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Segnale correttivo, ma da confermare
08/11/2013 08:36

Si è realizzata in modo lampante la facile previsione fatta nel commento di ieri, quando ho ipotizzato che la giornata avrebbe portato ai mercati una scossa in grado di risolvere l’indecisione dei giorni precedenti.
In effetti tutte e 3 le notizie giunte ieri hanno dato il loro contributo a far divampare la volatilità che covava sotto la cenere della congestione laterale delle 4-5 sedute precedenti.
La prima in ordine di tempo è stato il taglio dei tassi nell’Eurozona, che il Board BCE capitanato da Draghi ha portato a 0,25%, il minimo della storia dell’euro, allineandosi molto tardivamente al livello che la Federal Reserve pratica da quasi 3 anni.
La notizia, benché fosse già quasi completamente scontata, è stata salutata con iniziale entusiasmo da parte delle borse europee, che, ciascuna a modo loro, hanno stappato lo champagne. In meno di un’ora l’indice tedesco Dax ha portato il suo record assoluto a 9.194 ed anche il nostro Ftse-Mib ci ha messo del suo riportandosi per la terza volta in 13 sedute in area 19.500 (realizzato 19.483).
Ad alimentare l’entusiasmo ha provveduto nel frattempo anche il secondo dato di giornata: il PIL USA del 3° trimestre, nella sua prima stima provvisoria, ha registrato una crescita annualizzata del 2,8%, assai migliore del 2% scarso atteso dal consensus degli analisti.
Ma la festa è durata complessivamente solo un’ora, poiché poco dopo le 14,30 il mercato ha cominciato a ragionare a mente più fredda sulle notizie.
Innanzitutto: che cosa rappresenta il taglio dei tassi BCE a 0,25%, in prospettiva? L’ultima cartuccia che la BCE ha potuto sparare con l’arma tradizionale dei tassi di interesse. Se qualcuno pensa che i tassi possano essere portati a zero è bene che chieda un’opinione a qualsiasi tedesco, per riceversi una sonora risata. Penso che Weidmann, presidente della Bundesbank, abbia rischiato l’overdose di digestivo per riuscire a mandare giù la decisione di ieri, dopo che nelle scorse settimane aveva consigliato a Draghi di alzare i tassi. Mai i tedeschi permetteranno la bestemmia dei tassi a zero. Perciò possiamo tranquillamente affermare che l’ultima cartuccia è stata sparata ed alla BCE non resteranno ora che le armi non convenzionali, come l’operazione LTRO da 1.000 miliardi erogata alle banche due anni fa, nel pieno della bufera dello spread. Il futuro più prossimo dei tassi ufficiali in Europa è quello dell’immobilità, mentre quello un po’ più a medio-lungo termine sarà di risalita. Comunque non c’è più margine per scommettere su ulteriori discese, avendo toccato verosimilmente il fondo.
Guardando poi il dato sul PIL USA in modo disaggregato, si osserva che la crescita superiore alle attese è stata provocata da cause aleatorie, come il forte aumento delle scorte di magazzino e il saldo della bilancia commerciale. Queste due voci sono generalmente quelle più a rischio di revisione nelle stime più precise successive alla prima, che verranno diramate tra 2 e 4 settimane. Le componenti più sostanziali del PIL, cioè i consumi privati e gli investimenti, sono salite assai meno delle attese ed hanno dato un contributo assai più scarso alla crescita. La spesa pubblica è addirittura calata, sebbene lo shutdown non fosse ancora iniziato. Anche qui, se si prova a pensare al futuro prossimo, cioè al dato dell’ultimo trimestre, che stiamo vivendo ora e conosceremo statisticamente solo a febbraio del prossimo anno, dato che incorporerà gli effetti dello shutdown, è impossibile ipotizzare accelerazioni. Anzi, sarà già un successo riuscire a non ridurre troppo i giri del motore della crescita.
Ce n’è abbastanza per motivare il rapido colpo di freni che i mercati hanno subito nella parte finale di seduta.
Non è bastato il clamoroso debutto di Twitter, che nella sua prima giornata di contrattazioni ha messo a segno un rialzo di quasi il 73%, a 44,90 dollari, rispetto ai 26 dollari del prezzo ufficiale di collocamento. Anche qui si nota comunque che l’entusiasmo iniziale (apertura a 45,10 e rapido arrivo a 50 dollari per poi lasciare spazio a prese di beneficio) si è affievolito almeno un po’ quando gli investitori (ma in questo caso dovremmo parlare di giocatori d’azzardo, visti i conti della società) hanno cominciato un pochino a togliersi il paraocchi dell’avidità.
La frenata finale dei mercati è stata assai consistente. Il nostro Ftse-Mib ha pagato il prezzo più alto, chiudendo la giornata a -2,07%, cioè ben oltre 3 punti percentuali sotto i massimi di seduta. Anche gli indici Usa hanno accusato significative perdite, con SP500 che ha terminato a 1.747 (-1,32%) una seduta tutta in calo. Solo il Dax è riuscito a mantenere un modesto segno positivo, ma anch’esso assai lontano dai massimi del primo pomeriggio.
Dopo il falso tentativo di forzatura rialzista, gli indici consegnano perciò un segnale correttivo piuttosto chiaro. Infatti la stretta congestione degli ultimi giorni è stata rotta al ribasso. Se nella giornata odierna la volatilità si esprimerà ancora al ribasso, confermando così il segnale anche con la chiusura settimanale, potremmo assistere ad uno sviluppo della correzione per qualche giorno, magari per il resto del mese di novembre. In tal caso lunedì cominceremo a verificare gli obiettivi ribassisti di possibile arrivo. Per ora limitiamoci a constatare che il tentativo di continuazione rialzista è naufragato, lasciando spazio ad un segnale correttivo, che oggi però va confermato. Altrimenti il caos della volatilità senza direzione potrà proseguire.

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