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Come votano i mercati? Scheda Bianca
14/01/2018

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E’ un po’ di tempo che i mercati finanziari si preparano a fare i conti con le lezioni politiche italiane, che il governo, su input di Mattarella, ha fissato per il 4 marzo.

Gli schieramenti sono ormai stabiliti, la campagna elettorale è ormai entrata nel vivo e ci ha già fatto sentire ogni sorta di promesse, normalmente senza la minima verifica di compatibilità di bilancio. Nessuno promette riduzioni di spese e razionalizzazione della Pubblica Amministrazione, ma solo abolizione di norme, ritenute odiate dagli elettori, o sconti fiscali. Trump ha fatto scuola tra i politici italiani. Se lui ha vinto le elezioni con una campagna aggressiva e populista, perché non scimmiottarlo anche in Italia?

Intanto, gli esperti di scienza politica ed i sondaggisti sono impegnati ad applicare al nuova legge elettorale, “il Rosatellum”, che dovrà regolare la distribuzione dei seggi di Camera e Senato.

Non entro nel merito dei programmi elettorali, né desidero qui esprimere opinioni politiche su quale schieramento sia il più adatto (o il meno peggio) a governare il Paese.

L’oggetto di questo intervento è quello di interpretare la volontà dei mercati sulle elezioni italiane. Cioè cercare di ipotizzare che cosa voterebbero i mercati finanziari e quale sarà la loro probabile reazione agli esiti elettorali.

Tradizionalmente si ritiene che le preferenze dei mercati vadano alla stabilità politica, meglio se ottenuta in continuità con l’equilibrio politico preesistente. Si ritiene anche che, per il nostro paese, una vittoria delle forze europeiste sia necessaria, mentre quella degli schieramenti populisti ed euroscettici sia vista come un grande pericolo ed un’occasione di fuga degli investitori.

Per questi motivi una delle analisi che andavano per la maggiore fino a poco fa era quella che vedeva grossi rischi nello stallo che, secondo i sondaggi, sembra essersi venuto a creare nella distribuzione dei voti. I sondaggi ritengono che, se nei 50 giorni che mancano alle elezioni non cambierà idea un gran numero di elettori, nessuno schieramento sembra oggi in grado di ottenere una maggioranza in Parlamento, poiché alla Camera occorre che la coalizione più votata raggiunga il 40% dei voti per ottenere il premio di seggi che le darebbe automaticamente la maggioranza assoluta. Fare il governo dopo le elezioni sarebbe così impossibile.

Molti opinionisti finanziari affermavano che una situazione simile avrebbe accentuato l’instabilità e creato rischi aggiuntivi agli investitori e prevedevano un aumento dello spread.

In effetti l’improvvisa accelerazione nella conclusione della legislatura prima della fine dell’anno, subito dopo l’approvazione frettolosa della Legge di Stabilità, sembrava aver creato qualche apprensione. Infatti, a partire dal giorno dell’Immacolata, lo spread BTP-Bund ha avuto un rimbalzo di circa 50 punti base, arrivando a quota 187 nell’ultima seduta del 2017. Il rendimento del BTP decennale, nel medesimo periodo, è salito di 64 punti base, toccando quota 2,30%.

Ma con l’anno nuovo la calma pare tornata, con il rendimento del BTP ridisceso al 2% e soprattutto con lo spread tornato indietro a 139, cioè solo 3 punti base sopra il livello da cui era partito il rally di dicembre.

Eppure i sondaggi continuano a darci il medesimo stallo nelle intenzioni di voto. Che cosa è successo?

Da un lato si sta prendendo definitivamente coscienza che Macron non abita in Italia. Ovvero che nessuna coalizione sta facendo dell’europeismo convinto il suo cavallo di battaglia elettorale. La coalizione più europeista, quella del centro-sinistra (PD e satelliti), pratica un europeismo critico, che vuole comunque andare a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo per cambiare i trattati in modo più favorevole al nostro paese. E questa è comunque la coalizione che, secondo i sondaggi, ha meno possibilità di andare al governo. Le altre due in competizione, Centro destra e 5 Stelle, sono decisamente anti-europeiste e darebbero grossi grattacapi all’establishment europeo.

Perciò i mercati stanno prendendo in considerazione un argomento che già in passato si impose all’attenzione incredula degli osservatori: cioè il fatto che piuttosto che dalle urne esca un governo incapace di garantire il risanamento dei conti pubblici e rissoso con l’Unione Europea, è meglio che non esca alcuna maggioranza. Il Belgio qualche anno fa, rimasto senza governo per quasi due anni, e la Spagna, che ha ripetuto più recentemente le elezioni senza riuscire a trovare una maggioranza ed oggi vede Rajoy governare grazie all’astensione dei socialisti, sono due casi emblematici e paradossali in cui la crescita economica ha fatto passi da gigante proprio in assenza di governo pienamente legittimato dal consenso popolare.

Non è detto che la stessa cosa capiti in Italia. Oltretutto questa eventualità comporterà nuove elezioni ed il protrarsi della rissa politica, che in Italia è di prassi anche lontana dalle campagne elettorali.

Però i mercati ragionano che forse una sorta di pareggio elettorale, che impedisca la formazione di un governo e crei un lungo limbo politico, non sia proprio da buttare. In fondo prepara il terreno proprio a questo esito la mossa astuta attuata da Mattarella, cioè convincere Gentiloni a non dimettersi. In questo modo, se le elezioni non le vince nessuno, il paese non sarà allo sbando,  ma in mano a personaggi (Gentiloni in primis, ma anche Padoan, Minniti e Calenda), che si sono mostrati molto rispettosi della Commissione Europea ed hanno ottenuto successi e riconoscimenti di merito che Renzi, che li ha preceduti,  non si è nemmeno sognato.

Se la crisi politica post-elettorale significherà continuare ad avere Gentiloni per un altro anno (Mattarella è un maestro nell’arte democristiana del prendere tempo, sondare, riflettere, lasciar decantare) o magari fino alla primavera del 2019, per Bruxelles e, di conseguenza, per i mercati questa sarebbe la soluzione migliore. Anche perché nel frattempo si avvicinerà alla scadenza il mandato di Draghi alla BCE e l’unico Super Mario rimasto al nostro paese (stendiamo un velo pietoso sugli altri due, Monti e Balotelli) potrà essere incoronato come l’ennesimo salvatore del popolo italiano che tutti attendono, alla guida di un governo tecnico di salvezza nazionale a cui sarebbe difficile dire di no.

Questo a mio parere sarebbe lo scenario ideale per i mercati. E’ vero che la Costituzione verrebbe stiracchiata anche stavolta. Ma i precedenti attuati da Napolitano autorizzano ormai qualsiasi stravolgimento interpretativo.

Del resto ogni altra soluzione si presenterebbe per i mercati piuttosto difficile da digerire e pericolosa e non credo che Mattarella voglia correre rischi. Persino la tanto chiacchierata “ipotesi inciucio” tra Berlusconi e Renzi, che forse ai mercati non dispiacerebbe, ha poche possibilità di successo, per vari motivi. Da un lato credo che causerebbe ulteriori erosioni elettorali a Renzi, che, dopo aver dilapidato circa metà del patrimonio elettorale che aveva ai tempi delle elezioni Europee (41%) non se ne può permettere altre. Lo stesso Berlusconi ha convenienza ad attendere all’opposizione il 2019, quando potrà ricandidarsi. Infine anche i numeri sembrerebbero non bastare, perché unendo PD, Forza Italia e relativi satelliti, al momento mancherebbero parecchi voti in Parlamento per avere la maggioranza.

Resta da valutare l’ipotesi che dalle urne esca un risultato chiaro, con una coalizione che ottenga la maggioranza. Da quel che si vede nei sondaggi l’unica teoricamente in grado di arrivare al 40%, e quindi prendere il premio di governabilità, sarebbe il centro-destra, diviso su tutto tranne che sulla voglia di andare al potere. Secondo i sondaggi è accreditato di un 35% ed in teoria, data la proverbiale capacità di rimonta di Berlusconi in campagna elettorale, l’impresa sarebbe possibile.

Per euro-establishment e mercati questo sarebbe lo scenario peggiore, poiché unirebbe la prodigalità di Berlusconi all’incapacità contabile ed all’aggressività anti-europea di Salvini e potrebbe creare buchi enormi nel già devastato bilancio pubblico, oltre a dare grossi grattacapi sulla gestione europea dei migranti.

Se si realizzasse un governo di centro-destra l’Italia tornerebbe così nell’occhio del ciclone e verrebbe vista come elemento destabilizzante per l’intera Europa. Le prospettive diventerebbero estremamente fosche e gli investitori stranieri scapperebbero, come all’epoca delle cene eleganti di Berlusconi.

E’ sul centro-destra che si gioca la partita geopolitica. La Russia di Putin farà di tutto perché vinca, l’oligarchia europea farà il possibile perché perda. Le presunte (al momento sono smentite dalla procura di Milano, ma confermate dal giornale che ha fatto lo scoop) nuove indagini sulla vendita del Milan fatta da Berlusconi a prezzo maggiorato per riciclare denaro sporco, sembrano una mossa ad orologeria elettorale anti-Berlusca. Intendiamoci. Tutti hanno storto il naso quando è stata comunicata la cifra di cessione e pensato a qualche traffico illecito. Però per quale motivo si attende la partenza della campagna elettorale per far partire l’inchiesta?

Concludendo. Lo spread ora è tornato tranquillo perché le risse interne alla Lega, le divergenze sui programma della coalizione e gli scoop anti-Berlusconi vengono interpretati come un ostacolo all’avanzata elettorale del Centro-Destra ed aumentano le probabilità di stallo elettorale. Ma le cose possono cambiare. Perciò in questi due mesi sarà interessante confrontare sondaggi elettorali del centro-destra e spread. Credo che andranno di pari passo.

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