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Le Emozioni Forti della Signora Volatilita'
31/01/2014 09:43

I mercati finanziari negli ultimi anni sono diventati sempre più volubili e difficili da interpretare. In particolare si sono velocizzati i tempi di reazione al mutevole contesto economico e alle azioni delle autorità monetarie, al punto che pare diventata ormai una regola fissa la tendenza a scontare in anticipo gli eventi futuri e mutare parere quando tali ipotesi diventano realtà, prendendo così sempre di sorpresa chi pretenderebbe che fossero gli eventi reali a causare la direzionalità dei mercati.
Lo abbiamo constatato anche questa volta. L’accentuazione del capitombolo delle valute emergenti, che ha trascinato al ribasso le rispettive borse e quelle più grandi ed evolute poste in occidente, mentre ha fatto scendere nuovamente i rendimenti sui bond rifugio tedeschi e americani, è avvenuto prima che la Federal Reserve prendesse la decisione di ridurre ancora la quantità di moneta da stampare mensilmente. I commentatori, correttamente hanno giustificato la caduta delle borse della scorsa settimana e della prima parte di questa come effetto della fuga anticipata dagli emergenti degli investitori internazionali per paura che la FED procedesse nel Tapering, come in effetti è poi avvenuto con il comunicato di mercoledì sera. Che cosa succede però quando il temuto evento si materializza? Quasi nulla. Wall Street fa ancora un piccolo saltino al ribasso, intrappolando i mercati asiatici che, presi dall’emotività, sono scesi anche ieri, poi i mercati europei, in mattinata, scoprendo che le valute emergenti nell’occhio del ciclone si sono stabilizzate, fiutano aria di trappola per orsi e ripartono con gli acquisti digerendo immediatamente la notizia negativa.
Alle 14,30 esce la prima stima (advanced) sul PIL USA del 4° trimestre, che centra pressoché esattamente le previsioni degli analisti e non disturba più di tanto la voglia di rimbalzo, che a quel punto anche Wall Street può assecondare, trascinata anche dalla performance stellare di Facebook (+15%) dopo la presentazione dei conti. Quelli che si aspettavano crolli se ne tornano a casa con un palmo di naso.
Intendiamoci. Quell’aria esuberante di un mese fa, quando tutto saliva ed inanellava record su record, quella persistente compiacenza con il rialzo che solleticava l’avidità degli investitori evocando prospettive di un roseo 2014 dopo un magnifico 2013, sono sparite. Tutto si è fatto più problematico. I mercati ora selezionano i titoli che meritano maggiori attenzioni da quelli che effettivamente erano cresciuti troppo e senza meriti nel generoso 2013. Non si sale più come prima, ma non si scende nemmeno con grandissima convinzione.
La fase correttiva che vivono i mercati azionari non è affatto lineare, ma travagliata e dominata dalla volatilità, che comporta frequenti cambiamenti di direzione nel brevissimo periodo e rende sempre incerto il movimento per i principali indici e titoli. La correzione sta assumendo le sembianze di un trascorrere del tempo sotto i precedenti massimi, ma neanche poi così lontani. Pare, almeno per ora, più il riposo del toro stanco che, dopo aver fatto strage di orsi per quasi 5 anni, sente la necessità di recuperare energie e convinzioni, che una vera e propria inversione di tendenza nelle convinzioni degli investitori.
Quando un forte trend si ferma e non viene ribaltato con convinzione dal trend opposto, sui mercati appare la signora volatilità, che si preoccupa di intrattenere i trader di breve periodo e fornire loro l’adrenalina che cercano in cambio di una tosatura dei propri capitali.
Detto con termini che assomiglino meno alla descrizione di un meretricio, diciamo che in questa situazione chi prende posizione ipotizzando una direzionalità marcata di breve periodo rischia di essere sbattuto fuori il giorno seguente. Faccio qualche esempio relativo a blue chips della nostra borsa italiana, che in questi giorni hanno avuto un trend abbastanza laterale ma con notevole escursione di volatilità: Pirelli (mercoledì +7,2%, ieri -7%); Fiat (mercoledì -4,1%, ieri +3%); Mediaset (martedì +6,3%, mercoledì -3,7%); Prysmian (martedì +3%, mercoledì -2,5%); Enel (mercoledì -1,6%, ieri +1,7%).
Con un mercato così è molto difficile operare con un’ottica superiore alle poche ore. Non mi stupirei perciò se oggi i mercati chiudessero la giornata nuovamente con un ribasso, dopo il rialzo di ieri, alternando ancora una volta il segno – dopo un segno +, come stanno facendo da qualche giorno.
Chi cerca tranquillità è meglio che in questi giorni pensi a qualcosa di diverso dal trading.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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