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Finanziaria: chi troppo vuole
05/10/2006

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Ci avevano anticipato che sarebbe stata una finanziaria di lacrime e sangue, ma benchè preparati, gli italiani sembrano rimasti choccati dalla sfilza di provvedimenti presentati dal governo Prodi. Si tratta della manovra più consistente degli ultimi anni, necessaria, secondo il governo per risanare il paese e dare una spinta verso lo sviluppo. Già questi due obiettivi sarebbero sufficienti a far tremare i polsi a qualunque governo. Ma il nostro non si è limitato. Ci ha messo anche l’ulteriore obiettivo di raggiungere una maggior equità. Come capita a tutti quelli che voglio troppo, il rischio è però quello di arrivare a stringere ben poco. Vediamone sommariamente i singoli aspetti.
In tema di risanamento a prima vista sembra che il governo abbia dato il meglio di sé. E’ certamente un punto di merito, a mio parere, l’aver tenuto ferma l’entità della correzione dei conti pubblici a circa 15 miliardi, per portare al 2,8% il rapporto deficit/PIL a fine 2007, senza cedere alla tentazione di allentare la guardia sperando che le impreviste maggiori entrate fiscali di questo 2006 si perpetuino all’infinito. Positivo è anche l’aver resistito alla tentazione di introdurre una tantum o misure di finanza creativa (magari solo per il fatto che la fantasia di Visco non è paragonabile a quella di Tremonti). Però restano parecchie perplessità sulla realizzabilità concreta di alcune misure, come i tagli ai trasferimenti ai comuni e la lotta all’evasione fiscale.
Maggiori perplessità vengono dall’esame dei provvedimenti per lo sviluppo. Il tanto decantato cuneo fiscale si è ridotto a 5 miliardi di sgravi Irap e contributivi, in buona parte compensati dal vero e proprio esproprio ai danni delle imprese di parte dei fondi del TFR che i lavoratori non abbiano destinato alla previdenza integrativa. Con una mano si dà poco e con l’altra si toglie qualcosa. Quel che resta non si capisce coma possa effettivamente imprimere una svolta al sistema economico. Forse il governo si illude che l’economia italiana la svolta se la dia da sola, visto quel po’ di ripresa che si sta manifestando, non certo per merito del governo.
Ma è sul lato dell’equità che si rischia il fiasco completo. Tutto il polverone di rimodulazioni di aliquote, detrazioni, assegni familiari, che farà andare in bestia i commercialisti, rischia di partorire il topolino di minori imposte per poche centinaia di euro sui redditi più bassi. In compenso verranno penalizzati i contribuenti al di sopra dei 40.000 euro circa, che non si possono certo definire ricchi. Come ulteriore beffa coloro che ricchi lo sono veramente avranno aggravi di imposte abbastanza trascurabili.
Senza contare poi il fatto che i tagli ai trasferimenti agli enti locali si tradurrà, come avvenuto in passato, in maggiori imposte locali, che porteranno ad annullare anche i pochi risparmi sulla carta concessi ai contribuenti meno abbienti.
Il grosso limite di questa manovra, in tema di equità, è a mio parere il non aver compreso che in un paese ad alta evasione fiscale e ad alta precarietà, intervenire sulle aliquote non serve a conbattere veramente la povertà. I veri poveri, quelli che non hanno redditi o li hanno molto bassi, per cui non pagano imposte, hanno avuto dal taglio delle aliquote un guadagno nullo. Invece rischiano di avvantaggiarsi della manovra coloro che evadono di più e riescono a far figurare redditi ben al di sotto dei 40.000 euro lordi l’anno. L’unica misura oggi in grado di portare maggiore equità sarebbe una efficace azione di contrasto all’evasione fiscale.
Qui però, al di là delle parole, non si è fatto molto. Anzi si è utilizzato il vecchio metodo dell’aumento della burocrazia e dell’inasprimento poliziesco delle sanzioni, che finirà per esasperare i contribuenti onesti. Non si è avuto il coraggio di introdurre qualcosa per creare un conflitto di interessi tra chi non vuole emettere la fattura e chi la dovrebbe richiedere, ma non lo fa se non ne ha un interesse diretto. Conflitto che si stabilirebbe se si ammettese una qualche modalità di detrazione di tutte le spese documentate da parte dei contribuenti.
Per fare questo occore un po’ di coraggio e capacità. Doti che non abbondano in questo governo. Un’ultima considerazione sulla qualità complessiva della manovra.
Sono stati introdotti una settantina di nuovi provvedimenti, spesso assai complessi, tra nuove imposte e modifiche a leggi esistenti.
Tutte le belle parole sulla necessità di semplificazione e deregolamentazione per restituire competitività al sistema sono andate a farsi friggere.
Se questa è una svolta, rischia di esserlo nella direzione sbagliata.

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