Buon compleanno, Black Monday (di Pierluigi Gerbino)
22/10/2007
Ti piacerebbe guadagnare in borsa in 5 minuti al giorno?
Il nostro report GOLD ti propone un metodo chiaro, semplice e facilmente replicabile!
Clicca qui per provarlo GRATIS per un mese!
Non si può dire che gli americani non siano attaccati alle ricorrenze.
Lo hanno dimostrato venerdì scorso, celebrando a modo loro, con un ribasso del 2,6% su tutti i principali indici, il ventesimo compleanno del “lunedì Nero” di Wall Street, cioè il crollo che il 19 ottobre 1987, quando l’indice Dow Jones perdette il 22,6% in un solo giorno, fece scricchilare le fondamenta del sistema finanziario mondiale.
Il micidiale cocktail che ha causato il calo di venerdì scorso è rappresentato dalla fine delle 4 illusioni che da metà settembre ha alimentato il poderoso recupero dei mercati azionari dai minimi di ferragosto:
1) l’illusione che la crisi del settore immobilare sia ormai agli sgoccioli, stroncata da una serie di dichiarazioni di autorevoli istituzioni che hanno previsto ancora molti mesi di calo dell’attività edilizia;
2) l’illusione che i problemi finanziari del sistema bancario americano ed in parte anche europeo siano ormai risolti con una piccola sforbiciata ai bilanci di qualche grossa banca. La stagione delle trimestrali sta portando alla luce falle assai superiori a quelle previste e soprattutto la consapevolezza che probabilmente non abbiamo ancora visto tutto il marciume procurato dalle invenzioni dell’ingegneria finanziaria sui mutui subprime. La chicca è stata il Master Liquidity Enhancement Conduit, il superfondo che sarà istituito da tre grosse banche USA (Citigroup, Bank of America e Morgan Stanley) con il beneplacito della Federal Reserve. Il suo scopo è quello di riacquistare da società esterne (SIV) da loro controllate la famosa cartaccia costruita sui mutui subprime, che avevano accumulato finanziandola con debiti a breve. Lo fanno perché queste società non sono più in grado di valorizzare questi investimenti, che nessuno vuole. Per cui se dovessero scrivere in bilancio il valore di mercato o venderli ai prezzi correnti, fallirebbero. Meglio allora riacquistarli a prezzi più alti e poi rivenderli al pubblico quando sarà passata la bufera e i mass media non parleranno più di subprime. Si tratta di una manovra per tirare artificialmente su i prezzi, che, se fosse praticata da un qualunque investitore privato, lo trascinerebbe dritto in galera per aggiotaggio. Invece in questo caso la battezzano addirittura “rilancio della liquidità”. Il fatto che il mercato non abbia gradito, penalizzando le banche coinvolte, dimostra solo che qualcuno che usa la testa forse c’è ancora.
3) l’illusione che il Merger and Acquisition, cioè le fusioni ed acquisizioni, che hanno deliziato ed alimentato i rialzi folli di borsa nella prima metà dell’anno, con cifre record e prezzi da capogiro, sarebbe continuato in eterno.
Secondo McKinsey il volume di queste operazioni, in seguito al crollo della fiducia nel credito avvenuto quest’estate, è diminuito del 42% tra luglio e settembre.
4) infine l’illusione che l’economia americana avrebbe assorbito le difficoltà dei settori in crisi senza particolari scostamenti dal sentiero della crescita potenziale (3% l’anno), grazie al dinamismo degli altri settori.
Questa convinzione è stata propagandata dalla stessa Federal Reserve fino ad agosto, per poi essere bruscamente abbandonata il 18 settembre, quando Bernanke e soci hanno deciso “per motivi prudenziali” di tagliare i tassi. In settimana, dopo che il Beige Book ha indicato che cominciano ad esserci segni di rallentamento in molti distretti USA, lo stesso Bernanke venerdì scorso ha gettato la spugna e dichiarato che al momento non è per nulla facile valutare le condizioni della congiuntura americana.
Prepariamoci quindi a navigare a vista nei prossimi mesi. La volatilità dovrebbe risalire e gli esiti non sono affatto scontati. Anche perché questa volta la posta in gioco sembra piuttosto alta.
A differenza dei primi anni 2000, quando i prezzi delle case erano ancora in forte crescita, un cedimento dei mercati azionari si aggiungerebbe al calo del valore degli edifici e rischierebbe di creare un colossale “effetto povertà” sui patrimoni degli americani, con esiti devastanti sui consumi.
Pensoo che sia proprio questo il timore di Bernanke, anche se non può dirlo, per evitare di crearne le aspettative. Credo perciò che la Fed farà tutto quello che potrà per evitare questo scenario, anche a costo di truccare un po’ le carte.