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L'Emergenza come Status
20/11/2013 08:24

E’ continuata anche ieri la mini-correzione dei listini americani, iniziata lunedì, subito dopo aver superato i due livelli chiave di 16.000 per l’indice Dow Jones e 1.800 per il più significativo SP500. Per ora non si tratta che di semplici prese di beneficio, motivate più da banali dichiarazioni di membri della FED e da riduzioni di rischio in attesa delle parole di Bernanke, che ha parlato nella notte ed ha rassicurato i mercati senza fornire alcuna novità rispetto alle parole pronunciate solo pochi giorni fa dal suo successore Janet Yellen.
Qualsiasi pretesto è utile a scaricare un po’ di pressione rialzista dai listini, che sono da molto tempo sui massimi e ritoccano continuamente i record precedenti. La salita non può essere continua e un paio di sedute riflessive dopo un minirally sono del tutto normali.
E’ piuttosto il nostro listino a voler correggere in modo più significativo. Non tanto in termini di prezzo, quanto di tempo. Il calo di ieri, che ancora una volta ha portato il Ftse-Mib al primo posto nella classifica giornaliera delle borse europee (ma questa volta dei peggiori, mentre lunedì era stato il migliore), non ha intaccato ancora i supporti e non ha ancora drammatizzato la correzione in corso. Ha piuttosto manifestato la volontà di trascorrere tempo e scaricare gli eccessi accumulati ad ottobre
con una fase laterale caratterizzata da elevata volatilità e assenza di direzione.
A rifletterci, la cera che manifesta l’indice Ftse-Mib assomiglia a quella del Governo Letta, che sopravvive e si barcamena, senza direzione e con grande volatilità di consenso all’interno della maggioranza. L’incertezza si riflette nelle fibrillazioni sui vari ministri: Cancellieri che viene difesa ad oltranza da Napolitano e Letta, con malumore del PD, costretto ad ingoiare il rospo e a votare la fiducia all’amica dei Ligresti; Saccomanni che, nella sua manifesta incapacità, è diventato una macchietta attira-sberleffi, quasi come Berlusconi ai tempi dei sorrisini della Merkel.
Mentre la maggioranza si contorce nella convinzione che per sostenere Letta occorra turarsi il naso e chiudere la bocca, col rischio di soffocare, continua il tiro al bersaglio delle previsioni economiche sul nostro paese. Dopo il ceffone della Commissione UE, ieri anche l’OCSE ha rivisto al ribasso (-1,9%) il PIL di quest’anno e concesso solo un +0,6% alla mini-crescita del prossimo anno, metà di quanto previsto per ora dal Governo. Nemmeno l’OCSE crede alla riduzione del rapporto debito/PIL il prossimo anno e chiede di inasprire la manovra, esattamente come la Commissione UE, mettendo in imbarazzo Saccomanni, che, ormai incapace persino di comprendere il senso delle critiche che gli vengono fatte, continua ripetere le solite frasi rassicuranti per le quali è stato programmato .
La Banca Mondiale, tanto per rincarare la dose, ha evidenziato che la pressione fiscale sulle imprese nel nostro paese è la più alta tra i paesi UE ed è al 138° posto su 189 paesi dell’area OCSE. Se si considera il carico fiscale complessivo ed il costo che si deve sostenere per pagare le imposte, l’onere che le imprese debbono sostenere ha raggiunto il 65,8% degli utili.
Come si fa ad attrarre capitali stranieri nel nostro paese in queste condizioni? Chi volete che venga a farsi rubare due terzi degli utili da uno stato inefficiente? Al contrario, è del tutto comprensibile che le imprese italiane facciano la fila a Chiasso a chiedere informazioni per trasferire la sede in Svizzera.
Lo stesso disastro avvenuto in Sardegna diventa una metafora del disastro italiano. Un paese in cui da decenni si piangono centinaia di morti ogni anno per catastrofi climatiche o terremoti, e ad ogni evento si susseguono le dichiarazioni degli esperti e le prese di coscienza dei politici sul fatto che 6 milioni di abitanti del nostro paese abitano in zone in dissesto idro-geologico, candidate alla prossima catastrofe. Ebbene, nella legge di Stabilità è stato previsto per il 2014 lo stanziamento di soli 30 milioni (milioni, non miliardi) di euro per mettere in sicurezza il paese. Una goccia di interventismo nel mare della necessità. Intanto, solo per tamponare il disastro della Sardegna, si spenderà probabilmente il triplo di questa cifra stanziata per dare soluzioni strutturale ad un fazzoletto di territorio italiano.
Ma che volete farci? A noi piace maledettamente rincorrere l’emergenza. E’ lo sport più praticato da sempre e difficilmente i tedeschi riusciranno a farci cambiare idea.

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