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Zero Tituli dopo il Risveglio dell'Orso (di Perluigi Gerbino)
02/06/2010

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L’11 maggio scorso avevo concluso il mio approfondimento sull’andamento dei mercati affermando che stavamo assistendo ad una “Fuga dal mediterraneo e dalla Cina”, ma non ancora ad una fuga generalizzata dai mercati azionari.
L’evoluzione successiva delle borse mondiali mi sta convincendo che siano aumentate drasticamente le probabilità che il pessimismo, che impera nell’Europa mediterranea, si stia diffondendo nel resto del mondo, al punto da far tornare di moda il mercato orso che abbiamo tristemente vissuto nell’autunno 2008.
Infatti queste settimane, che hanno concluso il mese di maggio, ci hanno inviato alcuni segnali molto chiari.
Innanzitutto possiamo affermare che anche in USA, dove i mercati azionari sembravano “tenere molto bene” e resistere alla correzione sull’onda della fiducia che la ripresa stia comunque accelerando, il mercato toro di medio-lungo periodo si è arrestato, dopo aver cavalcato fino al confine che separa il suo recinto da quello in cui dormiva l’orso. In altri termini, abbiamo avuto una conferma che quel livello dell’indice SP500 (area 1.230), che da mesi indicavo come il massimo possibile di estensione del rialzo, compatibile con la permanenza in vita del mercato orso di lungo periodo, non è stato superato. Il tentativo di assestare il colpo mortale all’orso è fallito ed il mercato è retrocesso di circa il 15% dal suo obiettivo, chiudendo il mese ben al di sotto di quota 1.100.
Prendiamo pertanto atto che l’orso era soltanto tramortito e che dopo il suo risveglio di fine aprile ha assestato alcune significative zampate che hanno intimorito assai il toro.
Tutto ciò lo constatiamo dall’analisi del grafico giornaliero dell’indice americano. Il trend rialzista che durava dal marzo 2009 ed aveva prodigiosamente recuperato il 68% del tragico movimento ribassista che ha accompagnato la recessione del 2008 è graficamente terminato con la violazione dell’ultimo minimo ascendente di 1.065 segnato nella drammatica seduta del 6 maggio. Dopo quella drammatica giornata, nella quale SP500 arrivò a perdere quasi il 10% per poi recuperare più di metà perdita prima del termine, il mercato tentò un rimbalzo emotivo, sull’onda dei provvedimenti “salva-euro” presi dai leader europei nel drammatico week-end dell’8-9 maggio, che durò lo spazio di 3 giorni e riuscì soltanto a realizzare un massimo relativo discendente a 1.173. Seguì un’altra sventola dell’orso che in nove sedute spinse il mercato fino a 1.041, realizzando così anche quel secondo minimo discendente che tecnicamente basta a decretare la fine del trend rialzista e l’inversione ribassista del mercato, almeno a livello di movimento di breve periodo.
Un’altra conferma dell’inversione del trend la si ottiene andando a ragionare sulla media mobile a 200 giorni, che molti analisti e molti operatori istituzionali utilizzano per identificare l’impostazione del mercato. Si ritiene che quando i prezzi viaggiano al di sopra di questa media l’impostazione del mercato sia rialzista, mentre, viceversa, quando stazionano sotto, sia direzionato al ribasso. Ebbene, questa media, che è stata superata al rialzo dal mercato il primo giugno 2009, ha sostenuto il trend positivo fino al 6 maggio, quando, durante il “flash crash” (crollo fulmineo) di quella giornata, venne ambiguamente ferita. Ma il mercato tornò in pochi minuti al di sopra e scampò il pericolo di crollo. Siccome per qualche giorno i giornali ci hanno raccontato che il drammatico su e giù venne provocato da un errore, aveva senso concedere il beneficio del dubbio ed attendere conferme. A maggior ragione in quanto il giorno seguente il mercato tornò sul luogo del delitto, ma rimbalzò con precisione sulla media. La stessa cosa la fece il 19 maggio, mantenendo in vita le speranze dei rialzisti. Ma il giorno seguente, senza pietà, senza errori e senza più dubbi, penetrò al di sotto della media e lì rimase, suonando la campanella della fine ufficiale della festa. Da allora il mercato è ribassista ed a nulla è servito per ora il tentativo di recuperare la posizione persa, poiché il rimbalzo della scorsa settimana si è arenato proprio a contatto di questa media, che ora passa da quota 1.104. Se nei primi giorni di giugno il mercato USA non riuscirà a strappare nuovamente al rialzo e portarsi significativamente oltre tale livello, dovremo interpretare il pull back della settimana scorsa come una conferma dell’inversione del trend, anche perché nel frattempo questa media dovrebbe smettere di crescere e cominciare tristemente a ripiegare, accompagnando una correzione che dovrebbe incattivirsi ulteriormente.
Un’ulteriore conferma al ritorno dell’incertezza è il forte strappo rialzista dell’indice VIX, che misura la volatilità implicita delle opzioni sull’indice SP500 e che io chiamo “indice della paura”, perché cresce quando il mercato teme ribassi significativi.
Tale indicatore, dai massimi di oltre 90 punti dell’ottobre 2008, aveva lentamente ripiegato fino quasi ai valori pre-crisi, raggiungendo nell’aprile scorso i 15 punti. Da lì però si sono succeduti alcuni significativi strappi rialzisti, che il 21 maggio l’hanno portato a toccare i 48 punti, livello assai vicino a quello registrato ad inizio marzo 2009 in pieno marasma ribassista. Quel che è ancor più significativo è il succedersi di massimi e minimi ascendenti, che rivelano l’inversione rialzista da parte di quest’indice e confermano anche per questa via l’impostazione negativa del mercato azionario americano.
Che senso ha tutto ciò? Perché i mercati, che sono saliti quando la ripresa non c’era ancora o era flebile, decidono di scendere proprio quando dall’economia USA emergono segnali di rafforzamento, con il PIL del 1° trimestre confermato in crescita al tasso annualizzato del 3%, il mercato del lavoro che da due mesi sta finalmente assorbendo disoccupati, il settore immobiliare che mostra un po’ di vitalità? Insomma, perché i mercati contraddicono sempre l’economia?
Potrei discutere per molte pagine sulle motivazioni fondamentali di quel che sta succedendo, sul fatto che i mercati anticipano gli eventi, per cui le buone notizie economiche delle ultime settimane giustificano i prezzi passati, mentre quelli odierni valutano l’economia dei prossimi mesi e riflettono la preoccupazione dei mercati per il futuro, mentre l’applauso per il presente è già stato fatto nei mesi scorsi.
In questa sede preferisco invece rinviare le considerazioni macroeconomiche ad un successivo approfondimento, limitandomi a guardare quel che sembra dirci il grafico, in omaggio all’analisi tecnica, che ci ha permesso di cogliere significativi risultati nelle nostre previsioni fatte nel recente passato. Avevamo ipotizzato, a gennaio 2008, la fine del toro e l’avvento di un drammatico mercato orso (si veda http://www.borsaprof.it/commenti_analisi.asp?id=472). Così è stato. Avevamo ipotizzato a marzo 2009 che l’orso avrebbe avuto una lunga pausa e permesso un significativo rimbalzo estivo di SP500 fino a quota 1.000 da realizzare entro l’autunno (http://www.borsaprof.it/commenti_analisi.asp?id=508). Così è stato. A gennaio 2010, constatando l’energia del rimbalzo e l’ampio superamento di quota 1000, la presenza di una forte manipolazione rialzista da parte delle banche d’affari americane, abbiamo esteso l’obiettivo fino all’area compresa tra 1.200 e 1.230, affermando chiaramente che quel livello, rappresentando già una forzatura, aveva poche probabilità di essere superato (http://www.borsaprof.it/commenti_analisi.asp?id=525). Anche questo si è verificato, almeno per ora.
Facciamo allora oggi un altro passo in avanti seguendo il modello che ci ha dato tante soddisfazioni dal punto di vista analitico e, credo, anche dal punto di vista operativo, almeno per i lettori che si siano affidati con fiducia a queste analisi, che hanno permesso loro di evitare la devastazione del 2008 e di cogliere il rimbalzo del 2009.
Avverto come di consueto che l’aver azzeccato finora non è garanzia di azzeccarci di nuovo. Ma nemmeno lo esclude.
Dal punto di vista operativo l’inversione di trend pone immediatamente l’urgenza di chiudere le posizioni rialziste da parte di chi ancora non l’avesse fatto.
Anche il trader di posizione, quello che cerca i movimenti di medio-lungo periodo ha avuto nei giorni scorsi un ottimo motivo per uscire. Il trend rialzista del mercato azionario, che ha cavalcato per un anno abbondante, non c’è più.
Faccio notare che al momento quasi tutti i principali mercati azionari hanno dato un segnale di inversione ribassista del trend: USA, Germania, Francia, Italia (da parecchi mesi), Cina, Brasile, Russia… per guardare solo i più importanti. Manca per ora all’appello solo l’India, che si conferma come il mercato più tenace, ma rappresenta anche l’eccezione che conferma la regola.
Mentre fino a qualche giorno fa potevamo affermare che, fino a prova contraria, il trend rialzista sui mercati più forti era ancora presente, magari acciaccato, ma ancora vivo e vegeto, il mese di maggio si è concluso con la prova contraria. Ora possiamo dire che l’orso ha ripreso in mano il mercato, la cieca fiducia ha abbandonato le borse e che la faccia del mercato è ribassista, fino a prova contraria. Questa prova contraria ora dovranno fornirla i rialzisti, riprendendo quella fiducia nel futuro in quantità sufficiente da riuscire ad invertire nuovamente il trend.
Possiamo individuare sul grafico quel livello che attesterebbe la ripresa di forza e lo scampato pericolo: non è altri che il massimo segnato nel precedente rimbalzo, cioè 1.173. Ogni rimbalzo che si fermasse prima di quella quota non farebbe che confermare l’impostazione ribassista del mercato, perché realizzerebbe un massimo relativo discendente e darebbe ai ritardatari una ottima occasione di chiudere ancora abbastanza bene le posizioni.
Riguardo agli obiettivi del ribasso, in un’ottica di medio-lungo periodo, abbiamo due possibili scenari, che dipenderanno da quanto questa seconda crisi finanziaria che si sta verificando sui mercati andrà ad impattare sui bilanci bancari e sull’economia reale.
Il primo scenario, più ottimistico, potrebbe limitare il movimento ribassista ad una semplice, seppur importante, correzione. In tal caso il ribasso potrebbe ancora proseguire, ed è probabile che prosegua almeno fino a 1.010, ma non riuscirà a superare l’area di circa 80 punti compresa tra 950 e 870 dell’indice SP500. Il livello 870, oltre a rappresentare il 61,8% di correzione dell’intero movimento rialzista partito dai minimi del marzo 2009 e fermatosi poco più di un mese fa, rappresenta anche un importante livello di supporto statico, poiché lì il mercato aveva contenuto la prima correzione ribassista dell’estate 2009 ed era ripartito con forza, confermando l’inversione al rialzo di medio periodo.
La credibilità di questo scenario dipende dall’impatto che avranno sull’economia le politiche di “exit strategy” che molti paesi stanno attuando in questo periodo. Dopo l’enorme esplosione dei debiti sovrani avvenuta negli ultimi 2 anni per fronteggiare la terribile recessione del 2009, alcuni paesi (come USA e Cina) stanno volontariamente attuando una strategia di rientro del debito, altri (quelli europei) sono costretti a farlo sotto l’attacco dei mercati finanziari, che stanno temendo l’insostenibilità futura della loro situazione finanziaria. Tutte queste politiche hanno un impatto restrittivo sull’economia mondiale, che stava appena rialzandosi dalla crisi proprio grazie ai sostegni pubblici ed è ancora assai barcollante. Se, nonostante la sospensione delle flebo pubbliche, l’economia ce la farà a mantenere il sentiero di crescita, questo scenario potrà realizzarsi.
Se invece la frenata all’economia reale imposta dal risanamento dei bilanci pubblici farà deragliare la ripresina in atto e farà imboccare per la seconda volta all’economia mondiale, o almeno a quella dei principali paesi occidentali, la triste strada della recessione, allora i mercati dovranno scontare l’errore di eccessiva fiducia compiuto nell’anno del grande rimbalzo e dovranno tornare dolorosamente e purtroppo abbastanza velocemente sui loro passi.
Lo scenario più pessimista prevede perciò che la diga di 870 non riesca a contenere le vendite, e la caduta si ponga come obiettivo almeno l’area dei minimi del marzo 2009 (666 punti), dove si era momentaneamente arrestato l’impulso ribassista primario ed era stata completata l’onda 3, consentendo al mercato di realizzare la maxi-correzione rialzista appena finita (onda 4).
Lo sfondamento di 870 certificherebbe infatti la presenza e la vitalità del movimento ribassista primario e confermerebbe il movimento in atto come onda 5 ribassista conclusiva, che avevo già evocato fin dal marzo 2009.
L’onda 5 ha però purtroppo come obiettivo naturale il superamento del livello raggiunto da onda 3, per cui dobbiamo prendere in considerazione anche la possibilità che i minimi di 666 vengano abbattuti, con successivo atterraggio del mercato su livelli significativamente inferiori. Le proiezioni che possiamo fare ci consentono di indicare intorno a quota 450 l’obiettivo finale del calo nella peggiore delle ipotesi.
E’ chiaramente uno scenario devastante, mi rendo conto.
Però è lo scenario che per ora i grafici ci indicano come quello più probabile. Aggiungo: per ora e fino a prova contraria. Ricordando comunque che a volte la volontà e la tenacia riescono a sconfiggere anche il destino. Quella volontà e quella tenacia che nelle autorità politiche e monetarie finora non abbiamo visto. Ma nulla ci impedisce di sperare che si sveglino.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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