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E' dappertutto un derby tra Falchi e Colombe
15/11/2013 11:33

I mercati azionari più solidi, che sono in questo momento quello americano, quello tedesco e quello giapponese, si preparano a chiudere la settimana borsistica nei pressi dei massimi dell’anno.
Ad essere più precisi, l’indice SP500 ha segnato proprio ieri l’ennesimo massimo storico a quota 1.791, ed è ormai a pochi passi dalla soglia psicologica dei 1.800 punti. Il Dax tedesco ha fatto il suo massimo storico la scorsa settimana, nel giorno dell’esultanza per la mossa di Draghi, ed ha quasi completamente riassorbito la mini-correzione che è seguita alla sbornia da taglio dei tassi. Anche l’indice Nikkei giapponese ha dato un forte segnale rialzista chiudendo la seduta odierna e la sua settimana ben oltre i 15.000 punti, uscendo al rialzo da una lunga congestione laterale che durava da più di 4 mesi ed ha la strada ormai spianata verso quei 15.942 punti che sono dal maggio scorso il massimo dell’anno ed il culmine dell’euforia da “Abenomics”.
Se tralasciamo questi 3 mercati, nel panorama borsistico mondiale non c’è molto altro di cui andare fieri, anche se rispetto all’inizio dell’anno un po’ tutti i listini delle economie più mature sono in positivo. Fanno più fatica quelli dei cosiddetti BRIC, con la sola India in sostanziale pareggio, mentre Brasile, Russia e Cina (il peggiore) hanno la performance del 2013 ancora in negativo più o meno accentuato.
I mercati stanno premiando chi riesce a drogare meglio l’economia (USA e Giappone) con massicce immissioni monetarie, oppure chi dimostra una forte competitività (la Germania). Penalizzano invece  chi sta rallentando la crescita (i Bric) e non stimola l’economia con massiccia stampa di moneta.
E’ chiarissimo, e l’ho ripetuto varie volte, che ciò che muove i mercati in questo periodo è esclusivamente l’aspettativa sulle future politiche monetarie delle maggiori banche centrali. Mentre qualche giorno fa i dati macroeconomici USA più forti delle attese avevano portato qualche vendita di salvaguardia da parte di chi temeva un avvio precoce da parte della FED del famigerato “tapering” (il processo di riduzione degli stimoli monetari mensili della manovra di Quantitative Easing), l’aver ascoltato ieri le materne e generose parole della futura Governatrice della FED Janet Yellen, ha immediatamente fugato i timori e riportato in auge la convinzione che per molti mesi non avremo il tapering e che, quando inizierà, avrà un ritmo molto lento, quasi impercettibile.
Il processo di gonfiamento della bolla sui mercati azionari ed il mantenimento dei rendimenti ai minimi termini sul mercato obbligazionario possono continuare.
E’ vero che con l’avvicendamento del Governatore, a febbraio del 2014, si attuerà anche una cospicua rotazione dei membri votanti del FOMC, e che, secondo le previsioni degli analisti, la schiera delle accomodanti “colombe”, ora in maggioranza, si ridurrà e diventeranno preponderanti i “falchi”, propensi ad accelerare il tapering. Ma per ora i mercati confidano che la gentilezza ed i toni concilianti della signora Yellen riusciranno ad esercitare quella “moral suasion” sufficiente a “colombizzare” almeno qualche falco e proseguire ancora a lungo nell’erogazione della droga monetaria, unica sostanza necessaria e sufficiente per mantenere i mercati azionari in rialzo e quelli obbligazionari stabili.
Il futuro “crash” dei mercati si fa sempre più probabile, ma, contemporaneamente, se non sopraggiungerà qualche granello di sabbia troppo grande, in grado di inceppare gli ingranaggi della macchina “stampa soldi”, il crollo sembra allontanarsi nel tempo.
Guardando al nostro piccolo orticello italiano, stiamo constatando che il nostro indice è invece da giorni il peggiore tra quelli europei. La debolezza della nostra economia non ha più bisogno di ulteriori dati per essere confermata. Anzi, dopo tutte le pervicaci manifestazioni di ottimismo da parte di Letta, Saccomanii e della Banca d’Italia, che da mesi vedono la crisi dietro le spalle ed evocano l’inversione di tendenza del nostro prodotto, deve aver provocato ieri un gesto di stizza in molti operatori la notizia che anche nel terzo trimestre il nostro PIL è sceso. Ha rallentato il ritmo di discesa (-0,1%), ma l’inversione di marcia è rimandata, mentre rispetto al prodotto del medesimo periodo dello scorso anno dobbiamo registrare un funereo -1,9%. Quanto a recessione, in Eurolandia siamo quasi quelli che stanno peggio. Ci batte solo Cipro!
In questo contesto deve suscitare parecchio nervosismo negli investitori stranieri assistere all’eterna fibrillazione del governo, sospeso tra i pasticci di qualche ministro (la Cancellieri pare che non l’abbia raccontata giusta la vicenda dei suoi rapporti con i Ligresti) e l’interminabile derby falchi-colombe che si svolge nel PDL e che produce strascichi anche sul percorso parlamenta della Legge di Stabilità, lacerata ogni giorno da novità de restano attuali il tempo di diventare di dominio pubblico, per poi scomparire ed essere sostituite da altri effimeri colpi di genio.
Con questo teatrino politico è già un miracolo che lo spread non si impenni. Come possiamo pretendere che salga anche la Borsa?

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