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SUI MIGRANTI VINCONO TUTTI, TRANNE I MIGRANTI
01/07/2018

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So che questo intervento mi causerà problemi di consenso. Se fossi un opportunista non lo dovrei scrivere. Ma non riesco a far finta di nulla. Mi sentirei un codardo. Nella vita esiste qualcosa di più importante del consenso ed è la dignità di manifestare liberamente il proprio pensiero, anche quando non è “di moda”. Come dice Saviano, un giorno i giovani leggeranno quel che sta succedendo in questi anni in Europa ed in Italia. Si chiederanno come sia stato possibile l’imbarbarimento che sta trionfando. Forse andranno a cercare sulla rete se qualcuno ha tentato di resistere. Sarei contento se tra costoro trovassero anche il mio nome.

La questione dei migranti, dopo essere stata l’argomento principale della campagna elettorale, nella prima parte dell’anno, e dopo essere diventata il bicipite di Salvini nel braccio di ferro sovranista che ha voluto giocare con l’Unione Europea, ha dominato anche il vertice di Bruxelles e rischiato di mandare al macero anche quel poco, sempre meno, di Unione che è ancora rimasto in Europa.

La “terribile emergenza migranti”, sbandierata da parecchi mesi ed argomento principe per l’assalto al potere da parte dei sovranisti italiani, in realtà non esiste. Dovrebbe essere chiaro a tutti, se non avessimo un’opinione pubblica sempre più disinformata e disposta a credere alle favole, dominata dalla paura che i nuovi tribuni populisti hanno sapientemente ed incessantemente riversato nelle tv e sui social network, producendo la falsa sensazione che si debba affrontare un’invasione ostile di gente che nel migliore dei casi viene a rubarci il poco lavoro esistente nel nostro paese o, nel peggiore, a preparare atti terroristici. Il tutto a spese della collettività che li mantiene come nababbi a far nulla tutto il giorno.

Eppure i numeri, se si avesse voglia di guardarli prima di digitare oscenità sulla tastiera, parlerebbero molto chiaro: dal 1 gennaio al 12 giugno di quest’anno (ultimo dato disponibile) sono

sbarcati in Italia 14.441 migranti, contro i 64.033 del 2017 e i 52.775 del 2016.

Tra il 2017 e il 2018, il calo è stato dell’84 per cento.

La tabella seguente, predisposta da UNHCR, l’organismo ONU che si occupa di rifugiati, riporta per ogni paese europeo il numero di rifugiati presenti a fine 2016 (ultimo dato disponibile) e la densità di rifugiati per mille abitanti.

Si nota facilmente che il nostro paese è al quarto posto per numero di rifugiati, preceduto da Germania, Francia, Svezia, ma solo al terz’ultimo posto come densità rispetto agli abitanti. Da noi i rifugiati sono 2,4 ogni mille italiani, mentre in Svezia sono dieci volte tanto, 23,4 ogni mille abitanti. Ma anche rispetto a Malta, con la quale Salvini ha duramente combattuto affinché facesse attraccare le navi delle ONG nei giorni scorsi, non c’è paragone: laggiù hanno già oltre 18 rifugiati ogni mille abitanti.

Forse fanno più impressione gli sbarchi di centinaia di persone da navi di soccorso che lo stillicidio dell’attraversamento di frontiere terrestri da parte di piccoli gruppi familiari.

Ma i numeri ci dicono chiaramente che tutto il panico manifestato dall’opinione pubblica italiana è più una sensazione indotta da bombardamento mediatico che oggettiva invasione.

Certo, dopo le tragedie della guerra siriana e del caos libico, il numero di richieste di asilo in corso di valutazione nel nostro paese è cresciuto molto negli ultimi anni, così come, di pari passo, è cresciuto il numero di richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza in attesa di conoscere l’esito della loro domanda. Accanto a ciò è aumentata la sensazione di essere lasciati soli dal resto dell’Europa a gestire la patata bollente.

Ma tutto ciò dipende dal Trattato di Dublino II, approvato nel 2003 dalla UE e firmato per l’Italia dal Governo Berlusconi-Lega, poi rinnovato nel 2013 (Governo Letta). Fu firmato alla leggera, perché a quei tempi non c’era ombra di esodo attraverso il mediterraneo, e sembrava che la questione migranti riguardasse solo altri paesi europei. Questo trattato affida il rifugiato, anche se entrato in modo irregolare, al paese europeo in cui è arrivato, che ne deve curare l’ospitalità e la valutazione del diritto di asilo. Non è consentito il trasferimento in un altro paese europeo fino al termine della procedura. Perciò tutti quelli in attesa di verifica del diritto di asilo non possono lasciare l’Italia. Il fatto che pochi lascino il nostro paese dipende soprattutto dalla lentezza delle procedure di controllo del diritto di asilo che il nostro stato adotta, che durano mediamente due o tre anni. In tutto questo tempo il richiedente asilo non può lavorare, poiché non ha regolare permesso di soggiorno, ed è costretto a vivere senza poter svolgere attività dignitose.

E’ qui che si dovrebbe intervenire, per accelerare l’istruttoria ed arrivare presto alla definizione del diritto di asilo, consentendo così, a chi è in regola, di trasferirsi negli altri paesi europei, dato che la grande maggioranza di chi sbarca in Italia non vuole fermarsi da noi.

Ad ogni richiedente asilo spettano vitto, alloggio ed assistenza, oltre ad un piccolo contributo giornaliero (pocket money) di 2 euro e 50 centesimi. E’ questa la vita da nababbi che il governo garantisce? La bufala dei 35 euro al giorno per migrante è una maligna manipolazione della realtà. Quella somma è il massimo che la Prefettura può pagare, tutto compreso, alle organizzazioni che concorrono all’appalto per l’ospitalità dei migranti.

Il trattato di Dublino è diventato da anni inadeguato a rispondere alla pressione migratoria dei rifugiati provenienti dalla Siria e dalla Libia.

Quelli provenienti dalla Siria normalmente arrivavano in Grecia attraverso la Turchia. Dopo la drammatica fuga dall’inferno siriano dell’estate 2015, che generò l’esodo biblico in Grecia e poi verso il nord Europa attraverso la rotta balcanica, al punto da spingere la Germania ad assorbire 700.000 profughi, fu trovata la “soluzione” di un accordo economico con la Turchia, che costa alla UE 3 miliardi l’anno, affinché il dittatore Erdogan se li tenga e li ospiti nei suoi campi, in condizioni spesso disumane. I dittatori sono cattivi, eccetto quando ci permettono, a pagamento, di lavarci la coscienza.

Negli ultimi due anni, chiusa la rotta balcanica, il flusso si è spostato nel mediterraneo e dalla Libia approda sulle coste italiane. L’Italia è così rimasta sola ad occuparsene, poiché il resto d’Europa, sventolando Dublino, non si è mai voluto seriamente interessare degli sbarchi di migranti in Italia.

Il precedente governo Gentiloni-Minniti, ha stretto discutibili accordi con le bande di scafisti libici, che in parte si sono riconvertite ed arruolate nella guardia costiera, impegnandosi a fare quel che fa Erdogan in Turchia. In questo modo, turandosi decisamente il naso, ha ridotto in modo consistente gli sbarchi. Inoltre ha fatto pressioni in sede UE per la riforma del trattato di Dublino, ottenendo che si discutesse della questione al Consiglio Europeo di Bruxelles del 28 giugno.

Il cambio di governo in Italia, con l’arrivo dei sovranisti al potere, ha fatto precedere quel vertice dal duro braccio di ferro tra Salvini e la UE, con le note vicende della chiusura dei porti italiani alle ONG e l’accoglienza dei 600 profughi della nave Acquarius da parte della Spagna e della nave Lifeline da parte di Malta e di altri 8 paesi disposti a riceverne i 230 rifugiati.

Conte ha partecipato al vertice col coltello tra i denti, minacciando sfracelli se non fosse cambiato l’approccio, ma ha dovuto assaggiare la regola che in Europa può alzare la voce solo chi ha i muscoli da mostrare, ed è stato completamente isolato, poiché ognuno dei partecipanti aveva qualcosa da chiedere e nulla da dare. L’Italia voleva cooperazione, i sovranisti di Orban volevano il diritto di rifiutare l’ospitalità anche ad un solo migrante, la Germania voleva che si applicasse la regola di Dublino che impedisce a chi entra in un paese di trasferirsi illegalmente in un altro, e pretendeva di restituire migliaia di migranti al paese di primo ingresso. La Francia voleva essere la regista di un accordo che non le costasse nulla. Tutti gli altri storcevano il naso sul meccanismo delle quote.

In questa Babele, il risultato è stato un accordo di pura facciata, che ha fatto fare, a mio parere, un passo indietro, anziché avanti, alla riforma del trattato di Dublino. 

Infatti il documento finale, che Conte ha poi firmato, prendendosi i meriti di aver portato a casa solo promesse costruite sulla sabbia,  afferma la “possibilità” di istituire una forma di cooperazione tra i paesi europei nella gestione dei migranti.

Due sono le direttrici. Il primo pilastro è la creazione di “piattaforme regionali di sbarco” dove saranno accolti e schedati con un primo controllo i rifugiati approdati. E’ lasciato nel vago se saranno installate in mare, in Africa (dove e col consenso di chi?) o sul territorio europeo. Ovviamente sul territorio europeo non le vuole nessuno. E’ facile prevedere molta difficoltà a crearle ed organizzarle.

Secondo caposaldo: potranno essere aperti anche altri porti oltre a quelli italiani e greci per l’attracco delle navi ospitanti naufraghi salvati.

Questi due principi rappresenterebbero un primo accenno di riforma del trattato di Dublino verso l’assunzione di una responsabilità europea sui migranti, se non fosse stato ripetutamente inserito nel documento che la partecipazione dei vari stati a queste novità sarà “su base volontaria”. E questo significa una sola cosa. Chi vuole fregarsene dei migranti e della cooperazione potrà legittimamente farlo. Questo è un gigantesco passo indietro rispetto a prima. Il gruppo degli stati sovranisti (i 4 di Visegrad e l’Austria), mentre col meccanismo delle quote potevano essere sanzionati se non accettano migranti da loro ricollocati, da adesso potranno sottrarsi legittimamente. La vera vittoria al vertice sui migranti l’hanno ottenuta i sovranisti, alla faccia di Salvini che se li coccola.

Anche la Germania ha ottenuto l’inserimento del principio tanto caro del divieto di secondo ingresso e potrà richiedere al nostro paese di riprendersi circa 70.000 migranti irregolarmente trasferiti dall’Italia alla Germania. Il governo Merkel dovrebbe essere in salvo. Intanto il trattato di Dublino viene mantenuto e di quote obbligatorie di ricollocamento non si parla più, perché anche qui varrebbe il principio della volontarietà. E, per finire, restrizioni alle ONG, per impedire che continuino a salvare i naufraghi.

Insomma. Anche sui migranti, come sulla moneta, è passato il principio della doppia Europa. Chi vuole cooperare lo può fare. Chi vuole fregarsene anche.

L’Italia porta a casa solo promesse e sarà tutto da verificare quali paesi accetteranno veramente di cooperare.

E, dato che il principio della cooperazione è su base volontaria, qualcosa mi dice che le prossime mosse di Salvini, quando constaterà che le promesse non diventeranno fatti o lo diventeranno in misura insoddisfacente,  saranno quelle imitare in pieno il comportamento di Orban: frontiere chiuse, blocco navale davanti alle coste libiche, e magari bombardamento dei barconi. Problema risolto.

A Bruxelles hanno vinto tutti. Solo i migranti hanno perso. Dovranno morire lontano dai nostri occhi.

Rifugiati in Europa nel 2016

Rifugiati in Europa nel 2016
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