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Draghi fa crollare attese e mercati
07/06/2013 08:36

Mentre gli indici europei sono ancora scivolati a causa dei tentennamenti di Draghi, il mercato azionario USA si è comportato in modo estremamente tecnico, tanto che l’indice SP500, dopo aver raggiunto a metà seduta quota 1.598, si è comportato proprio come avevo ipotizzato nel commento di ieri. Avevo infatti scritto che il supporto si situava a 1.597 e che sarei stato “stupito se neanche questo supporto riuscisse a provocare almeno un provvisorio rimbalzo”. Lì infatti, oltre che esserci un evidente supporto statico, passava ieri anche la trendline che sostiene tutto il rialzo partito nel novembre scorso. E così è stato. Il mercato da quel momento ha prodotto una robusta corrente di acquisti che ha fatto rimbalzare l’indice fino a 1.622,56, dove ha chiuso, sui massimi, la seduta.
Possiamo perciò ipotizzare che la giornata odierna possa proseguire il rimbalzo americano, che avrebbe spazio per salire fino in area 1.635, dove troverebbe un’altra trendline, questa discendente, che unisce tutti i massimi discendenti finora generati da questa correzione.
La battaglia con questa trendline decreterà se la correzione deve continuare oppure se possiamo considerarla già finita.
Ben diverso è il discorso che dobbiamo fare per commentare la situazione giapponese ed europea. L’indice Nikkei non riesce a trovare ancora la forza per rimbalzare, nonostante sia sceso assai più di quello americano. Nella seduta odierna ha dovuto scendere fino all’area 12.600 prima di imbastire un po’ di reazione, che comunque non è riuscita a farlo chiudere neanche oggi in positivo. Soprattutto appare ben lontano dall’impressione di forza che dava solo 3 settimane fa.
L’Europa ieri ha subito con violenza la delusione dei mercati per le parole di Draghi in conferenza stampa, dopo che la BCE ha confermato il tasso ufficiale a 0,50% ed ha rivisto al ribasso ancora una volta le previsioni di crescita (per modo di dire) dell’Eurozona, portandole per il 2013 a -0,6%.
Il comunicato della BCE compie uno sforzo immane di illusionismo e, proprio mentre prende atto di una realtà peggiore delle precedenti stime, si lancia a rivedere al rialzo le previsioni per il  2014 (+1,1% dal precedente +1%). Qualcuno mi spieghi per quale motivo io dovrei fidarmi delle previsioni per il prossimo anno quando la BCE dimostra di non azzeccare quelle sull’anno corrente.
Ma non è tutto. Draghi ha rinviato ogni decisione ed intervento, rifugiandosi nella solita frase “siamo pronti a prendere tutte le misure necessarie, se la situazione peggiorerà”. Interessante promessa, fatta da chi ci ha appena detto che la situazione è peggiorata e per ora non fa nulla. Per di più, ha anche fatto una marcia indietro, ammettendo che l’idea lanciata il mese scorso, che il Board BCE sta valutando, di imporre interessi negativi alle banche che depositano liquidità sul proprio conto presso la BCE, anziché prestarla al sistema produttivo, è forse una misura che tutto sommato creerebbe più problemi che vantaggi.
Gli investitori hanno allora sfogato la loro delusione con cospicue vendite sia di bond che di azioni, accanendosi soprattutto sui paesi periferici, che in precedenza beneficiavano dell’illusione che la BCE avrebbe steso intorno a loro adeguate reti di protezione.
Il nostro Fib ha perso il 2,42% rompendo alla grande il supporto di 16.850 e viaggiando spedito verso il successivo baluardo di 16.260. Lo spread è risalito a 281 dai 262 punti del giorno precedente e l’Italia perde di colpo l’aureola, che ha portato per settimane, di mercato più tonico d’Europa.
E’ l’ennesima dimostrazione che i grandi investitori mondiali, che dominano i mercati, sono pronti ad esaltare i mercati su cui si creano aspettative, ma altrettanto veloci ad umiliarli, quando queste attese vengono deluse.
Giappone e, nel suo piccolo, Italia, ne sono l’esempio di questi giorni.

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