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Emerging Market Italia
08/01/2014 08:31

La ripresa vera e propria dell’attività borsistica in Europa è avvenuta ieri, dato che i giorni tra Natale e l’Epifania hanno collezionato molte festività e molti operatori hanno approfittato dei numerosi “ponti” per estendere le festività.
Siccome l’Epifania tutte le feste si porta via, ieri si sono in qualche modo scontate appieno le novità dei giorni precedenti. Si tratta di novità rosee per il sistema bancario e per le nostre banche in particolare. Da un lato, in sede comunitaria, sembra che stia prevalendo nella discussione sulla regolamentazione bancaria, una linea ancor più annacquata di quella che è stata varata qualche settimana fa in USA con la Volcker Rule. In USA, per separare l’attività squisitamente bancaria da quella di trading, per le banche più grosse è stato previsto, sia pure al rallentatore e con qualche trucchetto, un divieto alle attività di trading in proprio con i soldi della clientela. In Europa sembra invece prevalere l’intenzione di mettere in piedi un meccanismo piuttosto farraginoso ed opinabile, cioè l’ennesima commissione che decida caso per caso quali attività consentire e quali vietare, e soltanto per le 30 banche più importanti. La lobby bancaria europea riuscirebbe così a neutralizzare anche questo tentativo di imbrigliarne le attività speculative.
Le banche italiane, inoltre, hanno potuto festeggiare il calo dello spread, confermatosi anche ieri al di sotto di quota 200, che ha provocato un miglioramento nella percezione del rischio insito nelle tonnellate di titoli di stato italiani in loro possesso. La novità è stata accompagnata dal rapido susseguirsi di grida di esultanza da parte di vari esponenti del Governo Letta, che già si accalcano per spartirsi i miliardi di risparmi sugli interessi che il nostro Stato pagherà nel 2014.
Qualcuno ha tentato di spiegare ai nostri entusiasti rappresentanti che il calo dello spread non significa nulla se avviene più per merito dell’aumento degli interessi sul bund che per merito del calo dei rendimenti sul BTP italiano. Quel che conta non è lo spread, ma il tasso che siamo costretti a pagare per collocare i BTP in asta. E questo non riesce a scendere significativamente sotto il 4%. Ma purtroppo, niente da fare. Da quest’orecchio i governanti non ci sentono proprio e non riescono a resistere alla tentazione prematura di cantare vittoria.
Comunque l’azionario italiano sta vivendo un momento particolarmente felice, dato che ieri l’indice Ftse-Mib è riuscito, grazie al rally dei bancari, a tornare in area 19.500, con cui aveva flirtato per ben 3 volte tra ottobre e novembre scorsi, per poi essere violentemente respinto fin sotto i 18.000 punti.
L’area che oggi il nostro indice si appresta ad attaccare è estremamente importante. Oltre che resistenza statica di indubbio valore, essa rappresenta anche il punto dove passa la trendline rialzista che ha sostenuto il forte movimento ascendente da luglio a fine novembre e che fu violata il 2.12, dando inizio alla forte scivolata della prima parte di dicembre. Riuscire a riportarsi al di sopra di essa costituirebbe non solo una manifestazione di forza invidiabile, ma anche il ripristino dell’inclinazione piuttosto accentuata del trend di medio periodo e l’intenzione di mettere nel mirino nel corso del 2014 gli obiettivi ambiziosissimi che già in novembre si potevano ipotizzare, in area 23.200.     
La prova odierna è perciò molto importante per il nostro mercato. Il suo superamento ci candiderà a Emerging Market del 2014. Altro che Cina o India…
Un fallimento invece potrebbe convincere molti a vendere per prendere profitto dall’ennesimo balzo del gatto morto.

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