Il Rally moscio di Natale
23/12/2006
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E’ molto diffcile commentare l’evoluzione dei mercati degli ultimi giorni, poiché dall’economia reale non sono venute indicazioni in grado di dipanare la nebbia sulle prospettive future dell’economia USA, da cui dipende tutto il resto del pianeta. Parimenti l’andamento dei mercati appare incerto e sostanzialmente laterale, quasi a rimandare la decisione circa futuri trend.
D’altra parte il tipico momento stagionale, coincidente con le feste di fine anno e la chiusura dei conti delle gestioni non favorisce movimenti significativi. Al termine di un anno ancora una volta molto positivo per i mercati azionari l’industria del risparmio gestito tende a consolidare le posizioni per portare a casa buone performances ed appare disposta a sostenere il più possibile le quotazioni evitando correzioni.
D’altra parte si è anche constatata l’incapacità dei mercati a proseguire il rally fino a Natale. In dicembre le cartucce rialziste le hanno sparate tutte nella prima metà del mese per poi accontentarsi di aver ritoccato i massimi e consolidare il movimento al di sopra dei primi supporti.
Il mercato obbligazionario invece ha accusato un duro colpo in dicembre, a causa della presa d’atto che forse la recessione tanto paventata in Usa non ci sarà e la Federal Reserve non taglierà tanto facilmente il costo del denaro dall’attuale 5,25%, come incautamente i mercati obbligazionari sembravano prevedere in novembre. D’altro canto anche la BCE sembra propensa a continuare ancora il suo graduale innalzamento fino almeno al 3,75%, se non oltre, dopo aver constatato che la crescita economica in area Euro è più tonica di quanto previsto ad inizio anno.
Il risultato è stato quindi quello di vedere il Tbond USA ripiegare sul bordo inferiore del canale rialzista che ha caratterizzato tutto il secondo semestre di quest’anno, mentre il Bund tedesco, riferimento del mercato obbligazionario dell’area Euro, è addirittura fuoriuscito al ribasso da tale canale, riportandosi all’incirca sui minimi di fine ottobre.
Il cambio euro-dollaro, dopo aver rotto al rialzo in novembre la resistenza di 1,30 ed essersi spinto fino oltre 1,335, ha ripiegato ed ora sembra voler oscillare lateralmente all’interno della nuova fascia 1,30-1,33.
Dovremo quindi attendere le prime settimane di Gennaio per avere indicazioni direzionali dai mercati, quando arriveranno i primi dati relativi a dicembre che consentiranno di cominciare a definire il quadro economico relativo all’ultimo trimestre del 2006. Una notevole importanza avranno anche le trimestrali societarie che da metà gennaio affluiranno sui mercati, e che dovranno indicare come i bilanci delle società quotate recepiscono il rallentamento dell’economia americana in atto.