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Chi Vuol Esser Lieto Sia...
02/11/2006

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I mercati azionari di tutto il mondo, con quelli americani in testa, si avviano a concludere un mese di ottobre a tutto gas, ed inanellano il quarto mese consecutivo di rialzo dopo la correzione di maggio e giugno. Quasi dappertutto sono stati ritoccati i massimi di quest’anno, mentre l’indice Dow Jones ha addirittura sfondato i suoi massimi storici e si è assestato ben oltre quota 12.000 punti.
Se guardiamo l’inclinazione della linea di tendenza di breve periodo dell’indice SP500, il più rappresentativo tra quelli americani, constatiamo che questa fase rialzista ha superato per impulsività ogni precedente movimento degli ultimi anni e rivela caratteri di evidente euforia.
I mercati sono riusciti anche a smentire una delle ricorrenze statistiche più solide tra le tante che sono state classificate: la negatività dei mesi di settembre ed ottobre. Quest’anno settembre ed ottobre hanno ospitato la prosecuzione del movimento rialzista dei mesi precedenti senza stornare alcunchè di significativo.
Tutto ciò è avvenuto a dispetto dell’economia reale, da cui non vengano segnali di accelerazione nella crescita, ma di rallentamento.
Non possiamo certo paragonare l’ottimismo pregiudiziale di questi tempi con il cieco trionfalismo degli anni 1999-2000, quando si ipotizzò la fine dei cicli economici e l’avvento dell’”età dell’oro” per il capitalismo mondiale, grazie alle prodigiose potenzialità di internet e della new economy. Quelle furono distorsioni percettive tipiche della fine di un ciclo di lunghissimo periodo.
Tuttavia anche oggi qualcosa del genere, in piccolo, lo si sta vedendo.
Dal punto di vista teorico c’è chi giustifica la possibilità di protrarre la salita dei mercati con la teoria dell’atterraggio morbido, secondo cui grazie al sapiente lavoro della Federal Reserve non dovremmo più conoscere fasi di recessione, ma tutt’al più brevi momenti di rallentamento economico.
Inoltre si ipotizza l’inossidabilità delle maggiori imprese quotate, che dovrebbero impertrerrite continuare a macinare tassi di crescita degli utili a due cifre in qualsiasi condizione ambientale grazie ai prodigi della globalizzazione. Infatti, se anche l’economia americana rallenterà, il flusso di profitti, che ormai viene soprattutto dagli stabilimenti localizzati nei paesi in via di sviluppo, dovrebbe continuare senza soste ad alimentare gli azionisti di queste multinazionali. Ovviamente chi propaganda queste ipotesi non viene sfiorato nemmeno per un momento dal dubbio che un eventuale forte rallentamento americano possa provocare qualche momentanea, ma magari piuttosto significativa, crisi di crescita nelle economie emergenti. Se la maggioranza degli operatori l’ha dimenticato, qualcuno ricorderà che cosa successe nel 1997 alle “Tigri” asiatiche, che entrarono in crisi quando scoppiò la bolla immobiliare (guarda un po’…) e per anni dovettero annaspare nella recessione.
Nel comportamento degli operatori, poi, si vedono da qualche tempo tracce di quella ubriacatura che normalmente viene a preannunciare la fine di una fase rilazista di medio-lungo periodo.
I borsini delle banche non sono più di moda, oggi ci sono i forum dei siti che si occupano di argomenti finanziari. Da qualche tempo questi forum sono frequentati sempre più da traders dell’ultima ora, attirati dai “facili” guadagni della borsa e senza una minima esperienza in materia.
Nel mio piccolo constato un discreto aumento di presenze ai miei corsi “base”, quelli dedicati ai neofiti e mi capita ultimamente di ricevere con una certa frequenza email di visitatori del sito che mi rivolgono domande disarmanti e rivelatrici di assoluta ignoranza in materia di investimenti: ad esempio chiedono se per operare in borsa è necessario avere un conto corrente oppure se le azioni si comprano in qualche altro modo, oppure chiedono se l’investimento in borsa è un guadagno sicuro oppure si rischia qualcosa, o infine chiedono qual è il quadagno giornaliero che avrebbero se cominciassero a praticare il trading on line. Sono sintomi di un progressivo miglioramento della fiducia nel mercato e della sempre più salda convinzione che anche questa volta la forza di attrazione del cielo è più potente di quella della terra, specialmente dopo che i giornali ci hanno avvisato che l’indice Dow Jones (è un indice fasullo, ma non interessa a chi vuole seminare ottimismo) ha superato i massimi del 2000 e i 12.000 punti. Manca ancora all’appello il rientro massiccio da parte di chi ha subito le zampate dell’orso ad inizio millennio, ma se anche la prossima correzione venisse agevolmente digerita potremmo assistere all’arrembaggio degli ex delusi. Allora sì che potremo avere del mercato un’impressione non molto dissimile a quella che ricevette John Rockfeller pochi giorni prima del crollo del ’29 negli Stati Uniti. Si narra che, recandosi in ufficio e procedendo al solito rito quotidiano della lustratina di scarpe per la strada, incontrò un giovane lustrascarpe, che evidentemente non sapeva di avere davanti il più grande investitore di quei tempi, gli consigliò di mettere i risparmi sulle azioni di Wall Street, seguendo il suo esempio.
Come Rockfeller, che nei giorni seguenti smobilizzò buona parte dei suoi investimenti, evitando così il crack, forse allora varrà la pena di chiedersi: “Se anche i lustrascarpe sono già entrati in borsa, chi deve ancora entrare affinché il mercato continui a salire?”

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