Babbo Natale e' in anticipo
02/12/2013 08:53
La settimana che si è chiusa venerdì ha completato anche il mese borsistico di novembre e ci consente di fare qualche considerazione prospettica sull’andamento dei mercati per questo scorcio finale d’anno.
Un anno che, sui mercati azionari occidentali, ha accumulato una tale positività che nulla potrà ormai riuscire a disperdere nell’ultimo mese ancora da vivere.
Si pensi che l’indice americano più rappresentativo, il SP500, ha finora collezionato un +26%, in costante crescita, dato che il minimo dell’anno è stato realizzato nella prima seduta del 2013. Si tratta del secondo anno di forte accelerazione, dopo il già brillante 2012 e la pausa del 2011 che seguì il biennio 2009-2010 di deciso rimbalzo dopo la drammatica crisi del 2008. Insomma: se pensiamo che il minimo della crisi venne segnato ad inizio marzo 2009, in meno di 5 anni il rialzo complessivo è stato pari ad un impressionante +170%.
La cavalcata di quest’anno ha visto solo due soli mesi chiudere col segno meno (giugno ed agosto). Non è mai successo prima, nei 5 anni seguenti alla crisi. Venendo all’ultimo rally, osserviamo che, dopo la mini-correzione a cavallo di settembre ed ottobre, dovuta alle fugaci paure per il shutdown ed il possibile default americano, sono state collezionate ben 8 settimane consecutive di rialzo, con una performance, dal minimo del 9 ottobre scorso, del 9,6%.
Dopo tutto questo ben di Dio in termini di rialzo, non può che destare un certo stupore leggere sulla stampa specializzata i commenti degli imbonitori di professione che profetizzano la partenza del rally di Natale. E’ come chiedere a Vettel, dopo che ha vinto quest’anno un bel po’ di Gran Premi di Formula 1, quando pensa di cominciare a vincere.
E’ anche questo un indicatore di euforia che si aggiunge a tutti gli altri, tra cui brilla l’andamento della volatilità. L’indice Vix, che io chiamo l’indice della paura, poiché misura la volatilità implicita che i venditori di opzioni su SP500 si fanno pagare per assicurare contro i cali improvvisi, è stato misurato la scorsa settimana intorno a 12 punti, un livello raramente superato al ribasso in passato, da cui sono partite spesso le correzioni. La leva utilizzata dagli investitori, che in USA sono abituati ad acquistare a margine, ha raggiunto livelli massimi paragonabili a quelli raggiunti nelle precedenti bolle del 2000 e del 2007. Il misuratore di sentiment degli investitori, pubblicato dalla American Association of Individual Investors , ha rilevato nell’ultima settimana di novembre un percentuale di Buillish al 47,3%, in crescita di quasi il 13% rispetto alla settimana precedente e molto al di sopra della media storica del 39%, mentre i Bearish sono in calo e si attestano sul valore 28,3%, inferiore alla media storica che supera il 30%.
Sono tutti segni di rally in corso e di ottimismo sfrenato. Il rally, più che arrivare, sembra che ci sia già stato.
Non mi stupirei, a questo punto, se l’anno si concludesse con una frenata, che parecchi indicatori grafici rendono abbastanza probabile, a dispetto dei rialzisti ad oltranza.
Innanzitutto l’indice SP500 ha raggiunto e superato la quota psicologica di 1.800, ma ora fatica un po’ a lasciarsela alle spalle, dato che venerdì un violento sell off negli ultimi minuti ha azzerato gli ardori di inizio seduta e disegnato una candela bruttina (inverted hammer sui massimi), che potrebbe evocare una correzione. E’ vero che la seduta di venerdì è stata poca cosa in termini di volumi, a causa della semifestività. Però è un dato che, per quel che vale, ci invita all’attenzione.
Inoltre l’indice è arrivato da giorni sul bordo superiore del canale rialzista che accompagna tutta la salita partita ad ottobre 2011. E’ abbastanza difficile che un canale così prolungato e di buona inclinazione, come quello esaminato, possa essere forzato ulteriormente al rialzo in modo significativo dopo oltre due anni di corsa. Il fatto che l’indice ci stia provando da alcuni giorni sembra una chiara dimostrazione di eccessiva ostinazione.
Se poi guardiamo il principale indice di forza del mercato, cioè l’indicatore RSI(14), notiamo che sul grafico mensile è arrivato a 76, su quello settimanale è oltre 74, quando il valore 70 indica la soglia di eccesso rialzista chiamata ipercomprato. Sul grafico giornaliero la situazione non è ancora giunta all’ipercomprato, ma la notizia non è comunque positiva, poiché si intravedono chiarissime divergenze ribassiste, tra indicatore e prezzi, che durano da oltre un mese e rivelano una perdita di momentum da non sottovalutare. Per concludere, il Vix, che ad inizio settimana ha accarezzato quota 12, nelle due ultime giornate di borsa si è portato nuovamente sopra 13, rivelando un accenno di nervosismo da parte dei market maker.
Da tutte queste considerazioni ricavo una sensazione di precarietà per i listini azionari. Non credo affatto che siano alle porte crolli epocali, ma una correzione mi pare non solo possibile, ma, a questo punto, anche abbastanza probabile. Se sarà così ci accorgeremo che quest’anno Babbo Natale i doni agli investitori li ha portati in anticipo.