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L'uovo di Colombo
17/11/2003

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Sono arrivate in settimana alcune email di lettori incuriositi dall’articolo sulla gestione attiva in Fondi Comuni. Quella del sig. Valter riporta la seguente considerazione: …”mi pare di capire che l' uovo di Colombo stia soltanto nel criterio di trading. Visto che ci siamo, si potrebbe sapere quali indicatori sono stati usati? (…) Forse sarebbe il caso di verificare il sistema di trading su un arco temporale più ampio.”

Senza dubbio la componente principale del successo di una gestione attiva in termini di performance è la corretta previsione dell’andamento del mercato e l’individuazione dei trend di medio periodo, in modo da sfruttarne il più possibile le fasi rialziste dei mercati azionari con posizionamento tempestivo su fondi azionari ed evitarne le fasi ribassiste spostandosi su fondi monetari. A tale scopo una buona analisi dei mercati è fondamentale. Essa può essere fatta in modo discrezionale, applicando le regole di analisi grafica ed algoritmica in modo soggettivo. Ovviamente in questo caso l’efficacia dell’analisi dipende dalla bravura dell’analista.

Ci possono poi essere anche modalità automatiche, mediante la costruzione di sistemi di trading che forniscano segnali operativi mediante l’applicazione all’andamento del grafico di una formula scritta a priori. La maggioranza dei lettori che mi hanno scritto, ben rappresentata da Valter, è assai interessata alla formula di generazione dei segnali. Eccola:

Il segnale di acquisto sull’azionario è dato dalla inversione al rialzo della media mobile a 9 periodi confermato da un valore dell’indicatore di trend ADX(14) maggiore di 30. L’uscita dall’azionario è invece data dalla inversione al ribasso della media mobile.

A questo punto bisogna puntualizzare alcuni concetti importanti. Innanzitutto la semplicità della formula testimonia che non ho dedicato molta attenzione a ricercare algoritmi particolari in grado di cogliere tutti i movimenti del mercato, ma lo scopo è stato semplicemente quello di indiduare una regola operativa tral le tante possibili che fosse applicabile a priori. Probabilmente parecchie centinaia di formule alternative avrebbero dato risultati simili o migliori. Questa ha avuto il merito, non trascurabile per chi ha dovuto poi tradurne i segnali in operatività ed effettuare i calcoli di performance, di non operare troppo (9 segnali in 4 anni) e di cogliere tratti significativi di trend rialzista evitando di stare troppo sul mercato quando il trend è negativo.

Anche se dal tenore di qualche email si può intravedere una certa aspettativa da qualche lettore, non esiste “la formula magica” che individua i massimi e i minimi di mercato. Ogni sistema di trading, che viene creato e testato sul passato, non è in grado di fornire sicurezze assolute sul futuro. L’essere stato in grado di individuare profittevolmente le caratteristiche passate di un mercato non è garanzia di riuscire ad individuare quelle future, semplicemente perché i mercati, come gli esseri viventi, modificano le loro caratteristiche nel tempo. Un esempio pratico può chiarire il concetto. Il mercato azionario italiano, nei 4 anni esaminati dalla simulazione ha avuto caratteristiche di volatilità e di direzionalità estremamente elevati. A partire da ottobre 2002 ed ancor di più da maggio 2003 sia la direzionalità che la volatilità si sono contratte enormemente. Possiamo dire che il mercato del 2003 è un mercato molto diverso da quello degli anni precedenti. Non è detto perciò che la formula utilizzata nella simulazione avrebbe continuato a dare i medesimi risultati anche nel 2003.

Ciò che rende interessante una gestione attiva è il fatto che sui mercati si sviluppino dei trend che durano per periodi significativi e che è possibile, mediante l’applicazione disciplinata di regole operative, coglierne tratti significativi. Questo era lo scopo della simulazione e mi pare raggiunto.

Un secondo aspetto operativo ha fatto emergere lo scetticismo di qualche lettore. Agostino mi scrive infatti che l’ipotesi di effettuare gli switch con un giorno di ritardo è eccessivamente ottimistica, poiché da un lato le quotazioni dei Fondi sui giornali sono ritardate di due giorni, poi ci sono dei tempi tecnici per il passaggio dell’ordine alla società di gestione, chelo recepisce mediamente con un ritardo di altri due giorni. Pertanto il ritardo tra il segnale la traduzione del medesimo in operatività andrebbe ampliato ad almeno 4-5 giorni.

Il lettore ha ragione, ma solo in parte. E’ vero infatti che la tradizionale operatività con i fondi prevede tempi lunghi tra firma del modulo ed esecuzione dell’operazione. Il modulo va trasmesso alla società di gestione e da essa viene eseguito. Tali tempi si dilatano ulteriormente se il risparmiatore utilizza il canale non bancario, poiché in tal caso bisogna aggiungere il tempo necessario per fissare la visita del promotore a casa del cliente. Il trading on line, come è successo negli anni passati relativamente all’operatività sui mercati azionari, sta però velocemente ampliando, a vantaggio del cliente, le possibilità operative. Esistono oggi intermediari (personalmente ne conosco più di uno) che forniscono piattaforme on line mediante le quali è possibile trasmettere l’ordine dal proprio pc e che ne garantiscono l’esecuzione in giornata od al massimo il giorno seguente. Oltretutto l’utilizzo di tale modalità consente di ridurre all’osso le commissioni operative, che in qualche caso sono quasi azzerate, consentendo così di operare in condizioni addirittura migliori di quelle ipotizzate nella simulazione .

Certo, in questo caso il cliente deve non ha l’assistenza del promotore finanziario e deve un po’ abituarsi a far da sé, sia nella scelta del fondo che nell’impostazione dell’ordine sul computer. Forse non tutti i risparmiatori sono in grado di utilizzare questa modalità operativa, così come è altrettanto vero, come sottolinea Agostino, che potrebbe non essere alla portata del semplice risparmiatore l’applicazione disciplinata delle regole operative ipotizzate nella simulazione, per mancanza di grafici, strumenti, o capacità di analisi dei mercati.

Tuttavia io penso che quelli in grado di farlo siano molti di più di quanto non si creda. D’altra parte non è detto che il singolo risparmiatore debba per forza far tutto da sé. Chi non è in grado di autogestire totalmente una simile operatività può cercare nel mondo della consulenza chi fornisca un servizio che preveda modalità di gestione di tipo attivo.

Oppure può fare una telefonata a Gerbino, che qualche aiuto in tal senso è in grado di darlo.

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