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Non tutto il Male vien per nuocere
25/06/2013 10:06

La settimana è iniziata nel segno della continuazione ribassista, come per gran parte si è svolta quella precedente. A scompaginare le sedute dei mercati azionari è balzato un altro spettro, che si unisce a quello della fine degli stimoli monetari.
Si tratta della Cina, le cui debolezze, spesso mascherate e nascoste dalla coltre di silenzio che impongono le autorità, stanno emergendo prepotentemente. Il sistema bancario comincia a fare acqua da tutte le parti, al punto che è in atto una specie di paralisi del credito, che le autorità hanno deciso ieri di non contrastare con misure di allentamento monetario. Questi problemi, che assomigliano a quelli che stanno vivendo i PIGS, agiscono da potente freno alla già ridotta crescita e spingono le agenzie di analisi economica a rivedere al ribasso la crescita per l’anno corrente a livelli inferiori a quelli visti nel momento peggiore della crisi del 2009.
La borsa ne ha preso violentemente atto ieri, tanto che l’indice di Shanghai SSE Composite, è crollato di oltre il 5%. Oggi sembrava che il listino cinese volesse concedere il bis, dato che nella prima parte della seduta ha prepotentemente sfondato anche il minimo del 4 dicembre dello scorso di quota 1.949, scendendo per inerzia fino 1.850, non più troppo lontano dai valori più bassi toccati durante il culmine della grande crisi, il 28 ottobre 2008 a quota 1.665.
Quando tutto sembrava perduto, l’avvitamento stava contagiando anche gli altri mercati asiatici e l’indice giapponese era sprofondato nuovamente a 12.800, ecco che, d’improvviso, il temporale finisce e l’indice effettua un prodigioso recupero. Nelle ultime due ore della seduta vengono recuperate tutte le perdite, si ritorna sopra il supporto di 1.949 e si rivede uno squarcio di sereno, che ha permesso anche al Nikkei di chiudere la giornata ancora a contatto con i 13.000 punti.
I mercati appaiono preda della volatilità e della manipolazione (secondo me sui minimi di seduta la Banca Centrale cinese è intervenuto pesantemente a comprare, anche se non lo ammetterà mai) senza le idee chiare sul futuro ed interpretano gli eventi quotidiani con molto nervosismo.
Nel giro di tre giorni sono  incredibilmente passati dal terrore per il ritorno alla normalità della crescita USA all’incubo del rallentamento cinese, mentre in Europa, nel frattempo, la Grecia è tornata sulla graticola della crisi finanziaria e politica e gli spread PIGS-Bund tornano a farsi larghi in un contesto di crescita dei rendimenti pure sul Bund.
Eppure sono passate poche settimane da quando i principali mercati azionari scontavano il paradiso in terra inanellando continui rialzi quotidiani come ai tempi euforici delle bolle del 2000 e del 2007. Ora ci troviamo a fare i conti con i supporti chiave in grado fi far girare al ribasso il trend principale anche per le borse considerate più solide.
Sp500, col ribasso di ieri, che ha fatto segnare una chiusura al di sotto dei minimi di venerdì scorso, ha confermato l’intenzione di dirigersi a giocare la partita con il supporto di 1.540. Ci potrebbe arrivare con gli oscillatori non ancora in eccesso ribassista, per cui l’incontro potrebbe essere emozionante e molto equilibrato.
L’indice tedesco Dax è quasi arrivato alla sua area di supporto di area 6.600, mentre il nostro FIB, ieri stranamente migliore degli altri indici europei, ha già testato, apparentemente con successo, il suo supporto da ultima spiaggia compreso tra 15.000 e 14.750. Oggi sarà molto importante per i mercati europei dare una prova di tenuta, che dovrebbe essere favorita dal forte eccesso ribassista presente sugli oscillatori. Ad aiutare qualche scommessa rialzista potrebbe paradossalmente venire in soccorso proprio la pesantezza della situazione economica della Cina, che, oggettivamente, allontana il ritorno alla normalità della crescita e quindi anche lo stop alle manovre di espansione monetaria praticate da USA e Giappone. Di più. Anche se il governo ieri ha mantenuta ferma la politica monetaria, non escludo che anche la Cina stessa possa in un prossimo futuro entrare nel club dei pompieri monetari accanto ad USA e Giappone, proprio per dare respiro al suo boccheggiante sistema bancario.
Potremmo essere nella classica situazione in cui “non tutto il male vien per nuocere” ai listini azionari. Certo che, se invece  il panico continuasse diffondersi, ed i supporti chiave non dovessero reggere, ci attenderebbero conseguenze pesantissime, specialmente per il nostro indice.

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