I Diversi siamo noi
26/11/2013 08:36
L’inizio di settimana è stato positivo in tutta Europa, sulla scia dell’andamento degli indici americani che hanno chiuso a livelli record quella passata e per merito dell’accordo provvisorio raggiunto con l’Iran, che ha sospeso per 6 mesi l’arricchimento dell’uranio in cambio di un alleggerimento delle sanzioni.
La salute europea ha contagiato l’inizio delle contrattazioni americane, con SP500 che ha raggiunto quota 1.808 ed innalzato l’asticella del record, per poi perdere tutto il rialzo nell’ultima ora di prese di beneficio.
Intanto nel week-end si sono sprecati i commenti euforici sui media specializzati americani. E’ stata una battagli a chi la sparava più grossa, con previsioni di arrivo per l’indice Dow Jones anchea 19 – 20.000 punti entro il prossimo anno.
Tutto è possibile in questo clima euforico, alimentato dalla liquidità gratis stampata dalle banche centrali al ritmo mensile di 150 miliardi di dollari, che sta creando nuove interpretazioni del tradizionale giustificazionismo rialzista che invade la stampa specializzata ogni volta che si perde il contatto con la realtà e si proclama la tradizionale frase “questa volta è diverso…”
Chi può affermare a ragione che “questa volta è diverso” è l’investitore sul mercato italiano, che anche ieri ha avuto una dimostrazione della debolezza del nostro listino, unico a chiudere col segno meno in Europa. Chi opera sul nostro mercato osserva attonito ormai da anni l’andamento divergente del nostro listino rispetto a quelli dei paesi cugini d’Europa o a quelli americani. Mentre altrove si inanellano record su record ed i massimi storici vengono continuamente violati (è il caso del Dax tedesco e SP500 e Dow Jones americani) o almeno si staziona su massimi relativi superiori ai precedenti raggiunti dopo il grande crollo del 2008-2009 (è il caso del CAC francese o, lontano da noi del giapponese Nikkei), il nostro povero Ftse-Mib lotta con quota 19.000 punti, che dista un’immensità dal record storico del 2007 (50.109 punti, e non è un errore), ma anche molto dal massimo del post-crollo (24.558 del 16 ottobre 2009).
Appunto. Questa volta è diverso dalle precedenti, quando i mercati azionari occidentali erano molto correlati tra loro e procedevano più o meno alla stessa andatura al traino di Wall Street. Fino al 2009 il nostro mercato era agganciato alle performance degli altri, facevamo i minimi ed i massimi assoluti quando li facevano gli altri e la performance che realizzava il Ftse-Mib era paragonabile a quella degli altri, protetto com’era dall’area monetaria comune e dall’Euro, che veniva considerato, anche dagli occhi degli investitori, uno scudo in grado di rendere omogenea l’Eurozona. Poi la crisi ha portato alla devastazione dell’area euro ed alla divisione e contrapposizione tra virtuose formiche dell’Europa continentale e cicale mediterranee.
Ed allora questa volta è diverso. E i diversi siamo noi.