Senza profitti Rally al capolinea
20/01/2014 08:35
Proviamo, come spesso facciamo il lunedì, a dare un respiro un po’ più lungo all’analisi del mercato, utilizzando i grafici settimanali.
Notiamo che l’indice SP500, a livello di time frame settimanale, ha effettuato la terza candela laterale consecutiva, dopo le due magnifiche candele rialziste che hanno concluso in gloria e sui massimi assoluti l’anno 2013. Tutte le candele del 2014 sono state invece laterali, in quanto nessuna è riuscita a chiudere una settimana al di sopra della chiusura dell’ultima candela del 2013. Già questa considerazione ci induce ad evidenziare la cautela che sembra aver colto gli investitori al risveglio dai bagordi di Capodanno. Se vogliamo cogliere un altro elemento di indecisione, possiamo notare che la candela dell’ultima settimana vissuta dal’indice SP500, si caratterizza per avere un corpo molto schiacciato (quasi un semplice trattino) e due ombre (si chiamano così i due stoppini, superiore ed inferiore della candela) abbastanza evidenti. Il significato interpretativo di questa candela, che tecnicamente si chiama “Doji”, è che la volatilità, nell’ultima settimana, si è fatta vedere, poiché l’oscillazione tra il minimo ed il massimo settimanale è stata superiore a quella delle 3 candele precedenti, ma si è espressa senza direzionalità, dato che la chiusura di venerdì è stata assai vicina (solo poco più di 2 punti inferiore) all’apertura di lunedì scorso.
Tutto ciò significa indecisione. E’ un atteggiamento naturale dopo il prolungato rally di fine anno, partito nell’ottobre scorso e sviluppatosi quasi senza battute d’arresto fino a San Silvestro.
Del resto, dopo aver digerito senza battere ciglio lo shutdown di ottobre ed il tapering annunciato a dicembre, i mercati si concentrano ora sulla sostenibilità dei prezzi incorporati in questo rally.
Dopo l’inizio ufficiale del tapering, con gli acquisti di bond che da questo mese sono stati ridotti di 10 miliardi, la FED per qualche mese non dovrebbe avere ripensamenti, anche per non dare un’impressione di discontinuità con la “gestione Bernanke”. Ciò significa che da ora in poi i mercati non possono più fare affidamento sul precedente flusso di droga monetaria in grado di portare il sorriso speculativo a prescindere dalle sorti dell’economia. Occorre pertanto che la macchina produttiva USA sia in grado di girare ad un regime sufficientemente convincente, per giustificare a posteriori la saggezza speculativa di un mercato che ha già incorporato nei prezzi una buona dose di crescita futura degli utili.
L’andamento della campagna invernale delle trimestrali, iniziata la scorsa settimana con i primi annunci da parte delle società con la contabilità più veloce, deve perciò dare sufficienti riscontri a chi ha già investito, per convincerlo a mantenere l’investimento effettuato, e a chi deve vincere le sue incertezze per aggiungersi alla già molto folta schiera di ottimisti. Detto in altre parole, i prezzi potranno continuare a salire solo se le trimestrali che battono le stime degli analisti saranno tante come nei trimestri passati, quando la percentuale di trimestrali migliori delle attese si è sempre mantenuta ben al di sopra del 50%. La scorsa settimana, della quarantina di società dell’indice SP500 che hanno presentato le trimestrali, solo poco più del 20% hanno battuto le stime.
E’ vero che siamo solo all’inizio, ma se il buongiorno si vede dal mattino, non ci sono troppi motivi per esultare sul fronte degli utili.
Pare quindi abbastanza sensata la cautela del mercato USA.
In Europa si è respirata invece un’aria più frizzante, con l’indice tedesco Dax che ha disegnato una bella candela bianca e ritoccato di circa 200 punti il precedente massimo storico. Anche il nostro Ftse-Mib ha fatto vedere la medesima impostazione rialzista ed ha raggiunto quota 20.000 punti, come pure la Spagna ha brillato.
Sembrerebbe questo un recupero di forza relativa dell’Europa e specialmente degli anelli tradizionalmente deboli dell’area Euro (Italia e Spagna).
Va detto però che la salita si protrae ormai da parecchio tempo ad un ritmo francamente eccessivo e forse immotivato, dal momento che Draghi ha ripetuto che la crisi in Europa non è ancora affatto finita. Sarebbe inoltre molto stano che la consueta correlazione borsistica tra Europa solida (leggi Germania) ed USA venisse abbattuta da un’Europa che continua a salire mentre l’America riflette.
Per stare poi al nostro paese, non è ancora detto che Renzi riesca a fare il miracolo di trasformare in oro tutto quel che twitta.
Intanto un primo miracolo lo ha fatto e non da poco: la risurrezione di Berlusconi, tornato grazie a lui a distribuire le carte delle riforme istituzionali. Non so però se era esattamente il miracolo che serviva al nostro paese. L’impressione è che la via per arrivare alla riforma della legge elettorale sia ancora lunga, e che ne vedremo ancora delle belle.
Comunque tutto sommato ai mercati delle vicende politiche italiane sembra importare assai poco in questa fase, dato che comunque c’è il fido Napolitano a guardia della “stabilità” dei cimiteri.
Credo che conti assai più quel che capita in USA con le trimestrali, e magari quel che succede in Cina, dove cominciano ad emergere i primi timori per i fallimenti delle banche ombra, che stanno affossando ulteriormente il listino di Shanghai, che già nel 2013 è stato uno dei pochi a scendere.
E’ perciò una buona idea mettersi in stand by ad attendere maggiori lumi. Peraltro oggi le borse USA sono chiuse per la Festa di Martin Luther King.