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Il bicchiere troppo pieno
24/11/2006

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Avete presente il famoso detto del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Ebbene, i mercati azionari ci stanno dando in queste settimane un chiaro esempio di intepretazione della realtà da “bicchiere mezzo pieno”.

Dall’economia reale sta venendo un messaggio a tinte chiaro-scure, come, a ben vedere, succede quasi sempre.

Il chiaro è rappresentato dall’inflazione che rallenta in modo evidente, dai profitti delle società del 3° trimestre, che sono stati generalmente superiori alle attese, e dal ribollire di fusioni e di acquisizioni societarie in tutto il mondo, fenomeno tipico dei momenti di grande euforia manageriale.

Lo scuro è dato dal ciclo economico americano, che sembra aver imboccato la via del rallentamento forse più marcato del previsto, dalla crisi del mercato immobiliare USA, che oltre a fornire da mesi indicazioni di sempre minore attività nella compravendita di case nuove ed usate, sta riflettendo questa debolezza sui prezzi, che cominciano a cedere in modo piuttosto significativo in molte aree del paese e rischiano di trascinare in una spirale recessiva l’intera economia USA, a causa dell’”effetto povertà” causato dalla diminuzione del valore degli immobili, che potrebbe spingere i consumatori USA a ridurre le proprie campagne acquisti. Volontariamente, se previdenti, o forzatamente, se costretti dalle banche che richiederanno rientri sui mutui a causa della riduzione della garanzia.

L’effetto contagio proveniente dal mercato immobliare americano si sta diffondendo un po’ dappertutto, se è vero che anche nel nostro paese, come documenta il Rapporto dell’Osservatorio Immobiliare di Nomisma, nel semestre in corso i prezzi sono quasi fermi, i tempi medi delle trattative si sono già allungati di oltre un mese rispetto allo scorso anno e gli affitti si avvicinano alla crescita zero.

Ma torniamo alle Borse. Come interpretare i chiaroscuri appena descritti? Fortunatamente l’economia è come una coperta che si può tirare da tutte le parti o come il famoso bicchiere.

Perciò è vero che si potrebbe temere per gli effetti recessivi dello sboom immobiliare e si potrebbe anche motivare il rallentamento dei prezzi delle materie prime come un segnale di imminente moderazione produttiva a livello mondiale, in concomitanza con le indicazioni che provengono dal mercato obbligazionario, che viaggia con una curva dei tassi invertita negli Usa e piatta in Europa, come avviene spesso nell’imminenza di una recessione. 

Ma è altrettanto vero che dai medesimi fatti si potrebbero trarre interpretazioni e prospettive diametralmente opposte, come quelle che si avvicendano in queste settimane sulla stampa specializzata.

Paura della recessione? Nessun problema, perché prima che arrvi ci penserà la Fed a tagliare i tassi, così nuova liquidità affluirà alla festa dei mercati.

La bolla sul mercato immobiliare rischia di scoppiare? Nessun problema, ci penseranno altri settori a compensare il calo della domanda proveniente dall’edilizia.

I bilanci delle imprese dovranno fare i conti con la diminuzione delle vendite? Non c’è da preoccuparsi, poiché le pricipali corporations gli utili li fanno nei paesi emergenti, dove hanno delocalizzato le loro produzioni, e laggiù la parola recessione deve ancora essere tradotta.

L’importante è continuare a comprare azioni, poiché dobbiamo prepararci al rally di Natale.

L’appuntamento con il rialzo di fine anno viene considerato da tutti come un evento più sicuro dell’arrivo di Babbo Natale.

Ci snocciolano le statistiche, che certificano trattarsi di una delle ricorrenze più stabili tra quelle che si possono trovare sui mercati. Ci dicono anche quando inizierà, ovvero lunedì prossimo, alla fine del lungo week-end dedicato alla Festa del Ringraziamento, quella in cui, dopo aver ringraziato il Padreterno per la grandezza dell’America e celebrato il funerale di milioni di tacchini, si comincia ad organizzare lo shopping natalizio, che rappresenta l’unica vera liturgia che unisce le mille religioni d’America.

Gli amanti delle statistiche a senso unico ci hanno detto, però, che un’altra ricorrenza tra le più stabili, cioè l’orso autunnale, ovvero il calo dei mercati a settembre ed ottobre, che di solito precede il rally di fine anno, quest’anno non si è vista affatto.

I mercati sono saliti imperterriti in settembre, in ottobre ed altrettanto stanno facendo in novembre.

Che succeda anche in dicembre e gennaio è possibile, ma sarebbe segno che ancora una volta i mercati tentano la titanica impresa di sconfiggere la forza di gravità.

Nel ‘99-2000 ci dissero che era possibile e ce lo spiegarono con l’avvento di internet e la fine dei cicli economici. Per un po’ tutti sembrarono crederci e si buttarono a comprare senza ritegno.

Fino a quando la forza di gravità tornò prepotentemente a ricordarci che da Icaro in poi chi si crede un uccello prima o poi assaggia quanto sia duro il ritorno alla realtà.

 

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