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28/10/2005

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Chi è costui? Increbile ma, forse, vero: il trader on line italiano.
Tale è infatti l’identikit del trader italiano come risulta da una indagine condotta da Borsa Italiana in collaborazione con Gfk Eurisko ed Università Bocconi e presentata a Milano, il 21 ottobre scorso, in occasione dell’ultima edizione del Trading on Line Expo.
La ricerca innanzitutto stima che nel primo semestre 2005 i conti di Trading on Line aperti siano nel nostro paese circa 3.700.000, un dato ancora in crescita, anche se a ritmi meno intensi di qualche anno fa.
La stragrande maggioranza di questi conti risulta però inutilizzata o comunque non movimentata. Soltanto il 14%, cioè circa 520.000 conti, ha effettuato nel semestre almeno una operazione di trading on line.
Se questi sono i conti attivi ancora meno sono quelli che effettuano più operazioni nel semestre: soltanto 140.000, mentre i cosiddetti day trader e heavy trader, cioè quelli che operano tutti i giorni con una o più operazioni quotidiane sono soltanto 10-12.000.
L’ultimo dato è significativo e forse sorprendente, poiché non si discosta dalle stime effettuate negli scorsi anni da analoghe ricerche e dimostra che la platea degli sfegatati della Borsa non aumenta.
A questi sfegatati la ricerca ha dedicato un approfondimento andando a sondarne le caratteristiche mediante una approfondita intervista ad un campione di 203 traders scelto tra coloro che operano on line almeno una volta ogni 15 giorni.
Ne emerge un ritratto del trader on line italiano che, come gli altri investitori è concentrato soprattutto al nord, ma che rispetto agli altri investitori è più giovane e con un’istruzione ed un profilo professionale più elevato.
In particolare il trader ondine è tipicamente:
  • un maschio per il 96,6% dei casi contro il 48,7% della popolazione. Questo dato rispecchia ampiamente anche la mia personale esperienza riguardo ai partecipanti ai corsi di trading ondine, che sono maschi per oltre il 90% dei casi.
  • Giovane: compreso tra 35 e 44 anni nel 35% dei casi contro il 22% della popolazione.
  • Libero professionista, lavoratore autonomo o imprenditore: 37,5% rispetto al 4,5% della popolazione.
  • Ha una cultura medio-alta: il 48,8% è laureato contro il 6,7% della popolazione.
  • E’ abbastanza benestante: il 51,1% dichiara di avere un reddito mensile familiare superiore ai 2.500 euro.
Investe soprattutto in titoli azionari italiani, ma anche in altri strumenti finanziari e nel risparmio gestito, mostrando una buona diversificazione dei propri impieghi, con una crescita nell’interesse per i derivati (soprattutto covered warrants e futures su indice) e per gli ETF.
Dalla ricerca emerge che l’utilizzo del canale internet per l’operatività sta assumendo sempre più importanza ed è diventato per molti il canale di investimento esclusivo. Infatti soltanto il 32% investe ancora con i canali tradizionali.
Un dato abbastanza sorprendente è la fedeltà all’intermediario. Solo il 33% opera con due o più intermediari e pochi hanno cambiato il loro intermediario principale negli ultimi 12 mesi.
Questo dato fa riflettere su quanto ormai siano consolidate le quote di mercato dei principali brokers on line e fornisce una ragione sulla “stanchezza” che si è percepita al TOL Expo tra i vari brokers nello spingere ulteriormente la competizione tra le piattaforme.
La ricerca mette in luce anche un dato psicologico, verificato con un test somministrato al campione. Emerge in generale una certa sopravvalutazione delle proprie capacità ed un certo eccesso di sicurezza, dovuto forse ai buoni risultati ottenuti nell’ultimo periodo.
La ricerca infatti ha approfondito anche l’aspetto dei guadagni ottenuti. A sentir loro i traders ondine se la cavano piuttosto bene.
Nell’ultimo anno (da luglio 2004 a giugno 2005) il 17,6% del campione dichiara di aver guadagnato oltre il 30%, riuscendo così a battere il mercato (rappresentato dall’indice Mibtel); il 30,4% ha ottenuto tra il 15% ed il 30%, più o meno come il mercato; un altro 29,4% ha fatto peggio del mercato, ma ha comunque guadagnato tra il 5% ed il 15%. Solo il 5,9% dice di aver preso, anche se bisogna aggiungere che il 12,7% del campione non ha risposto.
Il dato, se fosse vero, sarebbe piuttosto sorprendente e mostrerebbe un’abilità dei traders italiani decisamente superiore a quella che si riscontra negli altri paesi. In USA ad esempio analoghe indagini fatte di recente hanno mostrato percentuali di positività delle performances decisamente inferiori: i traders che guadagnano con regolarità si aggirano su percentuali soltanto di poco superiori al 10%, quindi assai peggio degli italiani. Va detto però che in America li brokers concedono l’accesso ai conti, facilitando il riscontro tra quanto dichiarato e la realtà, mentre da noi ci si basa unicamente sulle dichiarazioni.
Certo che se il trader è come il pescatore… occorrerà darci un taglio.

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