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E ora... imbavagliateci tutti! (di Pierluigi Gerbino)
07/06/2010

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Quel che sta succedendo in Parlamento è incredibile in una democrazia occidentale.
Il nostro Parlamento da mesi ha smesso di occuparsi delle faccende che riguardano la vita concreta dei cittadini e della crisi economica, che prima non c’era, poi era finita, ed ora forse c’è di nuovo. Tutto viene delegato al Governo, che, a scatola chiusa, approva decreti fatti e rifatti nei corridoi dalle poche mani di Tremonti e dei tecnici al soldo del premier, senza che gli altri membri del Governo neppure ne conoscano il contenuto. Questi decreti vengono poi ratificati con voto di fiducia dalle camere in pochi minuti di discussione.
L’unica cosa che il Parlamento fa, e ci lavora a tappe forzate, è occuparsi delle leggi ad personam per risolvere le faccende dei potenti di turno e del sovrano di sempre. Siamo ormai arrivati ad una ventina, se non ho perso il conto.
Dopo gli scandali a ripetizione, dalle escort a Bertolaso, passando per alcuni ministri e decine di amministratori locali, che ci hanno dato il brivido di rivivere gli anni d’oro di Tangentopoli, il nostro mitico premier, che il mondo ci invidia, si dibatte nel marasma dell’inconcludenza e della paura di essere arrivato al termine del suo impero, asserragliato a Palazzo Grazioli sotto l’assedio politico di Fini e della Lega, e quello giudiziario delle procure di ogni parte d’Italia.
Come tutti i regimi in via di fallimento, il rischio è che la sua ormai inevitabile caduta si trascini dietro le istituzioni ed i fondamenti della democrazia e lasci un paese devastato, nel vortice del “cupio dissolvi” tipico di ogni fine regime.
E’ un rischio concreto, che stiamo progressivamente correndo.
Dapprima, negli scorsi anni, sono state approvate discutibili leggi, come quella che ha alleggerito il falso in bilancio, che servì a far uscire indenne il premier da un paio di processi, ma coprì molte altre malefatte, negli anni in cui in USA su tali reati vennero aumentate le pene.
Poi venne la legge ex-Cirielli, detta anche salva-Previti, in cui si abbreviarono i tempi di prescrizione dei reati e si eliminò il carcere per chi ha più di 70 anni. Grazie a questa legge, oltre a Previti, anche Calisto Tanzi, per fare un solo nome, il responsabile del crack fraudolento della Parmalat, non sconterà più un solo giorno di carcere, nonostante le condanne dei giorni scorsi.
Ci fu poi bisogno del cosiddetto “lodo Schifani, poi Lodo Alfano” per proteggere il premier dalla giustizia, sospendendo i processi in corso. Purtroppo però vennero entrambi bocciati dalla Corte Costituzionale, un covo di comunisti che controlla il paese. Furono allora persi altri mesi per tamponare nuovamente l’emergenza processi con la legge sul “legittimo impedimento”, che consente di fermare i processi che interessano tutti i ministri, perché le loro funzioni impediscono di partecipare a qualsiasi processo che li riguardi. Anche questa legge è palesemente incostituzionale, ma serve a prendere tempo in attesa di approvare la norma sul “processo breve”, che dovrebbe mandare in prescrizione centomila processi pur di bloccare quelli che riguardano il nostro amato B.
Nei mesi scorsi però si è abbattuta sul governo una serie infinita di scandali per opera della cosiddetta “cricca”, un sistema di potere che coinvolge emeriti esponenti dell’entourage di Berlusconi, da Bertolaso a Letta, da Verdini a Scajola, da Lunardi a Matteoli. In questo enorme business messo in piedi dall’astuto faccendiere Anemone ci sono anche eminenti prelati e gentiluomini del Papa, come Balducci, ed è stato scoperchiato, grazie alle intercettazioni telefoniche, un pentolone di malaffare che si colora di sempre nuovi scandali. A dire il vero ne avevamo avuto un assaggio un anno fa, quando, sempre grazie alle intercettazioni, venne alla luce il “sistema Tarantini”, che coinvolse anche esponenti del Pd pugliese vicini a D’Alema, e che sfiorò il nostro Premier con l’affare delle escort che vanno, vengono, filmano e registrano a Palazzo Grazioli le “festicciole” del nostro califfo, di cui sono parte essenziale.
Allora, per “risolvere” il problema, ecco in discussione a marce forzate la legge sulle intercettazioni che, per non sbagliare, vuole consentire le intercettazioni di telefonate solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, con una procedura di autorizzazione che le ritarda e con limiti di tempo inderogabili.
Inoltre, dato che bisogna rispettare la privacy dei potenti, vieta la pubblicazioni di notizie su indagini  fino allo svolgimento del processo, con pesanti sanzioni per giornalisti ed editori. Un attentato alla libertà di stampa, che è un cardine della democrazia.
E’ assai curioso che tutta questa strana voglia di tutelare urgentemente la privacy degli italiani venga da chi, come il nostro Presidente-editore, in questi anni ha fondato la sua fortuna economica e politica sul bombardamento mediatico di trasmissioni e giornali spazzatura che proprio del continuo assalto alla privacy dei vip trovano la loro ragion d’essere. La nostra società in questi anni è diventata una “Repubblica fondata sul gossip”, con l’aumento vertiginoso di vendite dei rotocalchi di pettegolezzo (alcuni pubblicati dalla famiglia del premier), quelli che una volta ci si vergognava a sfogliare, mentre tutti gli altri giornali subiscono continue emorragie di lettori.
La prima serata televisiva è sempre più occupata da trasmissioni, i reality, che fomentano la pulsione a spiare dal buco della serratura ed il sadismo di decidere chi eliminare e chi mantenere in gioco col televoto.
Improvvisamente la privacy è diventata l’emergenza nazionale. Chi pensava che lo fossero la crisi economica, un terzo di famiglie che non riesce più ad arrivare con lo stipendio a fine mese, o magari la metà dei giovani che non cerca nemmeno più un lavoro, non ha capito nulla: è la privacy e lo strapotere dei giudici la vera emergenza nazionale.
Per fronteggiarla si deve sacrificare tutto: anche la libertà di stampa e la possibilità di arrestare i delinquenti.
Si dà il caso però che la libertà di stampa sia l’unico strumento di controllo dell’opinione pubblica e degli elettori sui politici delegati a gestire il paese. Per questo la costituzione la tutela e la garantisce come uno dei più importanti mezzi di formazione libera del consenso e di espressione del pluralismo, che sono i cardini della democrazia. Senza libertà di stampa non c’è democrazia, ma si cade nel regime.
Sono concetti elementari, che si studiano nel biennio delle scuole superiori. E’ incredibile, oltre che molto triste, che in questi giorni si sia dovuto manifestare per difendere questo diritto dallo sfregio che il governo le sta arrecando. E’ stato creato un sito su cui è possibile firmare una petizione contro la “legge Bavaglio”, già sottoscritta da circa 200.000 cittadini (http://www.nobavaglio.it).
Tutti i principali editori e direttori di testate giornalistiche hanno manifestato la loro ferma opposizione al provvedimento, che negli ultimi giorni è stato mitigato, ma non certo ritirato.
Anzi, pare che le richieste di Napolitano, quelle di Fini e la mediazione di D’Alema (guarda caso… il più noto inciucista italiano), che hanno spinto la maggioranza a limare un po’ gli aspetti più deteriori del provvedimento, e consentire la pubblicazione delle notizie “per riassunto” anche prima del processo, stanno creando un clima favorevole all’approvazione del provvedimento senza troppi strilli di gran parte dell’opposizione.
Ma nulla di significativo è cambiato nella parte più devastante del decreto, che è la sostanziale fine delle intercettazioni come strumento di indagine. La maggior parte dei reati e dei più gravi delitti degli ultimi anni sono stati scoperti grazie alle intercettazioni. Da esse sono partiti ulteriori riscontri e sono state trovate prove che hanno inchiodato i responsabili.
Affermare che per poter intercettare occorre già avere gravi indizi di colpevolezza, equivale a rinunciare alle intercettazioni e limitare fortemente le possibilità investigative di polizia e magistratura. Lo ha ricordato al nostro Governo persino il sottosegretario americano alla Giustizia, dichiarando che in USA le intercettazione sono un insostituibile strumento di indagine.
Se la legge in discussone fosse stata in vigore, molti delitti eccellenti e quasi tutti i casi di reato contro la pubblica amministrazione di questi anni non sarebbero stati puniti.
Se passa il principio che si intercetta solo se ci sono già le prove, intercettare diventa inutile e si rinuncia al mezzo più efficace per scoprire reati.
Pertanto per tenere l’opinione pubblica all’oscuro di tutto, non ci sarebbe più bisogno del divieto di pubblicazione, perché mancherebbero le notizie da pubblicare.
Voglio che il mio pensiero sia chiaro. Qui destra e sinistra, ideologia e politica non c’entrano nulla.
Qui si tratta di proteggere tre principi fondamentali che distinguono ancora l’Italia dall’Iran, dalla Cina e dalla Russia:
1)    il principio di legalità, secondo cui chi commette reati deve essere punito e le indagini si devono fare con gli strumenti più efficaci;
2)    il principio di uguaglianza, secondo cui tutti devono essere uguali di fronte alla legge senza distinzione di casta;
3)    la libertà di conoscere i fatti e di divulgarli, senza filtri ed impedimenti, altrimenti nessuna opinione è libera.
Se per tutelare qualche delinquente, fosse anche magari Presidente del Consiglio, questi principi verranno buttati al macero, avremo sancito la presenza di un regime e la fine della democrazia.
E allora…. Imbavagliateci tutti.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
v. Torino 81 - 12048 Sommariva del Bosco (CN)

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