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NATALE CON L'ORSO
21/12/2018

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L’avvitamento ribassista dei mercati azionari non accenna a placarsi e si diffonde dalle Borse americane a tutti gli altri mercati azionari mondiali, in una spirale che ha trovato alimento nel comportamento della Federal Reserve, indifferente alle ingerenze di Trump ed alle sofferenze degli investitori.

Con il -1,58% collezionato nella seduta di ieri l’indice USA più rappresentativo, SP500, è atterrato a 2.467 punti, realizzando la quinta seduta negativa delle ultime 6 e la ottava candela ribassista giornaliera consecutiva. Ricordo che nell’interpretazione dei grafici candlestick la candela ribassista (solitamente di colore nero o rosso, in contrapposizione cromatica alla candela rialzista di colore bianco o verde) si configura con una chiusura di seduta inferiore all’apertura e denota che nel corso della seduta l’umore è peggiorato.

Ieri le pene di giornata, sono state più d’una. Oltre agli strascichi di pessimismo dovuti alla inattesa verve da falco di Powell, che ha sorpreso e depresso i mercati mercoledì sera, è arrivato un nuovo calo del prezzo del petrolio, che ha annullato il rimbalzo del giorno precedente e la notizia che Trump ha fatto saltare la risoluzione bipartisan del Senato che poneva l’ennesima toppa al budget di bilancio e permetteva il finanziamento fino a febbraio di 7 ministeri, che altrimenti sabato mattina dovranno chiudere per mancanza di fondi. Trump vuole anche che venga finanziato con 5 miliardi di dollari il muro al confine col Messico, ed ha trovato una maggioranza di conservatori alla Camera pronta a bocciare il compromesso d’emergenza, provocando così il fatidico shutdown. Questo clima ha così schiacciato l’indice azionario in negativo per tutta la seduta.

A livello settimanale, in quella che lunedì avevo segnalato come settimana chiave, che doveva confermare o smentire la fine del mercato toro di lungo periodo, già segnalata dai grafici giornalieri venerdì scorso, SP500 si presenta alla campanella dell’ultima seduta, che precederà il weekend pre-natalizio, con una perdita accumulata che ha già raggiunto i 133 punti, pari ad oltre il 5%. Non abbiamo alcuna certezza che oggi il mercato rimbalzi, anche se qualche probabilità c’è, dato che proprio oggi ricorre la giornata delle 4 streghe, poiché giungeranno a maturazione le scadenze di dicembre di futures ed opzioni su indici ed azioni. In questo giorno, che capita 4 volte in un anno, vengono a compimento le strategie impostate dagli operatori nei mesi scorsi ed il mercato spesso volta pagina, cominciando a concentrarsi sul trimestre borsistico successivo.

Anche se il mercato dovesse rimbalzare sono praticamente zero le possibilità che in una sola seduta riesca ad annullare oltre 5 punti percentuali di calo. Pertanto questa sera si potrà certificare anche sul grafico settimanale l’avvenuto segnale di inversione ribassista del trend di lungo periodo. A conferma che qualcosa di strutturale potrebbe essere cambiato, constatiamo in questi giorni il risveglio dell’oro, che per tanti anni è sembrato aver perso il suo ruolo di bene rifugio. Forse perché nessuno aveva necessità di rifugio. Quatto quatto, senza farsi troppo notare, dai minimi di Ferragosto ha rialzato la testa, iniziando un trend rialzista di medio periodo che, dopo la correzione di ottobre, a novembre ha ripreso a salire. Ieri ha fornito un nuovo segnale di forza, andando a rompere la resistenza di 1.256 $ l’oncia, con forti volumi di scambio.  

Oggi il grafico di SP500 e quello del Nasdaq100 ci diranno, senza possibilità di equivoco, che la lunga festa che i mercati azionari hanno vissuto negli ultimi 9 anni e 9 mesi, a partire dal minimo del 6 marzo 2009, è definitivamente conclusa. Il Toro è morto ed al cenone di Natale gli investitori dovranno riservare un posto a tavola ad un ospite che solo pochi giorni fa non si credeva di dover invitare: un giovane ed affamato orso, che ci terrà compagnia per un lungo periodo in cui, se questa volta non sarà diversa dalle precedenti, assisteremo a pianto e stridore di denti da parte di chi avrà preso sotto gamba la sua presenza.

Dobbiamo notare che questa volta i mercati azionari USA hanno avuto una certa fretta di svoltare, dato che nelle situazioni precedenti mai hanno ucciso il toro prima che la FED interrompesse il rialzo dei tassi. Mai prima che il differenziale tra il rendimento dei Treasury a 10 anni e di quelli a 2 anni passasse in negativo. E mai senza il segnale premonitore degli indici PMI e ISM, che misurano il sentiment dei manager, oggi ancora decisamente ottimista.

Così come decisamente ottimista si mostra la FED. Powell lo ha a più riprese confermato nella Conferenza Stampa di mercoledì sera, che ha evidenziato una differenza profonda di aspettative tra la FED ed i mercati. La prima rimarca la forza che ancora viene dai dati dell’economia reale, i secondi, che guardano al futuro e temono un drastico peggioramento della situazione il prossimo anno, registrano il fuggi fuggi degli investitori.

E’ evidente che tra questi due soggetti uno sta clamorosamente sbagliando. Purtroppo sarà solo il tempo a darci la sentenza, anche se faccio notare che raramente il mercato sbaglia i movimenti di lungo periodo, mentre la lista degli errori di politica monetaria delle banche centrali è piuttosto lunga.

Dopo aver preso atto che i grafici ci consegnano un’indicazione di lungo periodo decisamente ribassista, non possiamo evitare di segnalare che la situazione di breve segnala eccessi di panico (ipervenduto) che solitamente precedono un rimbalzo, che in questo caso potrebbe anche essere cospicuo senza che le indicazioni ribassiste di lungo periodo vengano scalfite.

SP500 presenta il classico indicatore d’eccesso RSI(14) sceso nell’area di ipervenduto. Ieri ha toccato 25,5 punti, un eccesso di ribasso ben al di sotto dei 30 che individuano il bordo della normalità. Raramente permane a questi livelli per più di pochissimi giorni. Solo nelle fasi di panico estremo. Inoltre, dei 500 titoli di SP500, ben l’88% si trova a quotare sotto la propria media mobile a 50 sedute. In passato su questi livelli una reazione rialzista non si è mai fatta attendere troppo. Solo nel 2008 il mercato continuò ad avvitarsi per diverse settimane e portò la percentuale di titoli in ribasso di medio periodo addirittura al 100%. Ma anche questa fu una situazione da panico estremo, che di solito accompagna l’apice del mercato orso, non certo l’inizio.

I contesto fortemente depresso di Wall Street non ha favorito i mercati europei, che sono tornati a scendere con decisione. Eurostoxx50 ha chiuso a 3.000 punti esatti (-1,68%) ed ha rotto il minimo precedente di dicembre. Il Dax tedesco è sceso anch’esso (-1,44%), ma ha tenuto il minimo di dicembre per il rotto della cuffia. Il nostro Ftse-Mib, trascinato ancora una volta dai bancari, ma questa volta al ribasso, ha perso di più di ogni altra borsa europea (-1,93%) ed ha dimenticato presto i festeggiamenti per il perdono europeo. Resta comunque messo lievemente meglio degli altri indici europei, poiché il suo supporto di area 18.400 dista ancora 177 punti. Non è molto ma è pur sempre qualcosa.

La prossima settimana sarà a scartamento assai ridotto. Le Borse europee faranno un lungo ponte per le vacanze di Natale e riapriranno i battenti solo giovedì 27 dicembre. Wall Street invece aprirà lunedì mezza giornata e sarà regolarmente aperta il giorno di Santo Stefano. Proprio il fatto che il 27 potremmo avere dei significativi gap, consiglia di starsene tranquilli al calduccio in attesa che passino le Feste. Che per i mercati saranno meste.

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