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Schifo segreto o schifo palese
31/10/2013 09:21

I mercati azionari hanno seguito le ipotesi fate ieri e, sulla notizia, ormai ampiamente scontata, che la Federal Reserve ha lasciato immutata la politica monetaria in corso e rinviato il tapering, sono scattate le prese di beneficio di chi ha monetizzato il rally di fine shutdown.
Niente di clamoroso, ovviamente, ma lo svarione che ha avuto per un attimo l’indice USA SP500 all’uscita del comunicato, dove è stata inserita la nota che diminuiscono i rischi di ribasso della crescita economica USA, segnala che i mercati hanno i nervi a fior di pelle e restano decisamente dipendenti dalla politica monetaria super-espansiva, più che da ogni altra cosa. La FED è ostaggio del crollo che avverrà quando attuerà il tapering. Non mi sembra ci siano dubbi in merito. Ma per ora, come diceva la celebre canzone di Orietta Berti, “fin che la barca va… lasciala andare”.
La barca della politica italiana sembra invece aver urtato ieri un primo scoglio e ne intravede un altro ben più grosso tra pochi giorni.
La Giunta del Senato ha infatti deciso di utilizzare il voto palese per decidere sulla decadenza di Berlusconi da senatore, in applicazione della famosa Legge Severino. Ci sarebbe forse ancora la scappatoia rappresentata dalla richiesta di voto segreto fatta da almeno 20 senatori al momento del voto, che il Presidente del Senato Grasso, ribaltando la decisione di ieri, potrebbe accettare, valutando un pregiudizio di coscienza.
Per ora la giunta ha deciso per il voto palese, contro le previsioni dei dietrologi, che vedevano nel voto segreto l’arma per salvare il soldato Silvio. Chiaramente la decisione ha suscitato le ire dell’interessato, poiché si avvicina ulteriormente il compimento della infinita telenovela della decadenza. Il condizionale è d’obbligo, poiché è presumibile che verranno usate tutte le residue armi di distruzione di massa in possesso dell’indomito statista, ostinato a vender cara la pelle sua e del plotone di ultras che lo circondano. Tra queste, se ne avesse la possibilità, certamente ci sarebbe anche quella di far cadere il Governo Barzel-Letta, tanto caro ai mercati.
La Borsa perciò non ha apprezzato la decisione della giunta e lo spread ieri è risalito di una decina di punti, tornando a quota 250 ed allontanandosi dai 230 punti che si intravedevano martedì a portata di mano.
La Borsa vota per la salvezza di Berlusconi? Certo. O meglio, la Borsa vota per la stabilità del governo, poiché la Borsa, specialmente nella componente obbligazionaria, rappresenta gli interessi dei creditori del nostro paese. Tutto quel che si frappone al tranquillo dissanguamento degli italiani per via degli interessi che si paghiamo ogni anno ai creditori, viene visto come fonte di instabilità e crea il riflesso condizionato dell’innalzamento dello spread. Se il cavaliere venisse salvato la borsa esulterebbe e lo spread verrebbe probabilmente ridimensionato nel breve periodo, magari ampiamente sotto quota 200, poiché vedrebbe la “pacificazione” provvisoria come un salvacondotto al governo delle ambigue intese.
Ma questo esito oggi è più lontano, perché il voto palese non lascia spazio a dubbi. Ecco allora che la Borsa teme la rappresaglia sul governo, poichè non ritiene Alfano ancora sufficientemente autonomo dal Cavaliere ed in grado di portare a termine quella scissione più volte minacciata ma mai realizzata. E sentire Alfano ribadire di voler fare la battaglia in Parlamento per il suo leader non può certo rassicurare Letta ed i mercati.
Al di là dell’impatto sulle borse emerge comunque da questa vicenda con grande chiarezza l’infima qualità della nostra classe politica, effetto perverso del sistema elettorale per cooptazione che il Porcellum ha imposto negli ultimi anni.
Sul cinico e perverso accanimento del miliardario televisivo a considerare i suoi problemi  giudiziari ed aziendali come gli unici degni di attenzione, a cui si deve sacrificare ogni altra questione che riguardi la massa degli italiani, è già stato detto a sufficienza. Personalmente ho esaurito le parole e riesco soltanto più a scuotere la testa deluso e depresso.
L’accanimento di questi giorni sulla decisione “voto segreto-voto palese”, come se da questo dipendesse il destino del paese, ci ha portato davanti agli occhi un altro disastro politico e morale, che riguarda la qualità dei parlamentari che circondano i leader di partito.
Il solo fatto che si sia fatta una vera e propria guerra per riuscire a spuntare il tipo di votazione preferito, rivela l’inconsistenza politica ed umana di chi questo voto dovrà esprimere.
Se Berlusconi vuole così ostinatamente il voto segreto è perche ritiene di potersi comprare la coscienza di un bel po’ di senatori del PD, che pubblicamente lo condannano ma nel segreto dell’urna lo salverebbero. Ma anche di qualche senatore grillino, che lo salverebbe pur di far cadere la colpa sul PD e trarre beneficio politico dalla truffa politica.
Parallelamente, se la leadership del PD lotta per il voto palese, è perché sa che quel che desidera Berlusconi potrebbe tranquillamente succedere, e sarebbe la fine di quel partito.
Insomma non è una bella dimostrazione di dignità morale, quella a cui stiamo assistendo.
Perché è così difficile nel nostro paese dare ai cittadini la possibilità di scegliersi i rappresentanti e di controllarne l’operato tramite le votazioni tutte e sempre alla luce del sole?

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