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Chi si rivede? Il Default USA
04/02/2014 10:13

Con la fine di gennaio è stata travolta anche l’ultima strenua barricata che era riuscita per qualche giorno a fermare la correzione dei mercati azionari mondiali.
Le borse di tutto il mondo ieri hanno subito una debacle che è andata accentuandosi col passare delle ore ed ha visto il suo culmine nella chiusura di Wall Street sui minimi di seduta e con un risultato giornaliero, misurato dall’indice SP500, che non si vedeva dal 20 giugno dello scorso anno.
L’indice USA più rappresentativo ha così scavalcato la trincea di area 1.770, superando di slancio anche il successivo supporto di 1.750 ed approdando, al suono del gong di fine seduta, a soli 6 punti dalla trend line rialzista che sostiene tutto il movimento semestrale di medio periodo, che ieri transitava da 1.735.
Quando un indice travolge in una sola seduta ben due supporti con un movimento lineare e senza significativi ripensamenti, è forse segno che qualche cosa di significativo è successo nell’equilibrio delle forze in campo. Per la prima volta da mesi, forse, i venditori hanno preso in mano il bastone del comando ed ora toccherà ai compratori giocare in difesa.
Non riesco a trovare nella seduta di ieri un fattore economico nuovo che possa giustificare questa svolta operativa. Certo, l’ho scritto più volte, i mercati avevano di gran lunga esagerato nelle precedenti cavalcate in groppa al toro. I prezzi incorporavano il migliore dei mondi possibile e non lasciavano alcuno spazio alla benché minima incertezza sulla crescita americana. Il Tapering era stato digerito con troppa disinvoltura, così come si era diffusa la sensazione che il default americano fosse scongiurato dai recenti accordi bipartisan per il via libera al Bilancio federale. Nelle settimane passate avevano cominciato ad affacciarsi i primi segnali di rallentamento della crescita USA e cinese, qualche semestrale poco convincente e soprattutto la continuazione del Tapering della FED che ha mandato in ansia parecchie economie emergenti.
Ieri sono arrivati ancora alcuni dati macro piuttosto deboli, si sono riaffacciati i soliti timori sulla crescita cinese (dove si sta festeggiando il capodanno e i mercati sono chiusi) e soprattutto la vera apparente novità è stata il comunicato, che il tetto del debito è stato raggiunto a fine gennaio e la FED ed il Tesoro USA attueranno misure di emergenza per garantire i pagamenti solo fino a fine febbraio. Perciò, in mancanza di accordo parlamentare entro questo mese per alzare il tetto, lo spettro del default torna a disturbare i mercati.
A ben vedere in tutte queste notizie non c’è nulla che non si sapesse già. Anche la necessità di alzare il tetto del debito era ben chiara fin da ottobre, quando l’accordo per fermare lo shutdown aveva rinviato a febbraio di quest’anno lo sfondamento del tetto del debito. Allora io stesso feci notare nei commenti che si trattava di un calcio al barattolo. Si veda il seguente commento: http://www.borsaprof.it/commenti_quotidiani.asp?id=1120
Di nuovo c’è solo che i media e le agenzie di informazione che guidano le decisioni degli investitori hanno colpevolmente dimenticato e taciuto per mesi queste realtà che potevano disturbare il magnifico rally dei mercati. Anzi, a ben vedere, neanche questa è una novità. Gli investitori hanno perciò scoperto ieri il naso lungo di tutti quelli che hanno sempre rassicurato sulle “magnifiche sorti e progressive” degli indici di mercato, a prescindere da tutto il resto, tra cui il buon senso.
Ma ora la realtà, che è sempre un po’ più complicata delle speranze, torna improvvisamente a balenarsi davanti agli occhi degli investitori. Perciò quelli che prendono profitto perché a questo punto “non si sa mai…” si fanno più numerosi di coloro che ringraziano i mercati di essere scesi per consentire loro di comprare a prezzi di saldo.
Che succederà ora?
Gli indicatori di eccesso di breve periodo su SP500 cominciano ad essere piuttosto tirati verso l’ipervenduto. La vicinanza della trendline rialzista potrebbe perciò consentire un rimbalzo tecnico. Avviso però che per annullare il forte segnale ribassista fornito ieri l’indice USA dovrebbe riuscire a recuperare quota 1.800. Rimbalzi incapaci di estendersi oltre tale livello sono da interpretare come occasioni di vendita e segnali di continuazione ribassista.
Nel medio periodo la situazione è ancora positiva, ma sempre meno. Lo sfondamento della media mobile a 200 periodi, che passa ora da 1.710 circa, metterebbe la parola fine anche all’impostazione rialzista di medio periodo.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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