verve, risultando tra i peggiori del vecchio continente, il nostro Ftse-Mib e l’indice americano SP500, che in questo periodo condividono il podio dei mercati più convinti del rimbalzo, hanno raggiunto ieri entrambi il fatidico bivio, che separa il mero rimbalzo tecnico da una inversione di tendenza di breve periodo con prospettive di ritorno ai precedenti massimi del trend rialzista.
Lì però si sono fermati, rinviando ad oggi la decisione di scegliere la strada da intraprendere.
In assenza di novità grafiche dedichiamo qualche riga di commento alle convulsioni che attanagliano le istituzioni politiche italiane.
Ieri la giornata è stata caratterizzata da un paio di colpi di scena. Il primo è il presunto scoop di Alan Friedman, lo strano giornalista americano che parla italiano come Alberto Sordi quando doppiava Oliver Hardy, il ciccione della mitica coppia comica “Stanlio ed Ollio”, eroi della risata durante la mia giovinezza.
Friedman ha divulgato un filmato in cui Monti ammette che nell’estate del 2011 venne convocato da Napolitano che gli propose la guida del governo dopo l’imminente caduta del governo Berlusconi, che avvenne, come sappiamo, a novembre.
Subito gli ultras berlusconiani si sono stracciate le vesti indicando la prova che il vecchio Re Giorgio avrebbe così violato la Costituzione complottando la caduta del’adescatore di minorenni. Addirittura gli ultras e i giornali della famiglia di Arcore invocano l’adesione di Forza Italia alla richiesta di impeachment presentata dal Movimento 5 Stelle.
Lo scoop è una bufala. Sui giornali, all’epoca, si faceva da tempo il nome di Monti come probabile sostituto del pluri-inquisito e futuro condannato. Tutti ne parlavano e lo invocavano come salvatore della patria. E’ abbastanza normale che il Capo dello Stato sondi possibili alternative quando vede un governo traballare pericolosamente e la situazione politica peggiorare a vista d’occhio. Se quello di Napolitano è stato un complotto, come vogliamo chiamare la tremenda lettera che la BCE e la Banca d’Italia inviarono ad agosto al nostro governo commissariando il nostro paese e imponendo le drastiche misure da adottare, che vennero poi attuate dal duo Monti-Fornero? Oppure come definire il comportamento di Merkel e Sarkozy, quando ad ottobre risposero con la famosa risata alla domanda se ci si poteva fidare delle promesse di Berlusconi?
Come tutti sanno, è stato il Cavalire medesimo a farsi un auto-complotto, quando, in quell’estate drammatica sembrava un pugile suonato, tutto preso a comprarsi i testimoni sul caso Ruby, che era deflagrato sui giornali, a cercarsi i voti per rimanere a galla in Parlamento e a litigare con Tremonti, negando nel frattempo che ci fossero problemi, dato che in Italia aerei e ristoranti erano pieni e la crisi era una montatura della stampa comunista.
Certo, il modo di Napolitano di interpretare il suo ruolo a me non piace da tempo, poiché è stato funzionale alla conservazione della casta, è stato reticente sulla trattativa Stato-Mafia, è stato prono ai poteri forti europei ed infine è stato troppo accondiscendente con il Cavaliere stesso, tentando di salvarlo a tutti i costi dal naturale esito giudiziario che la vita dissoluta e priva di scrupoli gli avrebbero meritato senza indulgenze. Direi che troppe scelte del Capo dello Stato sono state stiracchiate verso una interpretazione di tipo un po’ troppo Presidenziale della nostra Costituzione, che invece definisce la nostra come una forma di governo Parlamentare.
Ma certo non vedo nella sua opera né “Alto Tradimento” nè “Attentato alla Costituzione”, che sono i due unici casi in cui l’opera di un Capo dello Stato può essere messa in stato d’accusa.
La bufala si sgonfierà inevitabilmente, ma nel frattempo avrà il tempo di avvelenare ulteriormente i pozzi della politica italiana e a far perdere altro tempo prima di affrontare i veri problemi. Oltgretutto non credo che queste polemiche serviranno ad accelerare l’approvazione della nuova Legge elettorale, che sta di fatto bloccando ogni altra attività di governo.
Il secondo colpo di scena ha a che fare proprio con l’(in)attività di governo o, se preferite, la rivalità Renzi-Letta.
La rissa mediatica sulla durata del governo, con Renzi che vorrebbe votare a ottobre per tentare l’incoronazione a premier con la nuova legge elettorale e Letta che teme di finire nella bad bank di Bruxelles come semplice Commissario Europeo (un Tajani qualunque!), ed allora promette continuamente iniziative e rilanci nell’attività di governo che poi non riesce a fare, ha rappresentato i due monellini del PD come cuginetti litiganti intorno alla marmellata governativa. Nonno Giorgio deve intervenire per separare i contendenti ed allora ha invitato il più giovane, Renzi, al Quirinale per un colloquio di due ore a tarda sera, dove probabilmente ha cercato di convincerlo a lasciare il barattolo della marmellata ancora per un po’ in mano al più anziano, Letta. E’ il mito della stabilità come valore assoluto, quello che sembra adorare anche Letta, così eternamente democristiano, pieno di garbo e reverenza, che deve aver appreso dallo zio lacchè. Caratteristiche che lo rendono il pupillo di corte.
Siccome non credo che l’ambizione di Renzi accetti di buon grado i moniti del vecchio Presidente fino al punto di sacrificare la sua vanità sull’altare della stabilità, credo che l’incontro di boxe sul ring del PD nei prossimi giorni avrà ancora altri round da giocare.
 Intanto la produzione industriale italiana a dicembre è scesa ulteriormente, oscurando la luce in fondo al tunnel che Letta e Saccomanni ostinatamente vedono da almeno 6 mesi. Beati loro.

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