Le Trimestrali partono mosce
17/01/2014 08:28
Dopo i rialzi marcati degli ultimi due giorni, ieri le Borse occidentali si sono prese una giornata di pausa, correggendo una parte più o meno significativa di tali rialzi. A Wall Street l’indice SP500, che seguiamo perché è quello maggiormente rappresentativo, ha vissuto una giornata abbastanza piatta, ma tutta passata leggermente in negativo.
A far riflettere gli investitori ed a calmare gli animi sono state soprattutto le trimestrali piuttosto deludenti provenienti da due colossi bancari (Goldman Sachs e Citigroup), con numeri in sensibile calo (il primo) o inferiori alle attese degli analisti (il secondo). Ciò che fa riflettere è il fatto che delle ancora poche trimestrali presentate, una minoranza abbastanza esigua intorno al 20% abbia battuto per ora le attese degli analisti. Se pensiamo che nelle tornate precedenti a battere le attese erano state percentuali intorno al 60-70%, si comprende facilmente il leggero senso di frustrazione che comincia ad affacciarsi sul mercato. A fare peggio sono state finora le società dei settori bancario e del retail, proprio i settori ciclici, che dovrebbero avvantaggiarsi maggiormente dell’irrobustirsi della ripresa americana. Evidentemente qualcosa non torna e gli investitori si mettono in attesa, mentre qualcuno comincia ad alleggerire, approfittando degli indici sui massimi.
In Europa si è vissuta una giornata analoga a quella americana, con tutti i principali indici in negativo. Tra i peggiori di giornata abbiamo visto il nostro Ftse-Mib, penalizzato dallo storno subito dai bancari, che hanno risentito del clima di incertezza provocato dalle due trimestrali americane.
Nulla di preoccupante, per ora.
Non può certo allarmare un po’ di storno, dopo che l’indice mercoledì ha superato di slancio anche i 20.00 punti. E’ anzi abbastanza normale che proprio questo livello psicologico costituisca una resistenza tale da richiedere un po’ di impegno da parte dei compratori, prima di essere definitivamente lasciata alle spalle. C’è bisogno di un po’ più di convinzione fin da oggi per confermare il superamento dell’ostacolo. Aggiungerebbe solo qualche altro dubbio l’ulteriore prosecuzione del calo, che genererebbe preoccupazione solo allo sfondamento deciso di 19.500. Questo livello, dopo aver fatto da resistenza in ottobre e novembre 2013 e fermato a lungo le velleità rialziste del Ftse-Mib, nei giorni scorsi si è trasformato in un livello di supporto, convalidato proprio dall’impulso di oltre 500 punti che da lì è partito martedì scorso.
La convinzione necessaria a riprendere presto il rialzo deve farsi strada tra le asprezze che accompagnano il cammino del governo Letta, continuamente pungolato da Renzi, con la maggioranza litigiosa sulle tre proposte di riforma elettorale che debbono ridursi ad una entro pochi giorni, e che oggi deve affrontare in Parlamento il caso Di Girolamo e la possibile necessità di rimpasto. I rimpasti di Governo in Italia sono scogli sempre diffcili da superare e spesso si trasformano in vere e proprie crisi. L’imprevedibilità di Renzi impedisce di capire in anticipo come andrà a finire questa volta. Certo, se entro qualche giorno avessimo accordo sulla legge elettorale e rimpasto portato a termine, la stabilità del nipote più famoso d’Italia uscirebbe nuovamente rafforzata e magari gli investitori internazionali premierebbero il nostro paese ancor più di quanto abbiano fatto finora.
Sperare non costa nulla.