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La trappola per Orsi
16/01/2014 08:17

Scatta inesorabile la trappola per gli orsi, ed i principali indici tornano sui massimi assoluti.
L’indice USA SP500 mostra di aver digerito completamente le vendite di lunedì e torna ai massimi storici. Durante la seduta è arrivato a toccare 1.850 punti, il maggior valore di sempre ed ha chiuso esattamente sul livello dell’ultimo giorno dello scorso anno, quando realizzò il più alto valore di chiusura della sua storia.
La giornata è perciò da incorniciare, anche perché questa volta i mercati europei non sono stati da meno e quasi tutti i principali indici (Dax, Eurostoxx50, Ftse-Mib, Ibex) hanno ritoccato i massimi assoluti o relativi degli ultimi tempi. Manca all’appello, ma per un’inezia, solo il Cac40 francese, che forse risente anch’esso, almeno un pochino, della crisi politico-coniugale del suo presidente.
Il nostro Ftse-Mib, incurante del caos che avvolge il governo Letta, ha approfittato alla grande del buon momento dei bancari, trascinati dalla trimestrale di Bank of America, che non c’entra nulla con le banche italiane ed europee, ma alimenta il contesto euforico. Riesce così a superare anche quota 20.000 e viaggia sicuro verso l’appuntamento con la trendline ribassista che unisce i massimi discendenti del 2009 e del 2011, che in questi giorni transita poco sotto quota 20.600.
La serie di giornate positive, per il nostro mercato, ha dell’impressionante. Si pensi che a partire dal 16 dicembre scorso, in 18 giornate di borsa, il nostro indice principale ha realizzato il 12,5% di rialzo attraverso ben 15 giornate chiuse col segno più rispetto al giorno precedente e 14 che hanno disegnato una candela bianca, cioè avente un valore a fine seduta superiore a quello dell’apertura. In questo periodo solo l’indice spagnolo IBEX è riuscito a far leggermente meglio, con il 13,5% di rialzo ed anch’esso 15 giornate positive su 18.
Per quelli che fino a ieri erano considerati i due grandi malati d’Europa è un segno di forza invidiabile, persino eccessivo, che obbliga a ripensare alle loro prospettive future, almeno per quanto i mercati azionari ci stanno mostrando di voler scontare.
Il rapporto di forza relativa tra i malati del mediterraneo e l’indice tedesco ha smesso di scendere da qualche tempo e sta forse impostando un tentativo di inversione di lungo periodo da non sottovalutare.
Se i mercati questa volta non sbagliano, quel che vediamo è il trasferimento nei prezzi di scenari economici futuri incoraggianti, tali da dare forse ragione all’ottimismo di Letta e Saccomanni.

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