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Il Peggior Risultato Possibile (...o no?)
23/04/2006

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Conclusa la tornata elettorale con l’assegazione definitiva della vittoria di strettissima misura alla coalizione di Centro-Sinistra, posso liberamente esprimere qualche opinione di sostanza senza essere tacciato di intenti manipolatori nei confronti dei miei lettori. Ho sempre rigettato tali accuse poiché ritengo i miei lettori in grado di pensare con la propria testa e dotati di spirito democratico, quindi in grado di accettare, valutare, condividere oppure ignorare le libere opinioni.
Comunque ammetto che la vicinanza delle elezioni mi ha un po’ frenato le scorse settimane nell’esprimere valutazioni politiche.
Riferendomi esclusivamente all’ambito economico-finanziario, non posso che concordare con molti osservatori che il risultato elettorale è stato uno dei peggiori possibili per il futuro della nostra povera (sempre più) Italia. La vittoria risicatissima di Prodi è un effetto della cosiddetta “legge-porcata”, come l’ha definita con bella faccia tosta uno dei suoi autori, quel gentleman di Calderoli.
Una legge creata per rendere l’Italia meno governabile ha prodotto esattamente l’effetto sperato. La maggioranza al Senato si basa su uno o due seggi occupati da senatori neanche residenti in Italia, che pertanto non potranno garantire la presenza costante in aula e dovrà reggersi sul voto di qualche senatore a vita o sulla “campagna acquisti” di qualche transfuga del centro-destra, sempre che il padrone del Milan, che di campagne acquisti se ne intende, non faccia la stessa cosa con i senatori dell’Ulivo.
Ironia della sorte, uno studio del prof. Francesco Billari, che si può leggere qui dimostra, pur con tutti i possibili distinguo, che forse col vecchio sistema le elezioni le avrebbe vinte il Centro-destra. Tipico esempio, quindi, di zappa sui piedi.
Comunque sia, l’esito del voto è stato così confuso e le possibilità di governare saranno così scarse che non mi stupiscono le affermazioni del Financial Times. Nel suo famoso commento dei giorni scorsi si ipotizza un possibile default finanziario del nostro paese con conseguente uscita dall’euro entro il prossimo decennio. Personalmente credo che questa ipotesi, se dovesse realizzarsi, sarebbe la peggior iattura economica che potrebbe capitare al nostro paese, perché lo proietterebbe istantaneamente ad imitare l’Argentina degli scorsi anni, con tensioni sociali e rischi di involuzioni autoritarie che si sommerebbero alla crisi economica. Lo scenario, che mi trova concorde quasi completamente, parte dalla disastrosa situazione dei conti pubblici lasciata dal Cavaliere e dal suo fido commercialista Tremonti, che a furia di condoni e finanza creativa è riuscito nella non facile impresa di ottenere l’esatto contrario di quanto promesso cinque anni fa (ulteriore risanamento dei conti pubblici e crescita economica al 3% annuo). Oggi ci troviamo fanalino di coda nell’UE quanto a crescita e con i conti pubblici devastati: avanzo primario quasi azzerato, deficit che viene visto viaggiare verso il 4% quest’anno anziché avvicinarsi al 3% come concordato con la commissione UE, debito pubblico nuovamente in salita a partire dallo scorso anno. Ciliegina sulla torta (questa però non è merito del nostro governo): la fine della tregua finanziaria rappresentata dai bassi tassi di interesse.
In questa situazione servirebbero politiche di risanamento assai impopolari, altro che riduzione del cuneo fiscale. La maggioranza di Prodi, già assai precaria per la presenza di componenti piuttosto eterogenee (Mastella è molto più vicino al centro-destra che all’ala sinistra della sua coalizione), sarà certamente ostacolata dai numeri ottenuti, che danno ai partitini il potere di interdizione su tutti gli argomenti più indigesti.
E’ probabile che questa coalizione si trascini senza incidere molto per un anno o poco più per poi naufragare e tornare al voto. Intanto il centro-destra potrebbe tentare di cavalcare a fini elettorali il populismo anti-euro, con buone possibilità di vincere le elezioni, specialmente se il centro-sinistra cambierà nei suoi primi cento giorni la sciagurata legge elettorale in senso nuovamente maggioritario.
La via verso la bancarotta sarebbe così spianata e se Tremonti non riuscirà a trasferire il debito pubblico nelle tasche dei privati cittadini quotando in Borsa gran parte del patrimonio dello Stato (proposta già presentata nel programma della Casa delle Libertà per queste elezioni), oppure se l’Unione europea non si farà carico di toglierci le castagne dal fuoco per salvare l’euro, l’uscita dalla moneta unica ed il conseguente default diventerebbero l’epilogo finale.
Per non peccare di eccessivo pessimismo è giusto anche accennare al fatto che forse poteva andare anche peggio di come è andata. Se il Centro-destra avesse vinto e realizzato il suo programma da oltre 100 miliardi di euro di maggiori spese, la bancarotta dello stato sarebbe forse stata accelerata rispetto allo scenario presentato.
Per concludere una nota di speranza. Non posso escludere del tutto che il centro-sinistra, dopo aver constatato di essere sul ciglio del baratro, anziché decidere di fare un passo avanti, riesca a realizzare il miracolo di non litigare su tutto e di mettere in piedi un programma credibile di risanamento. Del resto Prodi il miracolo di portare l’Italia nell’euro, contro ogni previsione sensata e contro tutte le aspettative dei mercati finanziari, nel 1997 è riuscito a compierlo, grazie al genio ed alla determinazione del suo ministro Ciampi.
Le probabilità di fare il bis equivalgono a quelle che ha l’Inter di vincere un campionato, quindi non sono molte. Però, si sa, sperare non è mai vietato.

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