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Una Discarica ci salvera'
10/02/2014 09:34

I mercati azionari hanno continuato venerdì il rimbalzo verso il bivio che dovrebbe risolvere graficamente il dubbio direzionale di questo inizio di febbraio.
Come ho già chiaramente indicato nei giorni scorsi, per ipotizzare la fine della correzione dei mercati ed il probabile tentativo di ritornare sui massimi assoluti abbandonati in questo scorcio iniziale di 2014, occorre che venga superato l’ultimo massimo discendente, realizzato dai mercati a fine gennaio, da cui scaturì la seconda gamba ribassista della correzione. Questo massimo è posizionato per SP500 in area 1.800 (per la precisione 1.799); per il Dax tedesco a 9.538; per l’indice globale europeo Eurostoxx50 a 3.077; per il nostro Ftse-Mib a 19.740.
Venerdì tali livelli sono stati più o meno avvicinati. Un pochino dal Dax, che in questo periodo mostra meno forza che in passato ed è quasi sempre lontano dalle migliori performance quotidiane; abbastanza dall’indice europeo Eurostoxx50, che ora dista poco più di un punto percentuale dall’ostacolo da superare; molto dall’indice americano SP500, che ha chiuso seduta e settimana a 1.797, a soli due punti dal bivio, e dal nostro Ftse-Mib, che dista 35 punti, poco più di uno sputo.
Almeno questi ultimi due indici oggi dovrebbero tentare il superamento dell’ostacolo. SP500 non ha particolari motivi per festeggiare, dato che venerdì il dato sulla creazione di posti di lavoro a gennaio è stato assai deludente, mostrando anch’esso i sintomi del rallentamento della crescita che si nota nei dati macroeconomici relativi all’anno nuovo. Tuttavia il mercato coltiva la speranza che con l’insediamento ufficiale di Nonna Yellen alla guida della FED, il tapering potrebbe magari rallentare, proprio a causa delle incertezze prodotte dai dati macro.
Il nostro Ftse-Mib ha trovato invece occasioni di festa nelle parole inaspettatamente favorevoli, o, almeno, possibiliste, da parte del Governatore di Bankitalia Visco sull’ipotesi che da un paio di giorni aleggia sul mercato nostrano. Se ne è parlato sottovoce la scorsa settimana, con molto scetticismo, ma la sortita di Visco potrebbe rinfocolare aspettative euforiche sul settore bancario, se il mercato decidesse di scommettere sulla creazione di una “bad bank” in grado di ospitare gran parte delle sofferenze e delle partite incagliate, che deprimono i bilanci di quasi tutte le nostre banche e ne obbligano parecchie a ricapitalizzarsi con avventurosi aumenti di capitale per non venire bocciate dagli stress test della BCE in autunno.
Pochi giorni fa è già riuscito il colpo di mano sulla rivalutazione delle quote Bankitalia, con l’elargizione di soldi pubblici alle banche azioniste della nostra Banca Centrale senza che l’opinione pubblica riuscisse a capirne la portata e le implicazioni negative per il contribuente, grazie all’opera di disinformazione della grande stampa nazionale allineata e filo-govenativa, e la demonizzazione degli oppositori. Ora si tenta il raddoppio, e per cifre assai più esorbitanti. L’operazione dovrebbe prevedere il trasferimento di tutta la porcheria di cui le banche sono piene in una gigantesca discarica pubblica, che sarebbe probabilmente finanziata almeno in gran parte con i soldi della Cassa Depositi e Prestiti (il risparmio dei piccoli risparmiatori, che mettono i soldi alla Posta perché vogliono tenerli al sicuro e dopo l’operazione se li troveranno investiti in un gigantesco Hedge Fund speculativo). Ciò consentirebbe la cura di bellezza dei bilanci delle banche, che potrebbero affrontare ripulite gli stress test.
Chi si prende il rischio della carta straccia? Ovviamente il contribuente, perché lo Stato garantirebbe la CDP per il rischio che va ad assumersi. Se calcoliamo che le sofferenze sono 130 miliardi ci rendiamo conto che l’operazione regalo delle quote Bankitalia era soltanto un leggero antipasto.
Per indorare la pillola al contribuente elettore sempre più arrabbiato, si usa la classica motivazione che in questo modo le banche verranno risanate e potranno ricominciare ad erogare i prestiti all’economia per rafforzare la crescita che al momento è un piccolo e malaticcio germoglio. Ovviamente non una parola sulle responsabilità dei buchi da tappare e sul come verranno pagati questi ingenti aiuti di Stato.
Non è detto che finisca proprio così. Anche perché la Commissione UE probabilmente non ci permetterebbe un’operazione così sfacciata, che sarebbe, appunto, un palese aiuto di stato ad un settore nazionale, pratica esplicitamente vietata in ambito UE (hanno permesso alla Spagna questa operazione perché loro hanno chiesto ufficialmente aiuto. Noi siamo troppo orgogliosi per farlo, abbiamo sempre detto che le nostre banche sono le migliori d’Europa e poi, se tutto va a gonfie vele, come dice Letta, perché mai dovremmo chiedere aiuti alla UE? Noi preferiamo pagare per aiutare gli altri e poter dire un giorno, quando saremo nella tomba “Ce l’avevamo quasi fatta da soli…”).
Insomma: il tentativo lobbistico di regalare altri soldi alle banche è in pieno svolgimento e trova sponde inaspettate in Bankitalia, anche se è ancora lontano dal compimento. Magari questa volta i giornali ne parleranno con maggior chiarezza (dubito, perché oltretutto nelle redazioni c’è un’incompetenza abissale su questi temi). Forse l’opinione pubblica si rivolterà, e sarebbe anche ora.
Però intanto loro ci provano. Se non si raggiungerà l’obiettivo magari si fornirà almeno qualche occasione speculativa per far salire il valore dei titoli bancari in Borsa.
Se così sarà, allora anche il Ftse-Mib, pieno di banche, dovrebbe approfittarne e cercare di imitare il Re Mida, trasformando in oro la monnezza.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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