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Babbo Natale al lavoro per il rally
21/10/2013 09:45

La settimana appena trascorsa è stata molto importante, poiché credo che l’evoluzione della situazione abbia chiarito il presente, ma anche messo parecchi semi per il futuro di medio periodo.
I mercati azionari hanno mostrato un notevole ottimismo, che li ha portati tutti a ritoccare i precedenti massimi relativi (addirittura quelli assoluti per le Borse più solide, come quelle tedesca ed americane).
Il fatto che questo sprint si sia verificato nella settimana che teoricamente poteva segnare niente meno che il fallimento del debito sovrano USA, la dice lunga sull’euforia che sta divampando sui mercati.
Se non bastasse questa considerazione siamo invitati a dare un’occhiata a che cosa sta succedendo sul mercato più speculativo del mondo, il Nasdaq, dove venerdì Google ha superato i 1000 dollari per azione, con un balzo quotidiano del 13%, in seguito ai buoni dati divulgati. L’effetto Google ha trascinato l’indice dei 100 principali titoli tecnologici ad un passo dal massimo del 2011 ed alcuni tra i principali campioni della tecnologia cominciano a presentare rapporti P/E (Amazon a 3000, Facebook a 1300, per citarne solo due) che ricordano le pazzie della bolla internet del 2000.
Occorre chiedersi il perché di tanto entusiasmo.
Probabilmente il mercato sta realizzando che quella che nell’economia reale sembra essere una sciagura, per i mercati potrebbe rivelarsi una manna dal cielo.
Il perdurare della scure del possibile default americano, di cui si è spostata unicamente di 3 mesi la data, sebbene le trattative per accantonare il problema per un tempo durevole non siano ancora nemmeno allo stato embrionale, ha già avuto effetti sull’economia USA, per colpa del blocco dell’attività di governo e della spesa non urgente (shutdown). Si sta calcolando ora l’effetto frenante sul PIL del 4° trimestre, ma si va dal -0,5% dei più ottimisti fino al -1,4% dei pessimisti. Ma se lo stallo si ripeterà a gennaio avremo altre conseguenze infauste sul cammino di crescita USA. Anche se non dovesse esserci un altro braccio di ferro, è ipotizzabile che l’accordo dovrà comprendere consistenti tagli alla spesa pubblica per strappare il consenso repubblicano ad un innalzamento non provvisorio del tetto del debito.
Tutto ciò avrebbe conseguenze paragonabili a quelle che ha l’era dell’austerità sulla crescita europea. Mi riesce difficile pensare ad un’accelerazione del ritmo di crescita USA molto oltre il 2%, che è il ritmo attuale, nel 2014. Anzi. Probabilmente avremo una contrazione.
Ma le vicende dell’era del Quantitative Easing ci hanno insegnato che nel mondo delle illusioni, come è diventato il sistema finanziario mondiale, quel che è male per l’economia è bene per la speculazione.
Infatti la prospettiva di precarietà che ha portato il fallimento del sistema istituzionale americano, incapace di decidere,  legherà le mani alla Federal Reserve, impedendo a Bernanke e soci di iniziare il tanto annunciato e mai avviato “tapering”. C’è addirittura da pensare che la signora Yellen, la super-colomba che a febbraio prenderà il posto di Bernanke, vorrà metterci del suo ed accentuerà il lassismo monetario, proseguendo e magari incrementando la stampa di moneta. Scordiamoci perciò rialzi di tassi (peraltro esclusi fino al 2015 già dall’attuale FOMC)  e tapering imminenti. I tassi a breve verranno artificialmente mantenuti ancorati allo zero ancora per parecchio tempo ed anche quelli a lunga verranno schiacciati dal peso degli acquisti di bond da parte della FED.
Ciò significa che la bolla monetaria può continuare a gonfiarsi ed il carry trade potrà continuare a beneficiare i paesi emergenti e quelli più in difficoltà (come il nostro).
Se poi si aggiungerà anche Draghi alla squadra dei pompieri, varando un altro LTRO per aiutare le banche europee e innaffiarle di finanziamenti affinchè possano comprare titoli di stato, anche lo spread è destinato a scendere ancora.
Insomma: i Babbi Natale non mancano quest’anno. Non mi stupirei di vedere un rally di fine anno coi fiocchi e controfiocchi. Come ai bei tempi della bolla internet.

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